mercoledì 12 agosto 2026

La silhouette del lolita moderno

 Negli ultimi cinque anni, il lolita old school è diventato trendy e si è creata una bolla speculativa nel suo mercato. Osservare questo fenomeno mi ha portato a chiedere quali siano i motivi interni alla moda, che hanno causato questo balzo di rilevanza e interesse (ci sono anche motivi esterni a essa, ma non sono rilevanti al momento).
Il lolita old school è desiderabile per molti motivi, ma uno dei più interessanti per me è la sua silhouette: la forma dei vecchi abiti si riconosce a colpo d’occhio, e si discosta enormemente da quella degli abiti moderni.

Sento spesso giovani lolita dire che il vecchio lolita è diverso, ha un appeal che non trovano nel mercato del lolita moderno. Una delle ragioni è spesso associata al modo in cui veste: molti dicono “il lolita di una volta era più corto”, altri dicono “il lolita di una volta aveva gonne meno gonfie”.
È difficile esplorare questo argomento, perché la discussione si incaglia non appena si nomina il concetto di lunghezza. La lunghezza degli abiti lolita, infatti, è un criterio fuorviante. È falso che gli abiti lolita vecchi siano tutti universalmente corti, così come è errato presupporre che tutti gli abiti moderni siano lunghi. Gli abiti lolita hanno sempre avuto lunghezze variabili, a seconda degli stili e sottostili ai quali volevano ispirarsi.

Per questo, il focus di questa analisi sarà la silhouette.
NOTA: non tutti abbiamo lo stesso concetto associato alla parola “silhouette”, e forse si tratta di una parola che ho coniato io [mi perdonino i sarti che leggono m(_ _)m].
Ad ogni modo, per chiarezza, quando parlo di silhouette, intendo l’incrocio di questi tre valori:

silhouette: dove cade il punto vita ✖ proporzioni tra bustino e gonna ✖ ampiezza (ruota) della gonna

Le fonti alle quali ho attinto sono tre:

  • gli snaps, per esplorare cosa fosse il lolita di vent’anni fa;
  • il mercato del lolita giapponese e cinese moderno, tramite i release reperibili su Lolibrary; 
  • il mercato dell’usato, che raccoglie tutti e tre questi tipi di abiti

Ho provato a scrivere un articolo basandomi solo su questi materiali, ma mi sono resa conto di due cose: parlare di vestibilità di abiti raffigurati in 2D, in foto di 40x40px, è estremamente noioso e incomprensibile ( ̄▽ ̄*)ゞ e non si arriva a una reale conclusione. Poi, ho pensato: ho a disposizione un  guardaroba di ragguardevoli dimensioni, non sarebbe male metterlo a frutto in nome della loli-scienza :B

Per questo, aggiungerò esempi dalla mia materia prima, per condurre uno studio poco scientifico, ma dall’alto potenziale visivo, e tentare di rispondere alla domanda:

Come è cambiata la silhouette dell’abito lolita?

Ho preso in esame alcuni degli esemplari che meglio rappresentano i design della loro epoca, e li ho appaiati in maniera strategica per mostrare le differenze (sì, è stato molto divertente)
L’idea dei flatlays non è grandiosa, perché non è possibile mostrare come calzano veramente gli abiti, serve solo a mostrare le differenze più lampanti. Quindi, dovrete fidarvi di me quando parlo di come vestono.

Il passato tramite un esempio da Angelic Pretty

Square neck OP vs Romantic Tiered JSK


Square Neck OP del 2003 è corto, ma ha anche proporzioni tra busto e gonna molto simili. Anche se le spalline sono elastiche, si vede bene come l’area de busto sia più lunga di quella del Romantic Tiered, quindi il punto vita cade più in basso. La gonna è più corta.

Romantic Tiered JSK del 2023 è lievemente più lungo, ma ha un bustino corto associato a gonna più lunga, stravolgendo le proporzioni e ribaltando in toto il concetto di silhouette dei primi anni 2000. La vita cade più in alto, la gonna prende il grosso dello spazio sul corpo di chi lo indossa. Guardando al fit sul manichino, si nota subito come l’intenzione di Angelic Pretty sia quella di mantenere una vita sfinata: l’abito è pensato per avere una vita stretta e una grande gonna lunga.

Il punto vita dello Square Neck cade più in basso di quello del Romantic Tiered, nonostante le spalline dell'abito moderno siano regolate alla maggiore lunghezza possibile. Ho usato una petticoat abnorme per l’abito del 2023, e c’era altro spazio sotto la gonna. La prossima volta ci nasconderò sotto qualcuno della protezione testimoni, Klaha, non so💧

 

Come dicevo, è difficile riassumere in punti i primi dieci anni di moda lolita, ma per me è chiara la loro silhouette. Tra abiti a stile impero, a vita giustificata, salopette, lunghi o cortissimi, risulta immediatamente evidente come la forma del lolita ideale fosse bilanciata.
I bustini più corti erano associati a gonne poco voluminose, sia lunghe che corte. Gli abiti più pomposi erano equalizzati da grosse maniche, o punti vita naturali, che sfinavano il fit. Era raro vedere abiti molto voluminosi, sia nel lolita corto che in quello lungo. Il primo avvento del volume nelle gonne è stato tramite l’ondata di popolarità del lolita OTT sia sweet che classic, dal 2010 in poi.

Proseguiamo il ragionamento con l’esempio seguente, questa volta dal brand Innocent World.

Innocent World

Crown Button 3 tier JSK vs Flora JSK short
Corset Tiered JSK vs Flora JSK long vs modern long


Crown Button 3 tier JSK del 2003 è corto e con proporzioni armoniche. Le spalline regolabili rendono il punto vita mobile, che è un grande asset per una persona più alta come me. Flora JSK short del 2009 è corto, ma ha il punto vita più in alto a causa delle spalline fisse, e una gonna più ampia come si vede dalla sovrapposizione dei due.

 

Corset Tiered JSK del 2015 viene dalla fase intermedia degli anni 2010 e rappresenta la tendenza ad avere gonne più lunghe, con proporzioni diseguali tra sopra e sotto. Si tratta di un abito squisitamente classic, che incarna il sottostile in maniera molto più univoca dei suoi fratelli più vecchi.

Infatti, qui si introduce un punto interessante: la silhouette è anche uno strumento di distinzione del sottostile di appartenenza dell’abito. Non è una regola rigida, ma un indirizzo. Nella moda lolita di oggi, gli abiti sweet sono spesso a vita più alta, per creare una forma più compatta, con gonna gonfia; gli abiti classic tendono a essere più lunghi e ampi sotto; gli abiti gothic sono genericamente molto corti o molto lunghi, con un punto vita ben definito. Negli ultimi anni, va per la maggiore la forma lunga, con gonna ampia, per tutti i sottostili principali.

Il periodo old school contiene la fase primordiale della moda, in cui i tre sottostili erano ancora fluidi e in fase di definizione. Per questo, in fatto di silhouette vigeva una sola regola: varietà. Tra gli anni ’90 e la prima decade del 2000, troviamo abiti molto corti ma gothic, a vita ribassata ma sweet, con stampe classic ma silhouette gothic, e così via. Questa varietà è un motivo di interesse difficile da descrivere, ma lampante non appena si rivolge lo sguardo al confronto release vs re-release moderni.


Prendiamo Victorian Maiden, altro marchio giapponese fondativo della moda. Le loro silhouette si sono appiattite su un’unica forma: busto cortissimo, vita alta, gonna lunga e molto voluminosa sull’orlo. Anche paragonando il release del 2026 di Crown Print JSK (in alto a sinistra) con il Noble Queen del 2010 (in basso a destra), anno in cui le gonne lolita avevano già iniziato a gonfiarsi, si nota subito come la gonna dell’abito moderno sia più ampia e più lunga di tutti i suoi predecessori. Il suo fratello più grande, il Crown Print originale, era pensato per avere una gonna lunga ma contenuta, in cui la stampa si intravedeva drappeggiata tra le pieghe.

In passato, se la gonna si allungava, la silhouette si sfinava, rendendo la petticoat quasi superflua. Adesso, l’abito pomposo, lungo e ampio, è molto comune e non ha un’appartenenza stilistica chiara. I release moderni di stile classic, sweet e persino gothic seguono questa direttiva.

Conclusioni fin qui

Fino a qui, abbiamo stabilito alcuni punti chiave:

  • non è veramente cambiata la lunghezza degli abiti lolita, è cambiata la loro silhouette;
  • la silhouette di un abito lolita è l’incrocio della posizione del suo punto vita, della lunghezza della sua gonna e del volume di essa;
  • la silhouette non è solo frutto della mente del designer, ma come tutto, è anche influenzata dai trend;
  • la silhouette contribuisce a comunicare il sottostile di riferimento per l’abito (ma non è fattore decisivo o pregiudicante per esso). Si può parlare di preferenze per ciascun sottostile, non di assoluti (es: esistono abiti sweet con la vita ribassata e a stile impero).

Stabiliti questi punti, andiamo avanti parlando dell’ultimo elemento della silhouette: l’ampiezza delle gonne.
Per approfondire questo aspetto, vorrei concentrarmi sul marchio di Baby, di nuovo, giapponese e fondativo. La loro direzione artistica è molto distinguibile, non per niente sono uno dei brand più importanti della moda!
 Mi ha sempre colpita osservare come le loro gonne si siano allungate e allargate; è un cambiamento graduale avvenuto negli ultimi 15 anni.

Baby TSSB

Tartan Check Hem JSK vs Classical Rose Bouquet JSK vs Kumya’s Love Heart Embroidery JSK I 2021


Sono molto fortunata a possedere Tartan Check Hem JSK, che ho già analizzato a paragone col suo release moderno in questo altro articolo. Lo ripropongo come punto cronologico di partenza: all’inizio della loro carriera, questa era la silhouette proposta da Baby, con bustino e gonna equalizzati e gonna a ruota molto piccola. Classical Rose Bouquet JSK è un punto intermedio, in cui lo stile sweet si stava consolidando ed era progressivamente associato a punti vita alti con gonne voluminose. Kumya (risparmiatemi il nome chilometrico vi prego) JSK è un abito quintessenziale sweet, con vita alta e gonna super voluminosa. Se Kumya JSK fosse stato prodotto vent’anni fa, la gonna non avrebbe avuto tutte quelle pieghe e il punto vita sarebbe stato più basso.
Una delle osservazioni che sento fare più spesso sui nuovi release di Baby è proprio questa: i volumi delle gonne sono diventati enormi, quasi difficili da gestire.
Un altro abito esemplificativo di questa deriva, è il celeberrimo Elizabeth OP, che io possiedo sotto forma di JSK. Posso testimoniare che la gonna è ampissima, mentre in origine l’abito era pensato per essere più corto e solo lievemente scampanato.

 

E da qui si potrebbe scivolare in una serie di paragoni piuttosto sterili, tra versioni passate e moderne di alcuni design iconici di brand giapponesi, come i seguenti.


Piccola parentesi sulle critiche ai re-release: non ha senso esigere che le versioni moderne siano identiche a quelle di venti o più anni fa. Ci sono motivi di marketing, di proprietà intellettuale, di catena produttiva e di posizionamento dei brand che non hanno niente a che fare con l’evoluzione estetica della moda. In poche parole: ci sono varie ragioni dietro alla necessità dei brand di distinguere i re-release dalle versioni originali.
Il motivo per cui li includo in questa analisi è che sono il coronamento perfetto di questo ragionamento sulla silhouette: basta guardare ai vecchi release degli stessi abiti per capire come la forma del lolita sia cambiata. Di rimando, a causa di questo cambiamento, c’è una domanda formatasi sulla assenza di silhouette old school sul mercato. Io in primis la comprendo, perché non apprezzo il modo in cui mi veste il lolita moderno, mentre mi sento valorizzata da quello vecchio.
Tuttavia, il fatto che la moda si evolva e cambi è un segnale di benessere: significa che il lolita è ancora vivo e vegeto, che segue i desideri di chi indossa la moda, si adatta al passare del tempo. Insomma, vedere dei re-release palesemente diversi dalle loro prime versioni è un prodotto della domanda attuale, e il fatto che ci sia ancora una domanda va solamente celebrato. Bisognerebbe esplorare quale sia la demografica dietro alla domanda, ai clienti del lolita moderno, e che gusti siano trendy adesso.


Basandomi su

  • I release nuovi dei principali brand giapponesi,
  • I re-release di vecchi design,
  • L’enorme fetta di mercato di Taobao
  • I nuovi marchi lolita che ibridano stile giapponese e produzione cinese,

Vedo che l’idea moderna di lolita è quella che privilegia una gonna voluminosa, possibilmente lunga, che prende tutto il peso visivo della silhouette. Evidentemente, il grosso dell’utenza lolita preferisce questa forma, che è stata spinta negli ultimissimi anni soprattutto dai rivenditori cinesi. Dopo un periodo di graduali modifiche dall’epoca old school ai primi anni del 2020, anche i principali marchi giapponesi hanno abbracciato questo cambiamento, adattandosi al nuovo gusto coi loro release moderni.

In particolare, noto come Shimamura, Chalmiere e i mille sottobrand di Amavel stiano saturando il mercato dell’usato, iper-producendo abiti dalla silhouette lunga e pesante in volumi abnormi.
Per questo, osservare le piattaforme di seconda mano come Closet Child e Wunderwelt è peculiare per consolidare questa analisi: è un oceano di abiti dalla forma stereotipica moderna, in cui la merce old school salta subito all’occhio.


Alcuni indie brand di Taobao cercano di seguire il gusto per l’old school, producendo abiti dalle silhouette molto simili a quelli vecchi, e promuovendoli con servizi fotografici nostalgici. Però, vedo che lo stile preferito resta quello moderno: molto accessoriato, tendente all’OTT, con un esubero di pizzi e dettagli sugli abiti stessi. Per questo, anche se c’è una varietà di proposte dalla Cina, restano troppo poche e stilisticamente carenti per costituire un’alternativa valida all’enorme domanda di lolita old school.
[ricordo il caveat iniziale: queste riflessioni si concentrano sui gusti di chi veste la moda, non tengono conto dei fattori esterni e delle macrodinamiche che creano una bolla di prezzi e generano hype]

Conclusioni

Abbiamo visto come l’evoluzione della silhouette non abbia tanto a che fare con la lunghezza della gonna, quanto con le proporzioni dei tre elementi cardine: busto, gonna, volume.
Si è passati da una maggioranza di release di abiti dalle proporzioni armoniche, in cui busto, gonna e volume della gonna si equalizzavano, a una maggioranza di release in cui la gonna e il suo volume sono il punto focale della figura.
Abbiamo visto come questo cambiamento sia avvenuto gradualmente all'interno dei principali marchi giapponesi, negli ultimi 10 anni, mentre sia piuttosto intenzionale e adottato in toto dai marchi cinesi su Taobao.

Fatti tutti questi esempi, diventa più facile esplorare il lolita moderno e capire a colpo d’occhio perché si discosta da quello di una volta, in primis nella sua forma.
Anche se tanti dei materiali vengono ripresi, i design riproposti e le stampe riprodotte, la silhouette è stata permanentemente modificata. Un altro elemento che spinge verso la nostalgia per l'old school è l'assenza di varietà nelle silhouette moderne, che ricadono nella forma di cui sopra per tutti e tre i sottostili. In fine, al di fuori di questa analisi, la nostalgia old school è più o meno giustificata da una preferenza per il massimalismo e per i materiali sintetici nella moda attuale, rispetto al minimalismo e alla grande presenza di materiali naturali e variegati nella moda old school.

Conclusioni personali 

Attraverso la ricerca e la scrittura di questo articolo, ho capito come la nostalgia per l'old school sia soprattutto quello: pura nostalgia. Gli utenti del lolita moderno, che siano giovani o stagionati🧀, sentono la mancanza di quel periodo primordiale della moda in cui c'era sperimentazione, dinamismo ed esplorazione, tramite le silhouettes, le stampe, le influenze stilistiche e i materiali. Tuttavia, la canonizzazione della moda in archetipi è fondamentale per la sua sopravvivenza. Il lolita non potrebbe esistere se non si fosse consolidato all'interno di varie scatole, se non si fosse mai reso riassumibile, e quindi riproducibile su larga scala. 
Infatti, la produzione moderna è massiva (pur rimanendo infinitesimale paragonata agli standard dell'industria della moda), molto più abbondante di quella dei primi brand giapponesi dei primi anni 2000. La platea di persone nella moda si è ampliata, la catena produttiva si è quindi standardizzata e scalata in grande. L'accessibilità enrome che la moda lolita ha oggi è a discapito della varietà e sperimentazione della sua offerta.
Credo che il fenomeno della old-school-mania dipenda dal tutti questi elementi, per quanto riguarda i gusti di chi la moda la veste. Ci sono una miriade di fattori esterni a essa che, invece, sono responsabili della creazione di una bolla speculativa.
Limitatamente a noi lolita, la voglia di old school rappresenta una richiesta per qualcosa che manca, che non è ancora stato riprodotto in quantità sufficiente a soddisfare la domanda. È troppo approssimativo parlare di cotone vs poliestere, stampe vs tessuti variegati, o appunto, gonna corta vs gonna lunga. Spero che in questa analisi siano emersi gli elementi più nascosti che rendono questa una nostalgia minimamente giustificata.
C’è terreno fertile per rievocare tutto ciò che è vecchio lolita, oltre la combo bianco x nero, oltre il cotone, oltre i filtri vintage sulle foto; rievochiamo la sperimentazione, la convergenza tra sottostili, i prestiti da altre mode, la produzione da materie prime variegate, i cataloghi eclettici.

Se avete letto fino a qui, vi meritate un diploma, un attestato di partecipazione.

Non scioglietevi in questo caldo mi racc basciuz xx

venerdì 23 gennaio 2026

Wrapping Hearts

 Boo! Questo è un post che raccoglie vari pensieri e momenti della seconda metà dell'anno 2024, e di tutto il 2025. È il frutto di un anno molto caotico, in cui ho potuto solamente annotare degli spunti nelle note del mio telefono, senza poter mai sviluppare post tematici.

Ciascun paragrafo ha un titolo per aiutare chi legge a scegliere cosa gli interessa di più, ma gli argomenti sono vari e scollegati tra loro. Inserisco alcune foto coord. Buona lettura~

Un bel servizio da té

Sono anni che prendo il caffé nelle tazze grandi da colazione, perché possedere un servizio meno bello di quelli antichi, decorati a mano e in porcellana è per me inconcepibile. Non potendomelo permettere, è meglio non possederne alcuno e bere il mio espresso da grottesche tazze da caffelatte comicamente grandi.

A volte rifletto su come io sia fissata con il circondarmi di begli oggetti, begli abiti, belle cose che abbiano un alto valore estetico, ma anche sentimentale. È la mia modalità di vita, e come tutto ha i suoi vantaggi e le sue criticità. Di recente pensavo a come io la applichi anche al lolita, ma in quel frangente abbia solo pregi.
Mi permette di avere un’esperienza elevata e profonda della moda, per cui vestirla diventa un’attività a tutto tondo, fatta di ricerca, preparazione, accumulo (e quasi studio) di elementi che mi ispirano che culminano nell’atto di indossarla, restituendomi enorme soddisfazione. Se venisse a mancare tutta l’infrastruttura emotiva dietro, la moda per me diventerebbe marginale come un trend, poco più di una fissa passeggera.
Al di fuori dell’hobby, però, questo livello di ossessività per l’estetica mi porta spesso alla paralisi, o a vivere in maniera sacrificata. Accettare i compromessi sarebbe la chiave di volta per permettermi di prendere il caffè in un servizio di tazze modesto, ma funzionale.


headdress: Misere clothing
JSK e camicia: taobao usati
calze e collana: Metamorphose temps de fille
borsa: l'Est Rose

 

 

Lolieconomy // consum-ita

Sui social media, vedo circolare tanti contenuti sulla cultura del consumismo legata alla moda. È incoraggiante vedere che sempre più persone sono critiche dei meccanismi del consumismo moderno, perché impatta direttamente il modo in cui si vive questo hobby, come si spendono i propri soldi e quanto ci si diverte nella pratica. Assieme a essi, però, circolano parecchi video direttamente in contraddizione con questi ragionamenti, video di unboxing, hauls e sponsorizzazioni, in cui si mostrano decine e decine di abiti alla volta. Vorrei partire dalla base del concetto, per poi arrivare all'aspetto pragmatico del perché queste critiche devono portare a comportamenti diversi da quelli mostrati.

Desiderare è una forma di autoaffermazione. Non desiderare è impossibile, corrisponde all'annientamento di se stessi; essere vivi è fondamentalmente un ciclo di costante desiderio, che viene soddisfatto e rigenerato sempre. Per questo, è molto difficile sussistere senza desiderare qualcosa o qualcuno. Il capitalismo identifica questo aspetto della vita e, appunto, ci capitalizza sopra.

Desiderare oggetti porta a possesso e a doversene prendere cura. Se manca la seconda parte, l’esistenza diventa consumismo puro. Possedere è una condizione a lungo termine, una responsabilità, comporta cura e fatica ≠ consumare, che è un’azione. Il consumo non soddisfa mai il desiderio, non dà mai vita a niente. Il ciclo non si completa, il cerchio non si chiude.
Capita spesso di provare un senso di irrequietudine, di desiderio per qualcosa che non si riesce nemmeno a identificare. Il capitalismo si insinua in quello spazio liminale e suggerisce un prodotto, qualcosa che possa placare quella voglia, riempire quel vuoto.
L'immagine più calzante per questo fenomeno è una persona che scrolla un social media al buio, la notte, nel proprio letto, e prova una sensazione sgradevole che non sa spiegare. Sullo schermo dello smartphone compare una pubblicità nascosta, targhetizzata, perfettamente disegnata sui bisogni di questo individuo. Lui percepiesce familiarità, consolazione. Forse acquistare quel prodotto è la risposta. Click, compra, rilascio. Qualcosa si scarica, la tensione si allenta.

Crescendo, bisogna imparare a riconoscere l'origine dei propri desideri. A volte si ha davvero bisogno di un oggetto, ma più spesso si ha bisogno di una sensazione, di un'attività, di un evento, di qualcosa di strutturato. L'atto di desiderare non si placa solo col consumo, ma anche col produrre qualcosa: arte, musica, filosofia, lettura, rapporti umani, cura del proprio spazio o di sé o di qualcuno di caro, contatti, lavoro, ideazione, politica, attivismo, volontariato.

Torniamo all'hobby lolita.
Costruire il proprio guardaroba è imprescindibile, acquistare è un'attività routinaria dell'hobby.
Il consumismo si insinua nelle maglie di questi gesti ripetitivi e propone alternative molto seducenti. Dice, non comprare un abito costoso; comprane cinque economici. Dice, non comprare qualcosa di lontano, faticoso da ottenere; compra qualcosa di vicino dalla mia piattaforma user-friendly e ubiqua. Dice, perché avere un paio di scarpe che utilizzi anche in moda casual, quando ne puoi avere sei, uno per ciascuno stile e ciascun tema del tuo guardaroba.
Poi, ti convince a pubblicizzare gratuitamente l'abbondanza di prodotti che ti ha concesso, incentivandoti a produrre contenuti, a mostrare quanto si vive meglio ad avere di più.
Sto pontificando? Forse, ma non sto inventando.

Tanta di questa merce è ciarpame generico, senza nome, poco diverso dalla contro parte fast-fashion che tutti si sbracciano a criticare. Ciarpame che si ordina da piattaforme simili ad Amazon, una uguale all'altra. Ciarpame del quale non si conosce l'origine, non si sa molto di esso, oltre al fatto che è economico e immediatamente disponibile.

La moda è frequentata da elitisti che si divertono a sminuire gli altri per elevare se stessi. In questo caso, non c'è elitismo, solo una critica alla riproduzione dei medesimi meccanismi che si individuano nella moda convenzionale.
Voglio allontanare le persone che giudicano gli altri sulla base della dimensione dei loro guardaroba. Rispondiamo ai nostri bisogni con qualcosa che abbia una forma diversa dal pulsante "buy now".
Se non ci porta alla bancarotta, non c'è niente di male a concedersi l'acquisto di qualcosa che si desidera da tanto tempo. Invece, c'è un sacco di male nell'acquistare ciclicamente, compulsivamente, una caterva verghiana di robaccia a basso prezzo.

Meetié che non fu

Mamma mia, quanto ci sono stata sotto. Il giorno dell'evento, all'ora del meet, mi sono fatta un pianto-con-pozza-di-moccolo-faccia-a-terra, mugugnando "perché?".
Mi ci sono voluti 3-4 giorni per riprendermi, ma sono finalmente pronta a parlare della vision dietro a quello che sarebbe stato il mio coord per il meet del 6 ottobre, anniversario di Moi Même Moitié.

Essendo l'old school gothic lo stile al quale mi ispiro principalmente, per quell'occasione volevo esplorare l'altra metà della luna gotica: il new gothic, quello più accessoriato e moderno, direttamente in contatto con le radici visual kei della moda e le sue influenze teatrali. Per capirci, quella a sinistra sarebbe la tipologia di gothic al quale sono abituata, che cerco di riprodurre nei miei coord ordinari, mentre quella a destra è l'ispirazione dietro a questo coord.

 


Mi sono ispirata al modo in cui si vestono i Moi Dix Mois e al makeup sopra le righe dei veri goth. Per un secondo, avevo considerato un look shironuri (con faccia bianca) molto esagerato, ma quando si è trattato di riprodurlo per stare in casa non ce l'ho fatta. Il trucco blu avrebbe dovuto risaltare su una carnagione biancastra, comunque.

Sono soddisfatta del risultato finale, anche se i capelli sono un grande assente, essenziale in qualsiasi look gothic moderno. Avrei voluto averli lunghi, per poter almeno giocare col volume e le textures ç_ç

 
 velo: metamorphose temps de fille
camicia e collana: Sheglit
corsetto e scarpe: Atelier Pierrot
abito, calze e borsa: Moi Même Moitié

Onde

Sto rileggendo le fiabe dei fratelli Grimm al mio BB, e mi sono soffermata su quella del Pesciolino Magico. Un pescatore poverissimo risparmia la vita a un pesciolino magico, ma sua moglie lo costringe a chiedere in cambio la realizzazione di una serie di desideri progressivamente più strabilianti. La morale è che la vera felicità va ricercata in se stessi, e non nei beni materiali o nell’accumulo di potere.
La moglie del pescatore passa sempre meno tempo a godersi il suo desiderio realizzato, e corre sempre più in fretta verso la realizzazione del prossimo. Mi ha fatto pensare (indovinate) all’hobby lolita.
È abbastanza normale scalare la catena alimentare del burando, arrivando gradualmente a potersi permettere Lammerda Che Tutti Vogliono©. Però, se l’obiettivo è lo status e non l’abito fine a se stesso, si finisce a rincorrere una soddisfazione che non arriva mai.
Essere perennemente sull’onda del desiderio è faticoso; non è piacevole desiderare qualcosa costantemente. È bello che il desiderio sia un evento passeggero, non la costante della propria vita.
Essere vivi significa desiderare, desiderare fa sentire vivi. Il desiderio deve necessariamente declinarsi in più forme per poter essere sostenibile. Esigere, pretendere nuove forme di soddisfazione per desideri già realizzati è logorante.
In parole povere: Lace Market una volta al mese > bene. Closetchild sotto forma di sveglia giornaliera all’orario del drop > male.


fate mai collage per visualizzare i vostri futuri coord? È molto carino, lo consiglio

Comfort

Sono nella mia comfort era, nella mia mi-deve-vestire-bene era, nella mia se-non-mi-ci-sento-super-cool-dentro-non-ne-vale-la-pena era.
Sono contenta di essere arrivata a questo livello del gioco del lolita. Ho visto abbastanza, vestito abbastanza abiti da sapere cosa mi sta bene, cosa ha senso comprare per la mia fisicità e cosa no. Vorrei condividere qualche realizzazione su abiti, vestibilità e acquisti:
1️⃣ Il manichino che usano i negozi giapponesi e cinesi è taglia XXS (76cm di petto x 58cm di vita x 78cm di fianchi), quindi se un abito che sto considerando calza appena appena sul manichino, figuriamoci come starà sulla tridimensionale me. Inoltre, non comprerei mai un abito taglia XXS nella vita reale. Leggendo taglia 38IT sul cartellino, andrei in cassa? Che diamine mi aspetto succeda quando mi arriverà?? Basta abiti che sono impossibili da indossare, non posso modificarli tutti.
2️⃣ I tagli a impero mi stanno meglio quando nella parte del busto non c’è troppo movimento. Babydoll JSK è al limite, perché ha nastro di corsettatura e pizzi, ma ci sono altri abiti a impero che sul seno hanno duemila dettagli. Quelli mi stanno malissimo, sono pensati per persone con petto molto più piccolo. Più rouges, pizzi, intarsi e dettagli ci sono sulle bazongas, meno mi starà bene.
3️⃣ Parlando di petto, adoro molti degli abiti su manichino perché non vedo un seno pronunciato, che modificherebbe il bilanciamento della silhouette. I manichini non hanno le zinnone bombolone bouncy-boing, sono piatti. Nemmeno io ho chissà quali zinne, ma sicuramente ne ho più del manichino. Per questo, devo sempre immaginare qualcosa in più sul petto, e chiedermi se l'abito mi donerebbe anche con quella forma. Se la silhouette è così sfinata da esigere un petto assente, non fa per me.
4️⃣ A volte un abito qualsiasi che veste bene e si adatta al mio corpo fa più scena di un dream dress rarissimo che su di me sembra una tuta da metalmeccanico.
5️⃣ Lo styling è l'aspetto chiave di alcuni sottostili, non l'abito o il coord. Per esempio, l'EGA è prevalentemente gonne lughe e giacche di varia forma, ma senza make-up e capelli a tema rischia di somigliare al gotico vittoriano o al crossdressing androgino. Lo sweet è stampe zuccherose e colori pastello, ma senza accessori a tema rischia di scadere. Chiaramente si può essere EGA con una gonna e una camicia, si può essere sweet con un JSK rosa e bona. Esistono alcune persone in grado di incarnare un determinato sottostile per pura sovrapposizione estetica, perché hanno i tratti somatici adatti a esso. Però, la stragrande maggioranza delle persone deve ricorrere ad accessori e dettagli per incarnare veramente uno stile. Makeup, capelli, gioielli, accessori, anche pose o stili di editing delle foto. Lo styling è importante.


vorrei portare questo coord a qualche evento presto.
headdress: fatto a mano
camicia: BTSSB
abito: Victorian Maiden
calze: Moi Même Moitié

L'effetto Birkin

Parliamo di moda regolare da donna. Da un paio d’anni vedo che una gran parte delle borse di pelle ha design simili se non uguali alla Birkin di Hermès. Da quelle scarsone in plastica della fast-fashion, a quelle in pelle di pelletterie toscane, è pieno di borse che fanno esitare per un paio di secondi, chiedendosi se sia una delle costosissime Birkin o no. C’è sempre mercato per le riproduzioni e i falsi, a tutti i livelli del lusso e in tutte le categorie di consumo.
Io non so che problemi ho, ma non riesco a farmi piacere le imitazioni: mi sento ancora più poraccia e identificabile come tale. Se una borsa ha anche solo un dettaglio che la confonde con una Birkin, non riesco a comprarla.
E a questo punto mi viene da tirare un parallelismo con le repliche e le imitazioni nel lolita. (*repliche = copie identiche ; le imitazioni sono, invece, design estremamente simili che differiscono per qualche dettaglio)
Non :)
No.
Non è fidelizzazione ai brand, non è sottonaggio. I brand non mi hanno mai fatto bonifici, ne hanno solo ricevuti da me. Numeri rossi col meno davanti baby.
L'abito che somiglia tantissimo a [redacted] ma è fatto in uno scentinato e ha l'etichetta diversa e costa solo (solo!) ottanta euro non lo voglio. Mi fa slime challenge  (ノ*°▽°*)
Non riesco proprio a comprendere come si possa spendere così tanto (ottanta euro sono ottanta euro guys), per un'imitazione o una replica. Nel mondo dei soldi, se si ha quella cifra da spendere in beni di piacere, significa che aspettando un tot di mesi si potrebbe arrivare ad avere la somma per l'abito originale, nuovo con cartellino. Se anche si trattasse di un pischellino che li ha ricevuti in busta dalla nonnina a Natale, è altamente probabile che la nonnina faccia un'altra busta analoga al compleanno, a Pasqua, o a caso perché ha l'Alzheimer. Ecco, io aspetterei la seconda busta e mi prenderei l'originale. Cavoli, non è nemmeno una cosa che devo ipotizzare: 15 anni in this bih e ho sempre fatto così. Non avevo il burando quando mi ridevano dietro ai meet del 2012, ma dieci anni dopo mi sono tolta tutti i sassolini dalle RHS, col guardaroba che ho ora.

Racks on racks on racks 

So come ci si sente ad andare al meet indossando solo offbrand. So come ci si sente a entrare nella sala da té con una camicia H&M, una gonna vintage anni '50 che-non-è-lolita-ma-guarda-con-la-petti-non-lo-diresti! So anche come ci si sente a non andare a un meet, perché ci si vergogna di non avere nemmeno un paio di calze veramente lolita.
Ai miei tempi, nella mia vecchia community del GLZ forum, non andavano tanto di moda i meet a tema. Tuttavia, ogni volta che ne viene proposto uno nella community in cui sono ora, mi chiedo sempre come si sentirebbe Francesca diciottenne, povera in canna, coi suoi 6 pezzi nel guardaroba, dei quali solo 3 veramente lolita. [un giorno scriverò il post "coordinando il mio primo guardaroba lolita", così potremo tutti farci una risata assieme]
Per tutte queste esperienze pregresse, mi impegno sempre a fare ad alta voce i miei complimenti ai newbie che, nonostante tutto, partecipano e ci provano fortissimo. Ho un enorme rispetto per chi porta cose fatte a mano (!!!) ai meet, cose trovate alle bancarelle, cose vintage passabili in lolita. Sono tutti modi validissimi di aggirare l'ostacolo inamovibile del non potersi permettere qualcosa in un determinato momento di vita.

Nel mondo moderno in cui tutto è accessibile e immediatamente disponibile, la negazione di poter possedere qualcosa sembra quasi un affronto. Fa arrabbiare. È il motivo per cui molto spesso, le persone più giovani nella moda gridano "gatekeeper!" a chi cerca di mostrare modi sostenibili di vestire lolita: pensano che ci sia sicuramente un complotto dietro al fatto che qualcuno veste lolita e qualcuno no. Ho già parlato di questa illusione, non voglio addentrarmi nel ginepraio adesso.

Spero soltanto che, tra le persone che conosco nella vita reale, qualcuno possa sentirsi capito da me. Spero che si possa comprendere quanto mi sento tutt'ora vicina a un neofita, considerando che ci ho messo la bellezza di una decade a raggiungere gli abiti che desideravo agli inizi.
Spero anche che chi riceve i miei complimenti sappia quanto sono seria nel farli, e quanto davvero chi partecipa coi propri mezzi sia la parte più intelligente, creativa e sveglia di questo hobby.


Hawase Doll puntato nel 2013 > ottenuto nuovo nel 2024

 


Bouquet Print Trumpet Sleeve Tiered OP, nel colore che volevo, dal release che volevo, desiderato nel 2012 e ottenuto nel 2023

  


Tartan Check Hem Scallop del 2003 (volevo quello del 2002 perché aveva un pattern diverso ma AMEN RAGA), desiderato nel 2011, ottenuto nel 2023
 

Massì, ma lo so, non tutti hanno intenzioni a lungo termine per questo hobby. È solo che--
È impossibile sapere cosa sarebbe successo in circostanze differenti, però posso fare un'ipotesi. Se, quando mi sono presa un pausa dal lolita nel 2014, avesso lasciato la moda senza effettivamente realizzare i sogni e gli obiettivi che mi ero preposta nel 2011 al mio ingresso, non credo mi sarebbero mancate le imitazioni che avevo scartato. Non credo mi sarei nemmeno divertita ugualmente, andando ai meet col mio Bobby the Stars Shine Broight. Sarebbe venuta a mancare tutta quell'impalcatura di lavoro, impegno, fatica, desiderio e rilascio che c'è dietro ai miei acquisti più sudati.

Ma che ne so io. Posso solo parlare della mia esperienza. Finirò a essere una di quelle vecchie decrepite che mastica via l'orecchio a dei poveri malcapitati ai meet lol.

Propositi 2024-25

Avete stilato i vostri loliobiettivi per il 2026? Spero di sì, è un'attività molto carina per darsi dei limiti e dei compiti da svolgere.
Riguardando ai miei obiettivi del 2024-25 (che ho combinato per necessità di vita), sono felice di poter dire di averne spuntati parecchi:

🟩 acquistare soprattutto da indie brands
🟩 far modificare almeno uno dei miei dream dress
🟩 trovare almeno un dream dress
⬜️ sistemare gli abiti malmessi
⬜️ lavorare a [progetto segreto]

Il 2026 sarà all'insegna degli obiettivi che mi mancano, assieme a una generale cura del mio guardaroba e alla pubblicazione dei miei video di tour in esso. 2026 スタート!!

____________________________

Spero che abbiate trovato qualcosa di valore qui dentro.
Alla prossima!
basciuz 

venerdì 27 giugno 2025

Tartan Scallop Hem JSK

 È passato un po' tanto tempo dall'ultima volta.... di nuovo ( ̄▽ ̄*)ゞ

Tempo fa, sono riuscita a mettere le mani sulla versione originale di Tartan Check Hem Scallop JSK del 2003, di Baby the Stars Shine Bright. Nei mesi seguenti, ho anche ricevuto la versione più recente, del 2024, che avevo ordinato in pre-order dal negozio di Shinjuku. Come al solito, trovo holy grails solo quando mi sono già arrangiata per rimpiazzarli (+_+)

Però, in questo esubero di Tartan Scallop Hem, mi trovo nella posizione ultra privilegiata di avere entrambe le versioni e posso quindi fare un paragone, assieme a una riflessione sul recente boom dell'old school.
👐スタート!👐

Playlist:
⏯ Desire - 逹瑯
⏯ ロビンソン - Spitz
⏯ Too many friends - Placebo

2003 vs 2024

1. Materiali

1.1 Misto poliestere?!?

Uno dei preconcetti che mi fa sorridere della mania moderna per l'old school è l'ossessione per il cotone, come se fosse sinonimo di qualità superiore. Moltissime persone, infatti, pensano che il cotone sia l'unico materiale utilizzato negli abiti old school.
In realtà, potrebbe sorprendervi sapere che moltissimi marchi giapponesi, in primis il celeberrimo Moitié, hanno utilizzato tessuti misti e sintetici fin dai primi anni. Baby ha prodotto il primo Tartan Check Hem Scallop JSK nel 2002 ed era in tessuto misto, interamente sintetico (65% poliestere, 35% rayon). La produzione è rimasta tale finché, di recente, non si è iniziato a produrre un JSK in misto cotone con prevalenza del poliestere.
Fatta questa premessa, quello del 2003 è completamente sintetico, mentre quello del 2024 è in misto sintetico con una piccola parte in cotone. Questo elemento salta all'occhio quando si prende in mano l'abito: quello del 2003 è estremamente leggero e inconsistente*, mentre quello del 2024 ha il suo peso ed è molto più morbido. (*al netto dell'invecchiamento e del fatto che il tessuto dell'abito più vecchio è liso, questa impressione la si ha con tutti gli abiti sintetici, paragonati ai loro analoghi in fibre naturali)

Il pattern del tartan è diverso, ovviamente, e quello più vecchio mostra un palese ingiallimento.

  

L'abito del 2003 non ha fodera, mentre quello del 2024 ne ha una in poliestere. Questo elemento rende entrambi gli abiti dei pessimi candidati per il lolita estivo senza camicia, dal momento che uno mostrerebbe le pezze di sudore, e l'altro sarebbe uno scafandro da sauna. Tuttavia, l'interno dell'abito moderno è molto piacevole al tatto e addosso.

1.2 Pizzi

Tartan Check Hem Scallop, che poi è stato chiamato Scalloped Tartan Check JSK, ha vissuto molti cambi di pizzo durante i suoi 23 anni di tiratura. I pizzi di ciascun release sono l'elemento principale che aiuta i collezionisti a districarsi tra le varie iterazioni.
Il primissimo release del 2002 aveva il pizzo passanastro sulla gonna, mentre quello del 2003 ha quello iconico a griglia, presente anche sull'orlo di Hawase Doll OP.

 

Anche i pizzi verticali, quelli usati per le tasche e il petto sono diversi tra le due versioni. Di nuovo, quelli dell'abito vecchio sono ingialliti. Con il JSK del 2024 si riceve un abito nuovo, i cui pizzi sono immacolati, mentre con quello vecchio di 22 anni si deve fare un lavoro di restauro con esito incerto.

2. Design

La differenza più lampante sta nella silhouette dei due abiti a confronto. Tartan Check del 2003 è più corto, più piccolo e ha una circonferenza gonna inferiore rispetto a Scalloped Tartan del 2024.

2.1 Silhouette

Tartan Check è pensato per avere una gonna appena svasata, ad A molto stretta, perché nel 2003 la moda lolita non prevedeva la silhouette a palloncino che adesso vediamo ovunque. Scalloped Tartan ha una gonna leggermente più lunga e un giro gonna più ampio, pensato per accogliere una petti di medio-alto volume e creare una silhouette molto svasata.

2.2 Taglia 

Nei primi anni 2000 la moda era una nicchia alternativa che serviva prevalentemente pubblico giapponese, per questo la sua taglia effettiva è una S o XS (stringendo la corsettatura sul davanti e gli waist ties). Non ha shirring, ha solo una zip sulla schiena. Il giropetto massimo è 90cm, quello della vita misura 75cm.
Scalloped Tartan, invece, ha shirring parziale sulla schiena, arrivando a vestire comodamente 100cm di petto e 85cm di vita.

 

Un altro dettaglio di design è la forma arrotondata del bustino del JSK del 2003, che è stata gradualmente scartata a favore dello scollo quadrato standard davanti e dietro.


3. Vestibilità

Chiaramente, la calzata su di me è soggettiva, ma l'abito è abbastanza famoso da poter facilmente confrontare il risultato indossato su varie persone con corpi diversi dal mio. Sono alta 173cm, per riferimento.

Scalloped Tartan Check JSK (2024)

Purtroppo, avendo un guardaroba molto vecchio, ho solo una petti a basso volume da mostrare assieme all'abito moderno. Infatti, potete vedere come la gonna si ripiega e il bordo scalloped (?smerlato?) non viene valorizzato. Con la giusta petti, leggermente più gonfia della mia, si ottiene un bell'effetto pieno, in cui la svasatura dell'abito risalta ancora di più.

La mia petti da 40cm è troppo lunga per la gonna, l'ho dovuta arrotolare perché non spuppasse da sotto.

4. Conclusioni

La mia anima da archivista e collezionista della moda mi fa prediligere l'abito del 2003, pur avendo una vestibilità sacrificata per gli standard attuali del lolita. Per questo mi sono dannata per acquistarlo sovrapprezzato, liso e ingiallito.
È proprio in queste circostanze critiche che ho maturato una riflessione sulla recente ossessione per l'old school. Sempre più persone fanno follie per avere abiti molto vecchi, molto rovinati, molto scadenti, solo per poter partecipare al fenomeno collettivo del boom, sentirsi più inseriti nelle proprie comunità, essere cool.
Ho l'impressione che molti trascurino che è lo spirito da collezionista che permette di apprezzare questi pezzi. Perché, se li si valuta sul piano della performance, della vestibilità e della longevità dal momento dell'acquisto, si può restare molto delusi.
Sono rimasta sorpresa anche io nel constatare che è l'abito del 2024 ad essere più inclusivo, di materiale migliore e costruito meglio. Persino io, che sono persa nella mia camera dell'eco, riconosco che l'abito moderno vince a mani basse su quasi tutti i fronti, mentre quello vecchio rappresenta una versione del lolita che, per quanto nostalgica ed emblematica, era carente e primitiva.

Spero che questo post possa aprire la strada a discussioni sul collezionismo, sui trend all'interno della nostra moda e su quale RAL serve avere per permettersi un Bouquet Print macchiato del 2002.

Bashiuz xx

domenica 21 luglio 2024

Miscellaneo // sono tornata!

 Sono tornata! Ho passato un periodo lungo mesi a ricrearmi unicamente su Instagram, che è il posto perggiore dove coltivare il proprio hobby. Tenere aggiornato il blog è sempre stata la mia alternativa sana a una presenza eccessiva sui social e dopo un po' di tempo, ne sento la mancanza.
Ho dato un taglio troppo informativo a questa pagina: ho cercato di impostarlo come se fosse un sito tematico, di scrivere articoli didattici o documentali. Questo mi ha allontanata ulteriormente da esso, perché mi sembrava opprimente la quantità di ricerca e formalità richieste per produrre un singolo articolo. Piuttosto che raccogliere elementi per qualcosa che non mi appagava nemmeno scrivere, era molto più invitante passare un'ora su un social a scorrere contenuti lolita.

Sento il bisogno di tornare a usare il blog in maniera più spontanea. Quindi, scriverò un paragrafo alla volta, tra una pausa e l'altra mentre attacco i bottoni a un abito che ho recentemente lavato.

playlist per la lettura
Plastic Tree - てふてふ
Deadman - follow the night light
Plastic Tree - 3月5日。
Sugizo, Kyo - 絶彩

Contenuti:

1. Lavare un vestito rognoso
2. Attività correlate al lolita
3. Focus: alcuni dei miei ultimi acquisti
4. Coord del Queen is Dead

Spero che qualcuno tra questi titoli possa intrattenervi, buona lettura~

1. Lavare un vestito rognoso

Sono riuscita a ottenere un pezzo d'archivio, un OP di Garaus dei primi anni '90. Garaus è il primo nome del marchio Shotgun Wedding, poi diventato Cornet; è uno degli incubatori embrionali della moda lolita, il suo brodo primordiale. Non essendoci archivi per quel periodo della moda, bisogna rifarsi a temi comuni e materiali: lo stesso pizzo è stato utilizzato dal marchio su un altro indumento nel 1994, da qui la datazione stimata.
Possedere un pezzo di Garaus era per me un obiettivo secondario, dato dalla volotà di costituire un micro archivio della moda, di decade in decade. Sono molto molto contenta di averlo potuto acquistare.

 

Purtroppo, l'abito è arrivato a me con molti danni, tutti dichiarati nell'annuncio di vendita, meno uno: la persistente, fortissima puzza di fumo. Metterlo in armadio era fuori discussione, così l'ho tenuto appeso per una settimana in balcone, prestando massima attenzione che non prendesse mai luce solare diretta. L'ho avvolto di bicarbonato, portato in tintoria dove è stato rifiutato perché "troppo rischioso da lavare", trattato come il cimelio d'epoca che è, scontrandomi con la dura realtà: niente mandava via la puzza. Era così puzzolente che persino tenerlo nello studio rendeva la stanza una fumeria.
La disperazione mista al terrore di danneggiarlo mi hanno buttata nel panico, dovevo uscirne. Mi sono informata in maniera monomaniaca per un'altra settimana e alla prima giornata plumbea disponibile, mi sono armata di pazienza per lavarlo.

Primo test: lavaggio del colleto. Ha retto benissimo.

Due catini pieni d'acqua, uno dei due con pochissimo sapone liquido disciolto dentro; guanti di gomma per non macchiarmi le mani con l'inevitabile scolata nera che avrebbe perso; bicarbonato per i pizzi; 5 fogli acchiappacolore da lasciare nei catini a ogni risciacquo.
Dopo un'ora, un lavaggio con sapone, tre risciacqui, molte docce verticali col soffione e varie strofinate di bicarbonato sui pizzi, Venere è emersa dai flutti sana e salva.

 

Come notate, ho tagliato via tutti e undici i bottoni prima di dare inizio a questa impresa: temevo che le perle sintetiche si sarebbero annerite. L'abito ha prodotto litri e litri di acqua nera puzzolente di fumo, ho dovuto lavare il bagno per potermici fare la doccia dopo.

È passato un giorno, l'abito è asciutto e posso dire che l'esperimento è riuscito: l'abito non si è ristretto, il pizzo è ancora bianco, il velluto è morbido e lucido, le macchie sono tutte andate via e l'abito finalmente ha un odore neutro💫

Resta solamente l'ingiallimento del pizzo sopra la spalla destra, ma onestamente non so se ripetere questo tiro di dadi. Ho sudato come un suino sia per lo sforzo fisico, che per la tensione di compromettere gravemente un pezzo unico e rarissimo, però 👍PROFIT👍

2. Attività correlate al lolita

In preparazione all'evento lolita a Manchester dello scorso giugno, ho scelto di avere un periodo di 6 mesi di no buy/astensione dagli acquisti. È stato bello riscoprire alcune delle attività correlate al lolita, che non comportano necessariamente l'atto di comprare qualcosa. L'hobby sarebbe piuttosto povero se si riducesse tutto a quello, no?

Ho letto molti blog e spulciato siti di persone della moda, tra i quali alcuni rimasti inattivi negli ultimi anni, per scoprire com'era la scena un po' di tempo fa. Eccone alcuni:

Ho seguito Moon Kana e il suo ritorno sulla scena musicale e lolita tramite twitter, leggendo i suoi nuovi testi e scrivendone alcune parti nel mio diario come la sfigata che sono.

Ho continuato il mio scrapbook, catalogando piano piano vari momenti che ho vissuto nella moda quest'anno. Comporre pagine senza controllo, senza aderire a nessuno standard o nessuna estetica è una delle attività più liberatorie che si possano fare. Poi, l'hobby fornisce tantissimi ricordi cartacei che è un peccato buttare. Anche se non ho la più vasta collezione di adesivi, è entusiasmante creare collage con i biglietti da visita, gli scontrini, le e-mail delle newsletter che ricevo o persino le foto stampate di me e i miei amici.

 

Ho letto o guardato le figure delle pubblicazioni lolita che accumulo nei mesi. Sapete che esistono molte zine indipendenti create da persone della comunità internazionale? Alcune sono semplicissime, come un foglio A4 scritto a mano, altre sono vere e proprie riviste. Oltre alle zine, ho recuperato alcuni cataloghi che avevo raccolto qua e là, come quello primavera-estate 2024 di AP preso a Parigi e un volume vecchio di Otome no Sewing.

3. Focus: alcuni dei miei ultimi acquisti

Nel 2024 sono riuscita a trovare pezzi bellissimi a prezzi onesti. Non economici, non affari della vita, ma onesti, cosa che nell'attuale mercato dell'usato vintage lolita è già un traguardo.

Innocent World, Classical Angels JSK


Innocent World, Velveteen Rose Crown skirt


 


 

Pre-no buy: la parola d'ordine è stata Innocent World. Ho potuto aggiungere due dei pezzi più ricercati della mia wishlist, trovati nelle mie ore spese a spulciare. Le calze che indosso nel coord con Velveteen Rose Crown skirt sono dello stesso anno della gonna e ne condividono il tema delle corone. Pura poesia per me.

Dopo Manchester mi sono trovata di fronte all'unico Tartan Scallop Hem JSK che avrei mai voluto comprare, nel mio colore preferito, dell'unico anno in cui Baby ha usato un pattern di tartan con quadri grossi. Cosa potevo fare se non 💰💸💸

5. Coord del Queen is Dead

Per mille ragioni di cui non parlo, non avevo cazzi di creare coord astronomici iper accessoriati. Ho partecipato all'evento per le persone presenti e per i brand disponibili, per questo il mio approccio rispetto al coord è stato molto pragmatico, volto a lasciarmi quanto più spazio disponibile in valigia.

Però, ho scelto un signor abito, uno che davvero rappresentasse l'old school per me, coordinandolo come avrebbe fatto una persona di vent'anni fa. Intruso: il KumaKumya ultramoderno e trendy.






Prima di Shirring Princess JSK, prima di qualsiasi abito floreale, nel 2001 Baby ha creato lui: Fleur Rose JSK. Stampa floreale, tessuto jacquard (broccato?), full shirring con pannello fisso e corsettatura decorativa sulla schiena, balza a fondo gonna e stringhe di pizzo libero sulle spalline.
Volevo incarnare la semplicità apparente dell'old school, associata a un intrico di dettagli e tessuti di qualità. Sono molto contenta del risultato.

Spero che ci fosse qualcosa di vostro interesse in questa carrellata.
Tornerò a postare più spesso, per non lasciare i miei ricordi all'oblio delle stories.

In campana 💨
besitos xx

La silhouette del lolita moderno

  N egli ultimi cinque anni, il lolita old school è diventato trendy e si è creata una bolla speculativa nel suo mercato. Osservare questo f...