venerdì 23 gennaio 2026

Wrapping Hearts

 Boo! Questo è un post che raccoglie vari pensieri e momenti della seconda metà dell'anno 2024, e di tutto il 2025. È il frutto di un anno molto caotico, in cui ho potuto solamente annotare degli spunti nelle note del mio telefono, senza poter mai sviluppare post tematici.

Ciascun paragrafo ha un titolo per aiutare chi legge a scegliere cosa gli interessa di più, ma gli argomenti sono vari e scollegati tra loro. Inserisco alcune foto coord. Buona lettura~

Un bel servizio da té

Sono anni che prendo il caffé nelle tazze grandi da colazione, perché possedere un servizio meno bello di quelli antichi, decorati a mano e in porcellana è per me inconcepibile. Non potendomelo permettere, è meglio non possederne alcuno e bere il mio espresso da grottesche tazze da caffelatte comicamente grandi.

A volte rifletto su come io sia fissata con il circondarmi di begli oggetti, begli abiti, belle cose che abbiano un alto valore estetico, ma anche sentimentale. È la mia modalità di vita, e come tutto ha i suoi vantaggi e le sue criticità. Di recente pensavo a come io la applichi anche al lolita, ma in quel frangente abbia solo pregi.
Mi permette di avere un’esperienza elevata e profonda della moda, per cui vestirla diventa un’attività a tutto tondo, fatta di ricerca, preparazione, accumulo (e quasi studio) di elementi che mi ispirano che culminano nell’atto di indossarla, restituendomi enorme soddisfazione. Se venisse a mancare tutta l’infrastruttura emotiva dietro, la moda per me diventerebbe marginale come un trend, poco più di una fissa passeggera.
Al di fuori dell’hobby, però, questo livello di ossessività per l’estetica mi porta spesso alla paralisi, o a vivere in maniera sacrificata. Accettare i compromessi sarebbe la chiave di volta per permettermi di prendere il caffè in un servizio di tazze modesto, ma funzionale.


headdress: Misere clothing
JSK e camicia: taobao usati
calze e collana: Metamorphose temps de fille
borsa: l'Est Rose

 

 

Lolieconomy // consum-ita

Sui social media, vedo circolare tanti contenuti sulla cultura del consumismo legata alla moda. È incoraggiante vedere che sempre più persone sono critiche dei meccanismi del consumismo moderno, perché impatta direttamente il modo in cui si vive questo hobby, come si spendono i propri soldi e quanto ci si diverte nella pratica. Assieme a essi, però, circolano parecchi video direttamente in contraddizione con questi ragionamenti, video di unboxing, hauls e sponsorizzazioni, in cui si mostrano decine e decine di abiti alla volta. Vorrei partire dalla base del concetto, per poi arrivare all'aspetto pragmatico del perché queste critiche devono portare a comportamenti diversi da quelli mostrati.

Desiderare è una forma di autoaffermazione. Non desiderare è impossibile, corrisponde all'annientamento di se stessi; essere vivi è fondamentalmente un ciclo di costante desiderio, che viene soddisfatto e rigenerato sempre. Per questo, è molto difficile sussistere senza desiderare qualcosa o qualcuno. Il capitalismo identifica questo aspetto della vita e, appunto, ci capitalizza sopra.

Desiderare oggetti porta a possesso e a doversene prendere cura. Se manca la seconda parte, l’esistenza diventa consumismo puro. Possedere è una condizione a lungo termine, una responsabilità, comporta cura e fatica ≠ consumare, che è un’azione. Il consumo non soddisfa mai il desiderio, non dà mai vita a niente. Il ciclo non si completa, il cerchio non si chiude.
Capita spesso di provare un senso di irrequietudine, di desiderio per qualcosa che non si riesce nemmeno a identificare. Il capitalismo si insinua in quello spazio liminale e suggerisce un prodotto, qualcosa che possa placare quella voglia, riempire quel vuoto.
L'immagine più calzante per questo fenomeno è una persona che scrolla un social media al buio, la notte, nel proprio letto, e prova una sensazione sgradevole che non sa spiegare. Sullo schermo dello smartphone compare una pubblicità nascosta, targhetizzata, perfettamente disegnata sui bisogni di questo individuo. Lui percepiesce familiarità, consolazione. Forse acquistare quel prodotto è la risposta. Click, compra, rilascio. Qualcosa si scarica, la tensione si allenta.

Crescendo, bisogna imparare a riconoscere l'origine dei propri desideri. A volte si ha davvero bisogno di un oggetto, ma più spesso si ha bisogno di una sensazione, di un'attività, di un evento, di qualcosa di strutturato. L'atto di desiderare non si placa solo col consumo, ma anche col produrre qualcosa: arte, musica, filosofia, lettura, rapporti umani, cura del proprio spazio o di sé o di qualcuno di caro, contatti, lavoro, ideazione, politica, attivismo, volontariato.

Torniamo all'hobby lolita.
Costruire il proprio guardaroba è imprescindibile, acquistare è un'attività routinaria dell'hobby.
Il consumismo si insinua nelle maglie di questi gesti ripetitivi e propone alternative molto seducenti. Dice, non comprare un abito costoso; comprane cinque economici. Dice, non comprare qualcosa di lontano, faticoso da ottenere; compra qualcosa di vicino dalla mia piattaforma user-friendly e ubiqua. Dice, perché avere un paio di scarpe che utilizzi anche in moda casual, quando ne puoi avere sei, uno per ciascuno stile e ciascun tema del tuo guardaroba.
Poi, ti convince a pubblicizzare gratuitamente l'abbondanza di prodotti che ti ha concesso, incentivandoti a produrre contenuti, a mostrare quanto si vive meglio ad avere di più.
Sto pontificando? Forse, ma non sto inventando.

Tanta di questa merce è ciarpame generico, senza nome, poco diverso dalla contro parte fast-fashion che tutti si sbracciano a criticare. Ciarpame che si ordina da piattaforme simili ad Amazon, una uguale all'altra. Ciarpame del quale non si conosce l'origine, non si sa molto di esso, oltre al fatto che è economico e immediatamente disponibile.

La moda è frequentata da elitisti che si divertono a sminuire gli altri per elevare se stessi. In questo caso, non c'è elitismo, solo una critica alla riproduzione dei medesimi meccanismi che si individuano nella moda convenzionale.
Voglio allontanare le persone che giudicano gli altri sulla base della dimensione dei loro guardaroba. Rispondiamo ai nostri bisogni con qualcosa che abbia una forma diversa dal pulsante "buy now".
Se non ci porta alla bancarotta, non c'è niente di male a concedersi l'acquisto di qualcosa che si desidera da tanto tempo. Invece, c'è un sacco di male nell'acquistare ciclicamente, compulsivamente, una caterva verghiana di robaccia a basso prezzo.

Meetié che non fu

Mamma mia, quanto ci sono stata sotto. Il giorno dell'evento, all'ora del meet, mi sono fatta un pianto-con-pozza-di-moccolo-faccia-a-terra, mugugnando "perché?".
Mi ci sono voluti 3-4 giorni per riprendermi, ma sono finalmente pronta a parlare della vision dietro a quello che sarebbe stato il mio coord per il meet del 6 ottobre, anniversario di Moi Même Moitié.

Essendo l'old school gothic lo stile al quale mi ispiro principalmente, per quell'occasione volevo esplorare l'altra metà della luna gotica: il new gothic, quello più accessoriato e moderno, direttamente in contatto con le radici visual kei della moda e le sue influenze teatrali. Per capirci, quella a sinistra sarebbe la tipologia di gothic al quale sono abituata, che cerco di riprodurre nei miei coord ordinari, mentre quella a destra è l'ispirazione dietro a questo coord.

 


Mi sono ispirata al modo in cui si vestono i Moi Dix Mois e al makeup sopra le righe dei veri goth. Per un secondo, avevo considerato un look shironuri (con faccia bianca) molto esagerato, ma quando si è trattato di riprodurlo per stare in casa non ce l'ho fatta. Il trucco blu avrebbe dovuto risaltare su una carnagione biancastra, comunque.

Sono soddisfatta del risultato finale, anche se i capelli sono un grande assente, essenziale in qualsiasi look gothic moderno. Avrei voluto averli lunghi, per poter almeno giocare col volume e le textures ç_ç

 
 velo: metamorphose temps de fille
camicia e collana: Sheglit
corsetto e scarpe: Atelier Pierrot
abito, calze e borsa: Moi Même Moitié

Onde

Sto rileggendo le fiabe dei fratelli Grimm al mio BB, e mi sono soffermata su quella del Pesciolino Magico. Un pescatore poverissimo risparmia la vita a un pesciolino magico, ma sua moglie lo costringe a chiedere in cambio la realizzazione di una serie di desideri progressivamente più strabilianti. La morale è che la vera felicità va ricercata in se stessi, e non nei beni materiali o nell’accumulo di potere.
La moglie del pescatore passa sempre meno tempo a godersi il suo desiderio realizzato, e corre sempre più in fretta verso la realizzazione del prossimo. Mi ha fatto pensare (indovinate) all’hobby lolita.
È abbastanza normale scalare la catena alimentare del burando, arrivando gradualmente a potersi permettere Lammerda Che Tutti Vogliono©. Però, se l’obiettivo è lo status e non l’abito fine a se stesso, si finisce a rincorrere una soddisfazione che non arriva mai.
Essere perennemente sull’onda del desiderio è faticoso; non è piacevole desiderare qualcosa costantemente. È bello che il desiderio sia un evento passeggero, non la costante della propria vita.
Essere vivi significa desiderare, desiderare fa sentire vivi. Il desiderio deve necessariamente declinarsi in più forme per poter essere sostenibile. Esigere, pretendere nuove forme di soddisfazione per desideri già realizzati è logorante.
In parole povere: Lace Market una volta al mese > bene. Closetchild sotto forma di sveglia giornaliera all’orario del drop > male.


fate mai collage per visualizzare i vostri futuri coord? È molto carino, lo consiglio

Comfort

Sono nella mia comfort era, nella mia mi-deve-vestire-bene era, nella mia se-non-mi-ci-sento-super-cool-dentro-non-ne-vale-la-pena era.
Sono contenta di essere arrivata a questo livello del gioco del lolita. Ho visto abbastanza, vestito abbastanza abiti da sapere cosa mi sta bene, cosa ha senso comprare per la mia fisicità e cosa no. Vorrei condividere qualche realizzazione su abiti, vestibilità e acquisti:
1️⃣ Il manichino che usano i negozi giapponesi e cinesi è taglia XXS (76cm di petto x 58cm di vita x 78cm di fianchi), quindi se un abito che sto considerando calza appena appena sul manichino, figuriamoci come starà sulla tridimensionale me. Inoltre, non comprerei mai un abito taglia XXS nella vita reale. Leggendo taglia 38IT sul cartellino, andrei in cassa? Che diamine mi aspetto succeda quando mi arriverà?? Basta abiti che sono impossibili da indossare, non posso modificarli tutti.
2️⃣ I tagli a impero mi stanno meglio quando nella parte del busto non c’è troppo movimento. Babydoll JSK è al limite, perché ha nastro di corsettatura e pizzi, ma ci sono altri abiti a impero che sul seno hanno duemila dettagli. Quelli mi stanno malissimo, sono pensati per persone con petto molto più piccolo. Più rouges, pizzi, intarsi e dettagli ci sono sulle bazongas, meno mi starà bene.
3️⃣ Parlando di petto, adoro molti degli abiti su manichino perché non vedo un seno pronunciato, che modificherebbe il bilanciamento della silhouette. I manichini non hanno le zinnone bombolone bouncy-boing, sono piatti. Nemmeno io ho chissà quali zinne, ma sicuramente ne ho più del manichino. Per questo, devo sempre immaginare qualcosa in più sul petto, e chiedermi se l'abito mi donerebbe anche con quella forma. Se la silhouette è così sfinata da esigere un petto assente, non fa per me.
4️⃣ A volte un abito qualsiasi che veste bene e si adatta al mio corpo fa più scena di un dream dress rarissimo che su di me sembra una tuta da metalmeccanico.
5️⃣ Lo styling è l'aspetto chiave di alcuni sottostili, non l'abito o il coord. Per esempio, l'EGA è prevalentemente gonne lughe e giacche di varia forma, ma senza make-up e capelli a tema rischia di somigliare al gotico vittoriano o al crossdressing androgino. Lo sweet è stampe zuccherose e colori pastello, ma senza accessori a tema rischia di scadere. Chiaramente si può essere EGA con una gonna e una camicia, si può essere sweet con un JSK rosa e bona. Esistono alcune persone in grado di incarnare un determinato sottostile per pura sovrapposizione estetica, perché hanno i tratti somatici adatti a esso. Però, la stragrande maggioranza delle persone deve ricorrere ad accessori e dettagli per incarnare veramente uno stile. Makeup, capelli, gioielli, accessori, anche pose o stili di editing delle foto. Lo styling è importante.


vorrei portare questo coord a qualche evento presto.
headdress: fatto a mano
camicia: BTSSB
abito: Victorian Maiden
calze: Moi Même Moitié

L'effetto Birkin

Parliamo di moda regolare da donna. Da un paio d’anni vedo che una gran parte delle borse di pelle ha design simili se non uguali alla Birkin di Hermès. Da quelle scarsone in plastica della fast-fashion, a quelle in pelle di pelletterie toscane, è pieno di borse che fanno esitare per un paio di secondi, chiedendosi se sia una delle costosissime Birkin o no. C’è sempre mercato per le riproduzioni e i falsi, a tutti i livelli del lusso e in tutte le categorie di consumo.
Io non so che problemi ho, ma non riesco a farmi piacere le imitazioni: mi sento ancora più poraccia e identificabile come tale. Se una borsa ha anche solo un dettaglio che la confonde con una Birkin, non riesco a comprarla.
E a questo punto mi viene da tirare un parallelismo con le repliche e le imitazioni nel lolita. (*repliche = copie identiche ; le imitazioni sono, invece, design estremamente simili che differiscono per qualche dettaglio)
Non :)
No.
Non è fidelizzazione ai brand, non è sottonaggio. I brand non mi hanno mai fatto bonifici, ne hanno solo ricevuti da me. Numeri rossi col meno davanti baby.
L'abito che somiglia tantissimo a [redacted] ma è fatto in uno scentinato e ha l'etichetta diversa e costa solo (solo!) ottanta euro non lo voglio. Mi fa slime challenge  (ノ*°▽°*)
Non riesco proprio a comprendere come si possa spendere così tanto (ottanta euro sono ottanta euro guys), per un'imitazione o una replica. Nel mondo dei soldi, se si ha quella cifra da spendere in beni di piacere, significa che aspettando un tot di mesi si potrebbe arrivare ad avere la somma per l'abito originale, nuovo con cartellino. Se anche si trattasse di un pischellino che li ha ricevuti in busta dalla nonnina a Natale, è altamente probabile che la nonnina faccia un'altra busta analoga al compleanno, a Pasqua, o a caso perché ha l'Alzheimer. Ecco, io aspetterei la seconda busta e mi prenderei l'originale. Cavoli, non è nemmeno una cosa che devo ipotizzare: 15 anni in this bih e ho sempre fatto così. Non avevo il burando quando mi ridevano dietro ai meet del 2012, ma dieci anni dopo mi sono tolta tutti i sassolini dalle RHS, col guardaroba che ho ora.

Racks on racks on racks 

So come ci si sente ad andare al meet indossando solo offbrand. So come ci si sente a entrare nella sala da té con una camicia H&M, una gonna vintage anni '50 che-non-è-lolita-ma-guarda-con-la-petti-non-lo-diresti! So anche come ci si sente a non andare a un meet, perché ci si vergogna di non avere nemmeno un paio di calze veramente lolita.
Ai miei tempi, nella mia vecchia community del GLZ forum, non andavano tanto di moda i meet a tema. Tuttavia, ogni volta che ne viene proposto uno nella community in cui sono ora, mi chiedo sempre come si sentirebbe Francesca diciottenne, povera in canna, coi suoi 6 pezzi nel guardaroba, dei quali solo 3 veramente lolita. [un giorno scriverò il post "coordinando il mio primo guardaroba lolita", così potremo tutti farci una risata assieme]
Per tutte queste esperienze pregresse, mi impegno sempre a fare ad alta voce i miei complimenti ai newbie che, nonostante tutto, partecipano e ci provano fortissimo. Ho un enorme rispetto per chi porta cose fatte a mano (!!!) ai meet, cose trovate alle bancarelle, cose vintage passabili in lolita. Sono tutti modi validissimi di aggirare l'ostacolo inamovibile del non potersi permettere qualcosa in un determinato momento di vita.

Nel mondo moderno in cui tutto è accessibile e immediatamente disponibile, la negazione di poter possedere qualcosa sembra quasi un affronto. Fa arrabbiare. È il motivo per cui molto spesso, le persone più giovani nella moda gridano "gatekeeper!" a chi cerca di mostrare modi sostenibili di vestire lolita: pensano che ci sia sicuramente un complotto dietro al fatto che qualcuno veste lolita e qualcuno no. Ho già parlato di questa illusione, non voglio addentrarmi nel ginepraio adesso.

Spero soltanto che, tra le persone che conosco nella vita reale, qualcuno possa sentirsi capito da me. Spero che si possa comprendere quanto mi sento tutt'ora vicina a un neofita, considerando che ci ho messo la bellezza di una decade a raggiungere gli abiti che desideravo agli inizi.
Spero anche che chi riceve i miei complimenti sappia quanto sono seria nel farli, e quanto davvero chi partecipa coi propri mezzi sia la parte più intelligente, creativa e sveglia di questo hobby.


Hawase Doll puntato nel 2013 > ottenuto nuovo nel 2024

 


Bouquet Print Trumpet Sleeve Tiered OP, nel colore che volevo, dal release che volevo, desiderato nel 2012 e ottenuto nel 2023

  


Tartan Check Hem Scallop del 2003 (volevo quello del 2002 perché aveva un pattern diverso ma AMEN RAGA), desiderato nel 2011, ottenuto nel 2023
 

Massì, ma lo so, non tutti hanno intenzioni a lungo termine per questo hobby. È solo che--
È impossibile sapere cosa sarebbe successo in circostanze differenti, però posso fare un'ipotesi. Se, quando mi sono presa un pausa dal lolita nel 2014, avesso lasciato la moda senza effettivamente realizzare i sogni e gli obiettivi che mi ero preposta nel 2011 al mio ingresso, non credo mi sarebbero mancate le imitazioni che avevo scartato. Non credo mi sarei nemmeno divertita ugualmente, andando ai meet col mio Bobby the Stars Shine Broight. Sarebbe venuta a mancare tutta quell'impalcatura di lavoro, impegno, fatica, desiderio e rilascio che c'è dietro ai miei acquisti più sudati.

Ma che ne so io. Posso solo parlare della mia esperienza. Finirò a essere una di quelle vecchie decrepite che mastica via l'orecchio a dei poveri malcapitati ai meet lol.

Propositi 2024-25

Avete stilato i vostri loliobiettivi per il 2026? Spero di sì, è un'attività molto carina per darsi dei limiti e dei compiti da svolgere.
Riguardando ai miei obiettivi del 2024-25 (che ho combinato per necessità di vita), sono felice di poter dire di averne spuntati parecchi:

🟩 acquistare soprattutto da indie brands
🟩 far modificare almeno uno dei miei dream dress
🟩 trovare almeno un dream dress
⬜️ sistemare gli abiti malmessi
⬜️ lavorare a [progetto segreto]

Il 2026 sarà all'insegna degli obiettivi che mi mancano, assieme a una generale cura del mio guardaroba e alla pubblicazione dei miei video di tour in esso. 2026 スタート!!

____________________________

Spero che abbiate trovato qualcosa di valore qui dentro.
Alla prossima!
basciuz 

venerdì 27 giugno 2025

Tartan Scallop Hem JSK

 È passato un po' tanto tempo dall'ultima volta.... di nuovo ( ̄▽ ̄*)ゞ

Tempo fa, sono riuscita a mettere le mani sulla versione originale di Tartan Check Hem Scallop JSK del 2003, di Baby the Stars Shine Bright. Nei mesi seguenti, ho anche ricevuto la versione più recente, del 2024, che avevo ordinato in pre-order dal negozio di Shinjuku. Come al solito, trovo holy grails solo quando mi sono già arrangiata per rimpiazzarli (+_+)

Però, in questo esubero di Tartan Scallop Hem, mi trovo nella posizione ultra privilegiata di avere entrambe le versioni e posso quindi fare un paragone, assieme a una riflessione sul recente boom dell'old school.
👐スタート!👐

Playlist:
⏯ Desire - 逹瑯
⏯ ロビンソン - Spitz
⏯ Too many friends - Placebo

2003 vs 2024

1. Materiali

1.1 Misto poliestere?!?

Uno dei preconcetti che mi fa sorridere della mania moderna per l'old school è l'ossessione per il cotone, come se fosse sinonimo di qualità superiore. Moltissime persone, infatti, pensano che il cotone sia l'unico materiale utilizzato negli abiti old school.
In realtà, potrebbe sorprendervi sapere che moltissimi marchi giapponesi, in primis il celeberrimo Moitié, hanno utilizzato tessuti misti e sintetici fin dai primi anni. Baby ha prodotto il primo Tartan Check Hem Scallop JSK nel 2002 ed era in tessuto misto, interamente sintetico (65% poliestere, 35% rayon). La produzione è rimasta tale finché, di recente, non si è iniziato a produrre un JSK in misto cotone con prevalenza del poliestere.
Fatta questa premessa, quello del 2003 è completamente sintetico, mentre quello del 2024 è in misto sintetico con una piccola parte in cotone. Questo elemento salta all'occhio quando si prende in mano l'abito: quello del 2003 è estremamente leggero e inconsistente*, mentre quello del 2024 ha il suo peso ed è molto più morbido. (*al netto dell'invecchiamento e del fatto che il tessuto dell'abito più vecchio è liso, questa impressione la si ha con tutti gli abiti sintetici, paragonati ai loro analoghi in fibre naturali)

Il pattern del tartan è diverso, ovviamente, e quello più vecchio mostra un palese ingiallimento.

  

L'abito del 2003 non ha fodera, mentre quello del 2024 ne ha una in poliestere. Questo elemento rende entrambi gli abiti dei pessimi candidati per il lolita estivo senza camicia, dal momento che uno mostrerebbe le pezze di sudore, e l'altro sarebbe uno scafandro da sauna. Tuttavia, l'interno dell'abito moderno è molto piacevole al tatto e addosso.

1.2 Pizzi

Tartan Check Hem Scallop, che poi è stato chiamato Scalloped Tartan Check JSK, ha vissuto molti cambi di pizzo durante i suoi 23 anni di tiratura. I pizzi di ciascun release sono l'elemento principale che aiuta i collezionisti a districarsi tra le varie iterazioni.
Il primissimo release del 2002 aveva il pizzo passanastro sulla gonna, mentre quello del 2003 ha quello iconico a griglia, presente anche sull'orlo di Hawase Doll OP.

 

Anche i pizzi verticali, quelli usati per le tasche e il petto sono diversi tra le due versioni. Di nuovo, quelli dell'abito vecchio sono ingialliti. Con il JSK del 2024 si riceve un abito nuovo, i cui pizzi sono immacolati, mentre con quello vecchio di 22 anni si deve fare un lavoro di restauro con esito incerto.

2. Design

La differenza più lampante sta nella silhouette dei due abiti a confronto. Tartan Check del 2003 è più corto, più piccolo e ha una circonferenza gonna inferiore rispetto a Scalloped Tartan del 2024.

2.1 Silhouette

Tartan Check è pensato per avere una gonna appena svasata, ad A molto stretta, perché nel 2003 la moda lolita non prevedeva la silhouette a palloncino che adesso vediamo ovunque. Scalloped Tartan ha una gonna leggermente più lunga e un giro gonna più ampio, pensato per accogliere una petti di medio-alto volume e creare una silhouette molto svasata.

2.2 Taglia 

Nei primi anni 2000 la moda era una nicchia alternativa che serviva prevalentemente pubblico giapponese, per questo la sua taglia effettiva è una S o XS (stringendo la corsettatura sul davanti e gli waist ties). Non ha shirring, ha solo una zip sulla schiena. Il giropetto massimo è 90cm, quello della vita misura 75cm.
Scalloped Tartan, invece, ha shirring parziale sulla schiena, arrivando a vestire comodamente 100cm di petto e 85cm di vita.

 

Un altro dettaglio di design è la forma arrotondata del bustino del JSK del 2003, che è stata gradualmente scartata a favore dello scollo quadrato standard davanti e dietro.


3. Vestibilità

Chiaramente, la calzata su di me è soggettiva, ma l'abito è abbastanza famoso da poter facilmente confrontare il risultato indossato su varie persone con corpi diversi dal mio. Sono alta 173cm, per riferimento.

Scalloped Tartan Check JSK (2024)

Purtroppo, avendo un guardaroba molto vecchio, ho solo una petti a basso volume da mostrare assieme all'abito moderno. Infatti, potete vedere come la gonna si ripiega e il bordo scalloped (?smerlato?) non viene valorizzato. Con la giusta petti, leggermente più gonfia della mia, si ottiene un bell'effetto pieno, in cui la svasatura dell'abito risalta ancora di più.

La mia petti da 40cm è troppo lunga per la gonna, l'ho dovuta arrotolare perché non spuppasse da sotto.

4. Conclusioni

La mia anima da archivista e collezionista della moda mi fa prediligere l'abito del 2003, pur avendo una vestibilità sacrificata per gli standard attuali del lolita. Per questo mi sono dannata per acquistarlo sovrapprezzato, liso e ingiallito.
È proprio in queste circostanze critiche che ho maturato una riflessione sulla recente ossessione per l'old school. Sempre più persone fanno follie per avere abiti molto vecchi, molto rovinati, molto scadenti, solo per poter partecipare al fenomeno collettivo del boom, sentirsi più inseriti nelle proprie comunità, essere cool.
Ho l'impressione che molti trascurino che è lo spirito da collezionista che permette di apprezzare questi pezzi. Perché, se li si valuta sul piano della performance, della vestibilità e della longevità dal momento dell'acquisto, si può restare molto delusi.
Sono rimasta sorpresa anche io nel constatare che è l'abito del 2024 ad essere più inclusivo, di materiale migliore e costruito meglio. Persino io, che sono persa nella mia camera dell'eco, riconosco che l'abito moderno vince a mani basse su quasi tutti i fronti, mentre quello vecchio rappresenta una versione del lolita che, per quanto nostalgica ed emblematica, era carente e primitiva.

Spero che questo post possa aprire la strada a discussioni sul collezionismo, sui trend all'interno della nostra moda e su quale RAL serve avere per permettersi un Bouquet Print macchiato del 2002.

Bashiuz xx

domenica 21 luglio 2024

Miscellaneo // sono tornata!

 Sono tornata! Ho passato un periodo lungo mesi a ricrearmi unicamente su Instagram, che è il posto perggiore dove coltivare il proprio hobby. Tenere aggiornato il blog è sempre stata la mia alternativa sana a una presenza eccessiva sui social e dopo un po' di tempo, ne sento la mancanza.
Ho dato un taglio troppo informativo a questa pagina: ho cercato di impostarlo come se fosse un sito tematico, di scrivere articoli didattici o documentali. Questo mi ha allontanata ulteriormente da esso, perché mi sembrava opprimente la quantità di ricerca e formalità richieste per produrre un singolo articolo. Piuttosto che raccogliere elementi per qualcosa che non mi appagava nemmeno scrivere, era molto più invitante passare un'ora su un social a scorrere contenuti lolita.

Sento il bisogno di tornare a usare il blog in maniera più spontanea. Quindi, scriverò un paragrafo alla volta, tra una pausa e l'altra mentre attacco i bottoni a un abito che ho recentemente lavato.

playlist per la lettura
Plastic Tree - てふてふ
Deadman - follow the night light
Plastic Tree - 3月5日。
Sugizo, Kyo - 絶彩

Contenuti:

1. Lavare un vestito rognoso
2. Attività correlate al lolita
3. Focus: alcuni dei miei ultimi acquisti
4. Coord del Queen is Dead

Spero che qualcuno tra questi titoli possa intrattenervi, buona lettura~

1. Lavare un vestito rognoso

Sono riuscita a ottenere un pezzo d'archivio, un OP di Garaus dei primi anni '90. Garaus è il primo nome del marchio Shotgun Wedding, poi diventato Cornet; è uno degli incubatori embrionali della moda lolita, il suo brodo primordiale. Non essendoci archivi per quel periodo della moda, bisogna rifarsi a temi comuni e materiali: lo stesso pizzo è stato utilizzato dal marchio su un altro indumento nel 1994, da qui la datazione stimata.
Possedere un pezzo di Garaus era per me un obiettivo secondario, dato dalla volotà di costituire un micro archivio della moda, di decade in decade. Sono molto molto contenta di averlo potuto acquistare.

 

Purtroppo, l'abito è arrivato a me con molti danni, tutti dichiarati nell'annuncio di vendita, meno uno: la persistente, fortissima puzza di fumo. Metterlo in armadio era fuori discussione, così l'ho tenuto appeso per una settimana in balcone, prestando massima attenzione che non prendesse mai luce solare diretta. L'ho avvolto di bicarbonato, portato in tintoria dove è stato rifiutato perché "troppo rischioso da lavare", trattato come il cimelio d'epoca che è, scontrandomi con la dura realtà: niente mandava via la puzza. Era così puzzolente che persino tenerlo nello studio rendeva la stanza una fumeria.
La disperazione mista al terrore di danneggiarlo mi hanno buttata nel panico, dovevo uscirne. Mi sono informata in maniera monomaniaca per un'altra settimana e alla prima giornata plumbea disponibile, mi sono armata di pazienza per lavarlo.

Primo test: lavaggio del colleto. Ha retto benissimo.

Due catini pieni d'acqua, uno dei due con pochissimo sapone liquido disciolto dentro; guanti di gomma per non macchiarmi le mani con l'inevitabile scolata nera che avrebbe perso; bicarbonato per i pizzi; 5 fogli acchiappacolore da lasciare nei catini a ogni risciacquo.
Dopo un'ora, un lavaggio con sapone, tre risciacqui, molte docce verticali col soffione e varie strofinate di bicarbonato sui pizzi, Venere è emersa dai flutti sana e salva.

 

Come notate, ho tagliato via tutti e undici i bottoni prima di dare inizio a questa impresa: temevo che le perle sintetiche si sarebbero annerite. L'abito ha prodotto litri e litri di acqua nera puzzolente di fumo, ho dovuto lavare il bagno per potermici fare la doccia dopo.

È passato un giorno, l'abito è asciutto e posso dire che l'esperimento è riuscito: l'abito non si è ristretto, il pizzo è ancora bianco, il velluto è morbido e lucido, le macchie sono tutte andate via e l'abito finalmente ha un odore neutro💫

Resta solamente l'ingiallimento del pizzo sopra la spalla destra, ma onestamente non so se ripetere questo tiro di dadi. Ho sudato come un suino sia per lo sforzo fisico, che per la tensione di compromettere gravemente un pezzo unico e rarissimo, però 👍PROFIT👍

2. Attività correlate al lolita

In preparazione all'evento lolita a Manchester dello scorso giugno, ho scelto di avere un periodo di 6 mesi di no buy/astensione dagli acquisti. È stato bello riscoprire alcune delle attività correlate al lolita, che non comportano necessariamente l'atto di comprare qualcosa. L'hobby sarebbe piuttosto povero se si riducesse tutto a quello, no?

Ho letto molti blog e spulciato siti di persone della moda, tra i quali alcuni rimasti inattivi negli ultimi anni, per scoprire com'era la scena un po' di tempo fa. Eccone alcuni:

Ho seguito Moon Kana e il suo ritorno sulla scena musicale e lolita tramite twitter, leggendo i suoi nuovi testi e scrivendone alcune parti nel mio diario come la sfigata che sono.

Ho continuato il mio scrapbook, catalogando piano piano vari momenti che ho vissuto nella moda quest'anno. Comporre pagine senza controllo, senza aderire a nessuno standard o nessuna estetica è una delle attività più liberatorie che si possano fare. Poi, l'hobby fornisce tantissimi ricordi cartacei che è un peccato buttare. Anche se non ho la più vasta collezione di adesivi, è entusiasmante creare collage con i biglietti da visita, gli scontrini, le e-mail delle newsletter che ricevo o persino le foto stampate di me e i miei amici.

 

Ho letto o guardato le figure delle pubblicazioni lolita che accumulo nei mesi. Sapete che esistono molte zine indipendenti create da persone della comunità internazionale? Alcune sono semplicissime, come un foglio A4 scritto a mano, altre sono vere e proprie riviste. Oltre alle zine, ho recuperato alcuni cataloghi che avevo raccolto qua e là, come quello primavera-estate 2024 di AP preso a Parigi e un volume vecchio di Otome no Sewing.

3. Focus: alcuni dei miei ultimi acquisti

Nel 2024 sono riuscita a trovare pezzi bellissimi a prezzi onesti. Non economici, non affari della vita, ma onesti, cosa che nell'attuale mercato dell'usato vintage lolita è già un traguardo.

Innocent World, Classical Angels JSK


Innocent World, Velveteen Rose Crown skirt


 


 

Pre-no buy: la parola d'ordine è stata Innocent World. Ho potuto aggiungere due dei pezzi più ricercati della mia wishlist, trovati nelle mie ore spese a spulciare. Le calze che indosso nel coord con Velveteen Rose Crown skirt sono dello stesso anno della gonna e ne condividono il tema delle corone. Pura poesia per me.

Dopo Manchester mi sono trovata di fronte all'unico Tartan Scallop Hem JSK che avrei mai voluto comprare, nel mio colore preferito, dell'unico anno in cui Baby ha usato un pattern di tartan con quadri grossi. Cosa potevo fare se non 💰💸💸

5. Coord del Queen is Dead

Per mille ragioni di cui non parlo, non avevo cazzi di creare coord astronomici iper accessoriati. Ho partecipato all'evento per le persone presenti e per i brand disponibili, per questo il mio approccio rispetto al coord è stato molto pragmatico, volto a lasciarmi quanto più spazio disponibile in valigia.

Però, ho scelto un signor abito, uno che davvero rappresentasse l'old school per me, coordinandolo come avrebbe fatto una persona di vent'anni fa. Intruso: il KumaKumya ultramoderno e trendy.






Prima di Shirring Princess JSK, prima di qualsiasi abito floreale, nel 2001 Baby ha creato lui: Fleur Rose JSK. Stampa floreale, tessuto jacquard (broccato?), full shirring con pannello fisso e corsettatura decorativa sulla schiena, balza a fondo gonna e stringhe di pizzo libero sulle spalline.
Volevo incarnare la semplicità apparente dell'old school, associata a un intrico di dettagli e tessuti di qualità. Sono molto contenta del risultato.

Spero che ci fosse qualcosa di vostro interesse in questa carrellata.
Tornerò a postare più spesso, per non lasciare i miei ricordi all'oblio delle stories.

In campana 💨
besitos xx

venerdì 12 aprile 2024

Viaggiare in lolita, Dir en Grey a Parigi

 Mi sono sempre chiesta come le persone riuscissero a viaggiare trasportando uno o più coord lolita. Ho visto post di persone avvolte in pizzi dalla testa ai piedi, nelle foto di rito da turista in Italia: mentre fingono di sorreggere la Torre di Pisa con la petti, o mangiano la pizza con le mani senza sbrodolarsi sul JSK, o posano coi centurioni fuori dal Colosseo facendo sfigurare i loro costumi da Aliexpress. Prima o poi, mi sono detta, anche io proverò questa esperienza.

Vi racconto del mio viaggio breve in lolita. L'occasione era la più figa che si potesse trovare: il concerto dei Dir en Grey a Parigi.


 

Le circostanze

Ho prenotato i miei quattro giorni a Parigi, risparmiando il più possibile sul volo. Questo ha significato pagare un solo bagaglio a mano per me e il mio tipo, oltre alle due borse permesse per prassi dalla compagnia aerea. Dimensioni del bagaglio a mano condiviso: 45x35x25. Sapendo quanto il mio tipo avrebbe avuto bisogno di spazio in quel bagaglio, lo spazio a mia disposizione era poco più di quello del mio zaino da viaggio.

Volevo indossare J-fashion per il concerto, ma ero conscia del contesto in cui si sarebbe svolto. Oltre al caldo e alla calca, trattandosi di musica metal, avevo messo in conto anche un ipotetico pogo. Tutto questo, mi ha portato a scegliere due coord molto minimalisti per le due sere del concerto, e concentrare tutta la potenza lolita in un coord da giorno che avrei indossato per girare in città.

Il ragionamento

Quattro giorni, tre coord, due concerti, una sola grande sfida: trovare dei compromessi che mi permettessero di affrontare in lolita situazioni molto diverse tra loro.
Ho scartato subito l'approccio che ho visto spesso in altri tutorial, ovvero quello di programmare un coord per giorno. Quella è una strategia vincente se si viaggia per partecipare a un evento lolita. In quel caso, si sa che l'evento sarà al chiuso, che la temperatura sarà ambiente e che l'attività principale sarà passeggiare.
In questo caso, però, non avevo lo spazio per 3 veri e propri coord, oltre alla biancheria e agli accessori da bagno. In più, avrei avuto opzioni troppo limitate vincolandomi a un coord per giornata. A Parigi fa sempre più freddo che in Italia. Poi, prevedevo un caldo asfissiante all'interno della sala del concerto, con un'alta concentrazione di fluidi corporei estranei. Ho deciso di conciliare le due cose puntando sulla versatilità di ciascun indumento.

Ogni camicia si sarebbe dovuta abbinare a due abiti, ogni gonna a due diverse calze, ogni abito a due diversi colori base. In questa maniera, avrei potuto coprire diverse temperature, giocando sugli strati e sulle combinazioni più adatte per quel momento.
Ho isolato le mie basi più versatili, che avrei immaginato bene al concerto: top comodi, pratici per ballare, nei quali non mi sarebbe dispiaciuto sudare. La maggior parte di essi non sono prettamente lolita, perché possiedo soprattutto camicie molto elaborate che non si prestavano a questa impresa.


Ho scelto la camicia di Angelic Pretty come capo più vistoso e jolly da giorno: le maniche staccabili (non in foto) mi avrebbero permesso di adattarmi a un eventuale caldo improvviso. Ho scartato il cutsew color crema e mi sono concentrata su due colori base: bianco e nero. Semplice.

Poi, sono passata agli abiti. Come dicevo, immaginavo il concerto come una bolgia. Estremizzavo ogni pronostico per evitarmi la spiacevolissima situazione di sentirmi troppo ingessata per divertirmi. Volevo entrare nella sala pensando solo a quel tappetto di Kyo, senza preoccuparmi di chi avrebbe tirato il mio pizzo o smoccolato sulla mia gonna.
Per questo, mi sono fatta due domande: "quali sono gli abiti che non mi dispiacerebbe sporcare intenzionalmente?" E da qui: "quali sono gli abiti che posso lavare più facilmente, una volta tornata?"

Ho subito pensato al mio JSK sconosciuto di Metamorphose del 2002: liscio, tinta unita bordeaux, con un nastro e cinture in vita staccabili. Poi, l'indumento che meglio risponde alla prima domanda sulle macchie intenzionali è la mia gonna di Innocent World del 2003: ne ha viste più lei di un soldato in trincea, è nata per questo. Entrambi si abbinano bene con bianco e nero, entrambi si sarebbero abbinati coi top che avevo preparato.
Ho aggiunto un paio di calze che funzionasse con tutte le combinazioni e varie collant, che sono la più grande risorsa di una lolita con problemi di spazio.
Poi, ho aggiunto opzioni sulla stessa linea di questi principi, che mi permettessero di rimescolare le carte e mantenere flessibilità. Ho scelto un'altra gonna di Jane Marple e un body con maglia retata trasparente, per dare al gothic le sue rose in questa magica occasione.
Ho completato tirando dentro gli accessori per capelli più sensati per i colori che mi sono trovata a gestire, assieme a un bustier di Violet Fane che onestamente non guasta mai.
Il totale delle mie scelte è stato questo:

concerto #1

giornata a passeggio

concerto #2
 

A monte di tutto, ho scelto un (1) paio di scarpe che si abbinasse a tutto, che mi permettesse di essere tranquilla in prospettiva di chilometri a passeggio e che fosse in grado di affrontare due concerti, ovvero i miei stivali Doctor Martens vecchi di 15 anni. Con essi si abbina bene il chiodo di pelle, così ho portato anche quello. Sono partita con un cappotto di lana di Sheglit, per coprire l'eventualità di un'uscita nel freddo notturno. Ho buttato in valigia qualche top extra e un po' di calze parigine casual in vari colori, perché sì, ed ero pronta a partire (o(*°▽°*)o)

Parigi

Chiaramente, il primo giorno mi ha fatto flippare, perché faceva un caldo bestiale. Ma, cosa sono io se non preparata? <( ̄︶ ̄)>
Ho messo il mio toppino dolcevita a maniche corte con la gonna di JM e una collant velata.
Il secondo giorno ho lavato il toppino per il concerto numero due, lasciandolo ad asciugare in hotel, e ho indossato la gonna di IW in modo casual, con un maglione bianco e due fiocchi in testa. Non ho fatto foto, ma ho rimediato la sera, perché c'era il primo concerto!


Ho lasciato a casa l'headdress nel panico dell'ultimo minuto, perché temevo che mi sarebbe volato via dalla testa. Ero anche troppo emozionata per preoccuparmi di qualsiasi cosa che non fosse portare il mio culone sudaticcio quanto più vicino possibile ai Diru.

Il primo concerto è stato incredibile, emozioante, commovente. Quando ho sentito le prime note di Higeki wa Mabuta wo Oroshita Yasashiki Utsu sono crollata nel pianto più scomposto del mondo.

Unica foto che sono riuscita a fare mentre frignavo

È la mia canzone preferita in assoluto dall'album Withering to Death, l'ho ascoltata fino a consumare il CD. L'emozione estrema di vedere una delle band più importanti per la mia formazione musicale ha sovrastato quella di incontrare le altre lolita francesi, sia in fila che dentro il Bataclan.
Piccola parentesi sulla community francese. Mesi fa, quando sono stati venduti i biglietti, sono stata aggiunta a una chat di gruppo di tutte le persone della community che sarebbero andare ai concerti. Ho apprezzato tantissimo questo gesto: anche se la chat era in francese, ho potuto tenermi aggiornata sugli alloggi, sul tempo e sui movimenti di ciascuno. Mi sono sentita inclusa (个_个) e per questo devo ringraziare Misaki [non so se voglia che la chiami per nome di battesimo]. Grazie a questo aggancio, ho saputo che c'erano dei temi per le serate: tartan o rosso per la prima, e nero o latex per la seconda. Non ho potuto rispettare i temi, sia per le mie esigenze di spazio, che per la carenza di latex nel mio guardaroba 💧 Però, ho adorato partecipare alla conversazione e mi sono caricata grazie a tutti i partecipanti. Quindi, una volta lì, avevo una lunga lista di persone da trovare!
Ho salutato Misaki, Nina, Yumi e la dolcissima Yuna, che mi ha riconosciuta dalla foto profilo di Instagram. Spero di essere stata minimamente composta con loro, perché la mia testa e il mio cuore stavano esplodendo per Kyo, Shinya, Kaoru, Toshiya e Die.

Merciless Cult!
 

Sono stata piacevolmente sorpresa nel vedere che tante persone hanno optato per i posti a sedere in piccionaia. Buon per loro, ma io volevo rimanere in platea a rotolarmi per terra in preda alle convulsioni. Questo ha reso la sala un po' più vuota e più fresca di quanto avessi pronosticato.

Ho fatto pochissime altre foto, ma ecco una carrellata: la visita da Vivienne Westwood e la corsa da Angelic Pretty Paris dell'ultimo minuto.


Alla fine del secondo concerto, Toshiya, Kaoru e Die hanno tirato i loro mille plettri. Uno è volato proprio verso di me, cadendo a terra fra la folla. Tutte le persone della mia area hanno tirato fuori le torce dei telefoni per cercarlo. Io l'avevo visto a terra nel buio, ma sapendo che avrei fatto un torto agli altri che lo stavano cercando, mi sono trattenuta. Ho resistito. Ho aspettato, complottando per quei 30 secondi, aspettando che smettessero di cercarlo ┬┴┬┴┤( ͡° ͜ʖ├┬┴┬┴
Non appena hanno spento le torce e gettato la spugna, ho preso il mio piedone e ho *STOMP* pestato il plettro prima che chiunque potesse ripensarci ed era miooo muahahahah 😈

Un piccolo dettaglio che ho tralasciato è il fatto che prima di partire ho avuto una brutta influenza con febbre alta, per cui tutti e tre i giorni sono stata distrutta. Avrei voluto avere più tempo per uscire con le altre della comunità francese! Mi sono persa una visita al cimitero dove è sepolto Jim Morrison, sigh

Ecco un piccolo haul dei miei acquisti:

 
Started from the bottom* now we here**

(*) adolescente senza reddito
(**) adulta con un stipendio

Chissà quando uscirò da questa fase di compensazione in cui devo spuntare tutto quello che volevo a 18 anni. Bah.
C'è stato poco lolita in queste foto, ma molto molto lolita in questo viaggio.

Merci pour les baguettes
bisoux xx

Wrapping Hearts

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