Boo! Questo è un post che raccoglie vari pensieri e momenti della seconda metà dell'anno 2024, e di tutto il 2025. È il frutto di un anno molto caotico, in cui ho potuto solamente annotare degli spunti nelle note del mio telefono, senza poter mai sviluppare post tematici.
Ciascun paragrafo ha un titolo per aiutare chi legge a scegliere cosa gli interessa di più, ma gli argomenti sono vari e scollegati tra loro. Inserisco alcune foto coord. Buona lettura~
Un bel servizio da té
Sono anni che prendo il caffé nelle tazze grandi da colazione, perché possedere un servizio meno bello di quelli antichi, decorati a mano e in porcellana è per me inconcepibile. Non potendomelo permettere, è meglio non possederne alcuno e bere il mio espresso da grottesche tazze da caffelatte comicamente grandi.
A volte rifletto su come io sia fissata con il circondarmi di begli oggetti, begli abiti, belle cose che abbiano un alto valore estetico, ma anche sentimentale. È la mia modalità di vita, e come tutto ha i suoi vantaggi e le sue criticità. Di recente pensavo a come io la applichi anche al lolita, ma in quel frangente abbia solo pregi.
Mi permette di avere un’esperienza elevata e profonda della moda, per cui vestirla diventa un’attività a tutto tondo, fatta di ricerca, preparazione, accumulo (e quasi studio) di elementi che mi ispirano che culminano nell’atto di indossarla, restituendomi enorme soddisfazione. Se venisse a mancare tutta l’infrastruttura emotiva dietro, la moda per me diventerebbe marginale come un trend, poco più di una fissa passeggera.
Al di fuori dell’hobby, però, questo livello di ossessività per l’estetica mi porta spesso alla paralisi, o a vivere in maniera sacrificata. Accettare i compromessi sarebbe la chiave di volta per permettermi di prendere il
caffè in un servizio di tazze modesto, ma funzionale.
headdress: Misere clothing JSK e camicia: taobao usati calze e collana: Metamorphose temps de fille borsa: l'Est Rose |
Lolieconomy // consum-ita
Sui social media, vedo circolare tanti contenuti sulla cultura del consumismo legata alla moda. È incoraggiante vedere che sempre più persone sono critiche dei meccanismi del consumismo moderno, perché impatta direttamente il modo in cui si vive questo hobby, come si spendono i propri soldi e quanto ci si diverte nella pratica. Assieme a essi, però, circolano parecchi video direttamente in contraddizione con questi ragionamenti, video di unboxing, hauls e sponsorizzazioni, in cui si mostrano decine e decine di abiti alla volta. Vorrei partire dalla base del concetto, per poi arrivare all'aspetto pragmatico del perché queste critiche devono portare a comportamenti diversi da quelli mostrati.
Desiderare è una forma di autoaffermazione. Non desiderare è impossibile, corrisponde all'annientamento di se stessi; essere vivi è fondamentalmente un ciclo di costante desiderio, che viene soddisfatto e rigenerato sempre. Per questo, è molto difficile sussistere senza desiderare qualcosa o qualcuno. Il capitalismo identifica questo aspetto della vita e, appunto, ci capitalizza sopra.
Desiderare oggetti porta a possesso e a doversene prendere cura. Se manca la seconda parte, l’esistenza diventa consumismo puro. Possedere è una condizione a lungo termine, una responsabilità, comporta cura e fatica ≠ consumare, che è un’azione. Il consumo non soddisfa mai il desiderio, non dà mai vita a niente. Il ciclo non si completa, il cerchio non si chiude.
Capita spesso di provare un senso di irrequietudine, di desiderio per qualcosa che non si riesce nemmeno a identificare. Il capitalismo si insinua in quello spazio liminale e suggerisce un prodotto, qualcosa che possa placare quella voglia, riempire quel vuoto.
L'immagine più calzante per questo fenomeno è una persona che scrolla un social media al buio, la notte, nel proprio letto, e prova una sensazione sgradevole che non sa spiegare. Sullo schermo dello smartphone compare una pubblicità nascosta, targhetizzata, perfettamente disegnata sui bisogni di questo individuo. Lui percepiesce familiarità, consolazione. Forse acquistare quel prodotto è la risposta. Click, compra, rilascio. Qualcosa si scarica, la tensione si allenta.
Crescendo, bisogna imparare a riconoscere l'origine dei propri desideri. A volte si ha davvero bisogno di un oggetto, ma più spesso si ha bisogno di una sensazione, di un'attività, di un evento, di qualcosa di strutturato. L'atto di desiderare non si placa solo col consumo, ma anche col produrre qualcosa: arte, musica, filosofia, lettura, rapporti umani, cura del proprio spazio o di sé o di qualcuno di caro, contatti, lavoro, ideazione, politica, attivismo, volontariato.
Torniamo all'hobby lolita.
Costruire il proprio guardaroba è imprescindibile, acquistare è un'attività routinaria dell'hobby.
Il consumismo si insinua nelle maglie di questi gesti ripetitivi e propone alternative molto seducenti. Dice, non comprare un abito costoso; comprane cinque economici. Dice, non comprare qualcosa di lontano, faticoso da ottenere; compra qualcosa di vicino dalla mia piattaforma user-friendly e ubiqua. Dice, perché avere un paio di scarpe che utilizzi anche in moda casual, quando ne puoi avere sei, uno per ciascuno stile e ciascun tema del tuo guardaroba.
Poi, ti convince a pubblicizzare gratuitamente l'abbondanza di prodotti che ti ha concesso, incentivandoti a produrre contenuti, a mostrare quanto si vive meglio ad avere di più.
Sto pontificando? Forse, ma non sto inventando.
Tanta di questa merce è ciarpame generico, senza nome, poco diverso dalla contro parte fast-fashion che tutti si sbracciano a criticare. Ciarpame che si ordina da piattaforme simili ad Amazon, una uguale all'altra. Ciarpame del quale non si conosce l'origine, non si sa molto di esso, oltre al fatto che è economico e immediatamente disponibile.
La moda è frequentata da elitisti che si divertono a sminuire gli altri per elevare se stessi. In questo caso, non c'è elitismo, solo una critica alla riproduzione dei medesimi meccanismi che si individuano nella moda convenzionale.
Voglio allontanare le persone che giudicano gli altri sulla base della dimensione dei loro guardaroba. Rispondiamo ai nostri bisogni con qualcosa che abbia una forma diversa dal pulsante "buy now".
Se non ci porta alla bancarotta, non c'è niente di male a concedersi l'acquisto di qualcosa che si desidera da tanto tempo. Invece, c'è un sacco di male nell'acquistare ciclicamente, compulsivamente, una caterva verghiana di robaccia a basso prezzo.
Meetié che non fu
Mamma mia, quanto ci sono stata sotto. Il giorno dell'evento, all'ora del meet, mi sono fatta un pianto-con-pozza-di-moccolo-faccia-a-terra, mugugnando "perché?".
Mi ci sono voluti 3-4 giorni per riprendermi, ma sono finalmente pronta a parlare della vision dietro a quello che sarebbe stato il mio coord per il meet del 6 ottobre, anniversario di Moi Même Moitié.
Essendo l'old school gothic lo stile al quale mi ispiro principalmente, per quell'occasione volevo esplorare l'altra metà della luna gotica: il new gothic, quello più accessoriato e moderno, direttamente in contatto con le radici visual kei della moda e le sue influenze teatrali. Per capirci, quella a sinistra sarebbe la tipologia di gothic al quale sono abituata, che cerco di riprodurre nei miei coord ordinari, mentre quella a destra è l'ispirazione dietro a questo coord.
Mi sono ispirata al modo in cui si vestono i Moi Dix Mois e al makeup sopra le righe dei veri goth. Per un secondo, avevo considerato un look shironuri (con faccia bianca) molto esagerato, ma quando si è trattato di riprodurlo per stare in casa non ce l'ho fatta. Il trucco blu avrebbe dovuto risaltare su una carnagione biancastra, comunque.
Sono soddisfatta del risultato finale, anche se i capelli sono un grande assente, essenziale in qualsiasi look gothic moderno. Avrei voluto averli lunghi, per poter almeno giocare col volume e le textures ç_ç
camicia e collana: Sheglit
corsetto e scarpe: Atelier Pierrot
abito, calze e borsa: Moi Même Moitié
Onde
Sto rileggendo le fiabe dei fratelli Grimm al mio BB, e mi sono soffermata su quella del Pesciolino Magico. Un pescatore poverissimo risparmia la vita a un pesciolino magico, ma sua moglie lo costringe a chiedere in cambio la realizzazione di una serie di desideri progressivamente più strabilianti. La morale è che la vera felicità va ricercata in se stessi, e non nei beni materiali o nell’accumulo di potere.
La moglie del pescatore passa sempre meno tempo a godersi il suo desiderio realizzato, e corre sempre più in fretta verso la realizzazione del prossimo. Mi ha fatto pensare (indovinate) all’hobby lolita.
È abbastanza normale scalare la catena alimentare del burando, arrivando gradualmente a potersi permettere Lammerda Che Tutti Vogliono©. Però, se l’obiettivo è lo status e non l’abito fine a se stesso, si finisce a rincorrere una soddisfazione che non arriva mai.
Essere perennemente sull’onda del desiderio è faticoso; non è piacevole desiderare qualcosa costantemente. È bello che il desiderio sia un evento passeggero, non la costante della propria vita.
Essere vivi significa desiderare, desiderare fa sentire vivi. Il desiderio deve necessariamente declinarsi in più forme per poter essere sostenibile. Esigere, pretendere nuove forme di soddisfazione per desideri già realizzati è logorante.
In parole povere: Lace Market una volta al mese > bene. Closetchild sotto forma di sveglia giornaliera all’orario del drop > male.
fate mai collage per visualizzare i vostri futuri coord? È molto carino, lo consiglio |
Comfort
Sono nella mia comfort era, nella mia mi-deve-vestire-bene era, nella mia se-non-mi-ci-sento-super-cool-dentro-non-ne-vale-la-pena era.
Sono contenta di essere arrivata a questo livello del gioco del lolita. Ho visto abbastanza, vestito abbastanza abiti da sapere cosa mi sta bene, cosa ha senso comprare per la mia fisicità e cosa no. Vorrei condividere qualche realizzazione su abiti, vestibilità e acquisti:
1️⃣ Il manichino che usano i negozi giapponesi e cinesi è taglia XXS (76cm di petto x 58cm di vita x 78cm di fianchi), quindi se un abito che sto considerando calza appena appena sul manichino, figuriamoci come starà sulla tridimensionale me. Inoltre, non comprerei mai un abito taglia XXS nella vita reale. Leggendo taglia 38IT sul cartellino, andrei in cassa? Che diamine mi aspetto succeda quando mi arriverà?? Basta abiti che sono impossibili da indossare, non posso modificarli tutti.
2️⃣ I tagli a impero mi stanno meglio quando nella parte del busto non c’è troppo movimento. Babydoll JSK è al limite, perché ha nastro di corsettatura e pizzi, ma ci sono altri abiti a impero che sul seno hanno duemila dettagli. Quelli mi stanno malissimo, sono pensati per persone con petto molto più piccolo. Più rouges, pizzi, intarsi e dettagli ci sono sulle bazongas, meno mi starà bene.
3️⃣ Parlando di petto, adoro molti degli abiti su manichino perché non vedo un seno pronunciato, che modificherebbe il bilanciamento della silhouette. I manichini non hanno le zinnone bombolone bouncy-boing, sono piatti. Nemmeno io ho chissà quali zinne, ma sicuramente ne ho più del manichino. Per questo, devo sempre immaginare qualcosa in più sul petto, e chiedermi se l'abito mi donerebbe anche con quella forma. Se la silhouette è così sfinata da esigere un petto assente, non fa per me.
4️⃣ A volte un abito qualsiasi che veste bene e si adatta al mio corpo fa più scena di un dream dress rarissimo che su di me sembra una tuta da metalmeccanico.
5️⃣ Lo styling è l'aspetto chiave di alcuni sottostili, non l'abito o il coord. Per esempio, l'EGA è prevalentemente gonne lughe e giacche di varia forma, ma senza make-up e capelli a tema rischia di somigliare al gotico vittoriano o al crossdressing androgino. Lo sweet è stampe zuccherose e colori pastello, ma senza accessori a tema rischia di scadere. Chiaramente si può essere EGA con una gonna e una camicia, si può essere sweet con un JSK rosa e bona. Esistono alcune persone in grado di incarnare un determinato sottostile per pura sovrapposizione estetica, perché hanno i tratti somatici adatti a esso. Però, la stragrande maggioranza delle persone deve ricorrere ad accessori e dettagli per incarnare veramente uno stile. Makeup, capelli, gioielli, accessori, anche pose o stili di editing delle foto. Lo styling è importante.
vorrei portare questo coord a qualche evento presto. headdress: fatto a mano camicia: BTSSB abito: Victorian Maiden calze: Moi Même Moitié |
L'effetto Birkin
Parliamo di moda regolare da donna. Da un paio d’anni vedo che una gran parte delle borse di pelle ha design simili se non uguali alla Birkin di Hermès. Da quelle scarsone in plastica della fast-fashion, a quelle in pelle di pelletterie toscane, è pieno di borse che fanno esitare per un paio di secondi, chiedendosi se sia una delle costosissime Birkin o no. C’è sempre mercato per le riproduzioni e i falsi, a tutti i livelli del lusso e in tutte le categorie di consumo.
Io non so che problemi ho, ma non riesco a farmi piacere le imitazioni: mi sento ancora più poraccia e identificabile come tale. Se una borsa ha anche solo un dettaglio che la confonde con una Birkin, non riesco a comprarla.
E a questo punto mi viene da tirare un parallelismo con le repliche e le imitazioni nel lolita. (*repliche = copie identiche ; le imitazioni sono, invece, design estremamente simili che differiscono per qualche dettaglio)
Non :)
No.
Non è fidelizzazione ai brand, non è sottonaggio. I brand non mi hanno mai fatto bonifici, ne hanno solo ricevuti da me. Numeri rossi col meno davanti baby.
L'abito che somiglia tantissimo a [redacted] ma è fatto in uno scentinato e ha l'etichetta diversa e costa solo (solo!) ottanta euro non lo voglio. Mi fa slime challenge (ノ*°▽°*)
Non riesco proprio a comprendere come si possa spendere così tanto (ottanta euro sono ottanta euro guys), per un'imitazione o una replica. Nel mondo dei soldi, se si ha quella cifra da spendere in beni di piacere, significa che aspettando un tot di mesi si potrebbe arrivare ad avere la somma per l'abito originale, nuovo con cartellino. Se anche si trattasse di un pischellino che li ha ricevuti in busta dalla nonnina a Natale, è altamente probabile che la nonnina faccia un'altra busta analoga al compleanno, a Pasqua, o a caso perché ha l'Alzheimer. Ecco, io aspetterei la seconda busta e mi prenderei l'originale. Cavoli, non è nemmeno una cosa che devo ipotizzare: 15 anni in this bih e ho sempre fatto così. Non avevo il burando quando mi ridevano dietro ai meet del 2012, ma dieci anni dopo mi sono tolta tutti i sassolini dalle RHS, col guardaroba che ho ora.
Racks on racks on racks
So come ci si sente ad andare al meet indossando solo offbrand. So come ci si sente a entrare nella sala da té con una camicia H&M, una gonna vintage anni '50 che-non-è-lolita-ma-guarda-con-la-petti-non-lo-diresti! So anche come ci si sente a non andare a un meet, perché ci si vergogna di non avere nemmeno un paio di calze veramente lolita.
Ai miei tempi, nella mia vecchia community del GLZ forum, non andavano tanto di moda i meet a tema. Tuttavia, ogni volta che ne viene proposto uno nella community in cui sono ora, mi chiedo sempre come si sentirebbe Francesca diciottenne, povera in canna, coi suoi 6 pezzi nel guardaroba, dei quali solo 3 veramente lolita. [un giorno scriverò il post "coordinando il mio primo guardaroba lolita", così potremo tutti farci una risata assieme]
Per tutte queste esperienze pregresse, mi impegno sempre a fare ad alta voce i miei complimenti ai newbie che, nonostante tutto, partecipano e ci provano fortissimo. Ho un enorme rispetto per chi porta cose fatte a mano (!!!) ai meet, cose trovate alle bancarelle, cose vintage passabili in lolita. Sono tutti modi validissimi di aggirare l'ostacolo inamovibile del non potersi permettere qualcosa in un determinato momento di vita.
Nel mondo moderno in cui tutto è accessibile e immediatamente disponibile, la negazione di poter possedere qualcosa sembra quasi un affronto. Fa arrabbiare. È il motivo per cui molto spesso, le persone più giovani nella moda gridano "gatekeeper!" a chi cerca di mostrare modi sostenibili di vestire lolita: pensano che ci sia sicuramente un complotto dietro al fatto che qualcuno veste lolita e qualcuno no. Ho già parlato di questa illusione, non voglio addentrarmi nel ginepraio adesso.
Spero soltanto che, tra le persone che conosco nella vita reale, qualcuno possa sentirsi capito da me. Spero che si possa comprendere quanto mi sento tutt'ora vicina a un neofita, considerando che ci ho messo la bellezza di una decade a raggiungere gli abiti che desideravo agli inizi.
Spero anche che chi riceve i miei complimenti sappia quanto sono seria nel farli, e quanto davvero chi partecipa coi propri mezzi sia la parte più intelligente, creativa e sveglia di questo hobby.
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Bouquet Print Trumpet Sleeve Tiered OP, nel colore che volevo, dal release che volevo, desiderato nel 2012 e ottenuto nel 2023 |
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Tartan Check Hem Scallop del 2003 (volevo quello del 2002 perché aveva un pattern diverso ma AMEN RAGA), desiderato nel 2011, ottenuto nel 2023 |
Massì, ma lo so, non tutti hanno intenzioni a lungo termine per questo hobby. È solo che--
È impossibile sapere cosa sarebbe successo in circostanze differenti, però posso fare un'ipotesi. Se, quando mi sono presa un pausa dal lolita nel 2014, avesso lasciato la moda senza effettivamente realizzare i sogni e gli obiettivi che mi ero preposta nel 2011 al mio ingresso, non credo mi sarebbero mancate le imitazioni che avevo scartato. Non credo mi sarei nemmeno divertita ugualmente, andando ai meet col mio Bobby the Stars Shine Broight. Sarebbe venuta a mancare tutta quell'impalcatura di lavoro, impegno, fatica, desiderio e rilascio che c'è dietro ai miei acquisti più sudati.
Ma che ne so io. Posso solo parlare della mia esperienza. Finirò a essere una di quelle vecchie decrepite che mastica via l'orecchio a dei poveri malcapitati ai meet lol.
Propositi 2024-25
Avete stilato i vostri loliobiettivi per il 2026? Spero di sì, è un'attività molto carina per darsi dei limiti e dei compiti da svolgere.
Riguardando ai miei obiettivi del 2024-25 (che ho combinato per necessità di vita), sono felice di poter dire di averne spuntati parecchi:
| 🟩 acquistare soprattutto da indie brands 🟩 far modificare almeno uno dei miei dream dress 🟩 trovare almeno un dream dress ⬜️ sistemare gli abiti malmessi ⬜️ lavorare a [progetto segreto] |
Il 2026 sarà all'insegna degli obiettivi che mi mancano, assieme a una generale cura del mio guardaroba e alla pubblicazione dei miei video di tour in esso. 2026 スタート!!
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Spero che abbiate trovato qualcosa di valore qui dentro.
Alla prossima!
basciuz







































