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mercoledì 2 settembre 2026

Estate 2026

 Questa estate ho portato avanti un progetto stilistico personale: indossare lolita quanto più spesso possibile, per espandere e flettere la mia definizione di lolita estivo.
Non mi sono mai rivista negli articoli che descrivono i canoni del lolita estivo, perché tendono a chiudersi nelle nicchie del country e del sailor, o a dettare regole nette su materiali e lunghezze, per praticità. Essendo il lolita uno sfogo creativo, sacrificare l’aspetto estetico mi risulta sempre difficile e forzato, anche quando questo sacrificio viene imposto dalla temperatura esterna. Quindi, ho esplorato vie alternative.
Ecco i miei coord estivi, con focus sui miei preferiti, qualche racconto e riflessioni generali sulla moda di questo periodo. Buona lettura!

♬♫♪◖( PLAYLIST )◗♪♫♬
Blade bird - Oklou
僕等の影 - Mucc
Ryojoku no Ame - Dir en grey
A lot of boys like me though - Girl Pusher
Evighet - Död Mark


Giugno, giullare per Reiko Matsuyama

headdress: Wirehead
cravatta: Black Peace Now
OP: Reiko Matsuyama VISIBLE
calze: Metamorphose temps de fille
borsa: Artherapie

dettagli
 

L’abito è di un tessuto sintetico spesso, ma risulta sorprendentemente leggero (forse perché non ha fodera?). Pur avendo camminato parecchio quel giorno, è stata gestibile. In retrospettiva, toglierei l’headdress (che in realtà è un choker) e non indosserei nulla sulla testa. Ho voluto esplorare l’aspetto più maschile di questo OP usando una cravatta, pur mantenendo la giocosità del lolita tramite le calze a righe.
Nonostante la vibe generale, non me la sento di associare al coord la parola "punk", perché sotto i vestiti c'è la me acqua e sapone. Punk è una personalità più che un abito, e sicuramente io non la possiedo (# ̄ω ̄)

Sperimentazione

Postare costantemente sui social uccide quel poco di sperimentazione che si può fare nella moda. 
Dico quel poco di sperimentazione, perché non è realistico che si sperimenti ogni singola volta che si indossa lolita: bisogna uscire di casa, usare gli abiti in modo stagionale, conciliarli con le situazioni dei meet o i luoghi in cui si andrà. Nella vita di una generica lolita giovane dotata di tanto tempo libero, la finestra di tempo per sperimentare con la moda è comunque molto piccola. Nella mia vita, che è molto impegnata e concilia il lolita con attività della vita adulta, sperimentare è un evento più unico che raro.
Fatta questa premessa, figuratevi quanta voglia ho di lasciarmi rovinare la festa da quattro spiantati anonimi che pensano che le OTK bianche siano il miglior compagno di un JSK con stampa. Goofs! („ಡωಡ„)
Ho capito che non mi interessano realmente i commenti sui miei esperimenti. L'era del concrit per me è finita. Postare online mi fa sentire vulnerabile a prescindere, non è veramente piacevole, ma quando si tratta di post contemporanei al momento in cui indosso qualcosa, mi fa sentire proprio a disagio. Invece, è bello mostrare i miei coords a posteriori, per interagire con i miei mutuals, che stimo e il cui stile apprezzo. Il focus è sulla consequenzialità: viene prima il mio momento di creatività lolita, e poi il post, solo se mi va. Vivo benissimo senza mostrare ogni cosa che faccio coi miei abiti. In sintesi, non siamo fatti per essere costantemente sintonizzati sulle opinioni di tutto il resto del mondo.
Prendendomi del tempo per postare ciò che indosso, ho capito che mi piace sperimentare, e che non me ne frega una ßega di nulla. La cosa peggiore che può succedere è sembrare una scema. Ma, news flash, per la persona media che mi vede per strada sono già la matta di quartiere, che io sia ricoperta di brand testa piedi o che (gulp) io abbia indossato rosso e bordeaux assieme ╮(︶▽︶)╭

Luglio, pelle di leopardo

choker: Naddine Atelier
collana: Atelier Boz
OP: Metamorphose temps de fille
calze: Innocent World
scarpe: MODO

Quella mattina, alle 5:00, avevo ascoltato la rassegna stampa alla radio. Il giornale di economia avrebbe pubblicato un articolo che metteva in relazione denatalità in Italia e impiego femminile, e mi sono fiondata fuori dalla porta per comprare una copia. Ho messo uno dei miei OP preferiti, per via della sua forma perfetta, con un choker leopardato, perché la combo nero e animalier non si batte. Ho esitato sull’headdress, ma qualsiasi opzione stonava, quindi sono uscita senza.
Ogni volta che uso questa borsetta ricordo che bella esperienza è stata comprarla. Il venditore giapponese è stato assurdamente gentile, aveva anche allegato un biglietto e molti fogli di giornale di 50 anni fa. Forse il leitmotiv di questo coord sono proprio i giornali?

Agosto, a pugni di bouquet

headdress: WireHead
camisole: R.R. Memorandum
gonna: Metamorphose temps de fille
calze: Baby, the Stars Shine Bright
scarpe: offbrand
borsa: L’Est Rose

Credo che quello fosse un giorno libero. Sono sicura che questo sia uno dei miei abbinamenti meno popolari, ma come sopra, non me ne frega un gatto. Guardando la stampa sulla camisole ho notato che si trattava di bouquet, esattamente come quelli di gobelin print, ma multicolore. Quando ho visto la somiglianza, non potevo più non vederla, e i due si sono attratti a vicenda come fossero magnetici. Il resto è neutrale, per non aggiungere ulteriore rumore al casino che le due stampe già facevano tra loro. Indossare quello che volevo, in santa pace, lontano dalla condivisione, è stato un toccasana. Mi piace da morire, lo indosserò di nuovo in futuro, in versione invernale.

Esporsi agli sguardi

Susan Sontag, fotografa, ha detto: “fotografare è appropriarsi di un oggetto fotografato. La fotografia è un atto violento”.
Secondo il concetto di iper-realtà di Jean Baudrillard, l’immagine diventa più reale della realtà alla quale si ispira, e la copia rimpiazza l’originale.
Nel film Ghost in the Shell Innocence, Batou dice: “Chi può guardare nello specchio senza diventare maligno? Lo specchio non riflette la crudeltà, la crea”. (Se un giorno sparisco, mi trovate a vivere nella scena conclusiva con la bambola per la figlia di Togusa)
Mi vengono in mente altre citazioni, ma il punto della mia riflessione sono le conseguenze di una costante esposizione allo sguardo degli altri. Non ho voglia di argomentare, perché la realtà dei fatti è che solo una persona che ha fatto un lungo percorso di indipendenza dai social network può comprendere, quindi passo direttamente alle conclusioni.
 Non si può sviluppare un senso stilistico proprio se ci si espone costantemente al giudizio da parte di tutti, nel nome della condivisione. Ancora prima di condividere qualcosa, sapere di doverla consegnare a un pubblico ci forza a smussare, omologare, contaminare la nostra creatività. Serve privacy e distacco dal rumore per consolidare le proprie idee in generale, anche quelle più superficiali come le idee sulla moda, sul proprio stile e su ciò che ci piace. Inoltre, non si può avere un rapporto autentico con il proprio hobby se lo si vive sempre in modalità condivisa. Postare ogni singola attività svolta all’interno dell’hobby è una modalità condivisa, anche se nessuno reagisce o commenta su quel contenuto.

Agosto, per ordine della Cyber bag

headdress: WireHead
choker: Petite Corneille Boutique
collana: Adalia
bustier: Violet Fane
borsa: Jean-Paul Gaultier
gonna: Sheglit
calze: Metamorphose temps de fille
scarpe: Atelier Pierrot

Non faccio mai uscire la JPG dall’armadio, perché come con tutti gli oggetti iconici, sono in para di rovinarla. Quel giorno l’ho tirata fuori di prepotenza e creato il coord basandomi su di lei. La cosa fuori di testa è che, fino a un attimo prima, mi sentivo insicura di provare EGA. È uno stile che si poggia su capelli e trucco adeguati, e io odio acconciarmi e truccarmi in lolita, quindi non l’ho mai tentato. Eppure, quel giorno devo essere stata posseduta dalla borsa, perché sono molto soddisfatta di questo coord. Come sempre, quando indosso nero attiro meno guardi, il che è assurdo, perché con i tacchi di AtePie quel giorno ero letteralmente gigante.

InV€sTimEnTo0o /sfogone

Basta. Ma investimento cosa? Ma (」°ロ°)」
In un hobby a maggioranza femminile, si parla di investire in abiti. Sicuramente anche un centianio di euro sono tantissimi soldi per una persona che non lavora, però,  sono briciole nel grande schema delle cose.
 Mi fa una tristezza infinita sentir parlare di investimenti o scalping in questo hobby, perché non c’è nemmeno quel tipo di guadagno stellare a giustificare l’isteria. Gli uomini ci schiacciano in termini di guadagni dai loro hobby. Almeno, quelli delle carte di Magic si sono rovinati l’hobby per la possibilità di sbancare a sei cifre. La gente nella nicchia degli orologi si passa patacconi orrendi per il valore di un piccolo appartamento. E poi le moto, le auto d’epoca, persino il vintage di moda maschile…
Noi lolita ci stiamo demolendo l’hobby per quattro spicci. Stiamo spingendo la moda lontano dall’essere abbigliamento, oggetto di uso comune, e verso il titolo in borsa, dotato di solo valore monetario. E tutto per quattro spicci.
In generale, sono stanca di sentir parlare di soldi. Soldi soldi soldi soldi. Ho scelto il lolita come mio unico hobby proprio perché mi permetteva di allontanarmi dalla dimensione gretta e sterile della vita adulta, e di rifugiarmi in un mondo fatto di sogni, pizzi e piacere estetico. Mi state rimettendo il giogo del capitalismo al collooo lasciatemi stareee
Il fendente finale me lo dà il fatto che questi ragionamenti materialisti vengano spesso fatti dalla demografica più giovane della moda, proprio perché è la fetta di popolazione più facilmente sedotta da guadagni di cifre irrisorie. Cacchio 🥲 ci sono decadi di anni che vi aspettano, in cui parlare di plusvalore e denaro sarà non solo una scelta, ma un obbligo.
In generale, lasciatemi stare. Andate a cercare di fare la cresta sul dumpling d’oro, il Charizard brillante o qualsiasi altro oggetto appartenente a una nicchia priva di bellezza.
Se qualcuno vi vende qualcosa a prezzo ridotto adesso, non è uN’OcCa$ioNe di GuAdAgnO🤑 più tardi. Significa che quella persona ci tiene a voi, e che spera userete quell’abito. Significa che sta praticando quella cosa che si chiama senso comunitario. Se ce ne fosse di più in giro, si riuscirebbe a tornare a un mercato accessibile.

Agosto, il topo radioattivo scappato dai Victorian Maiden Labs


headdress: Innocent World
collana: Adelia
OP e grembiule: Victorian Maiden
calze: Baby, the Stars Shine Bright
scarpe: offbrand

L’abito sembra grigio in foto, ma ha righe sottilissime. E sì, il grigio non si appaia bene con i colori saturi del corsetto bustier, ma indovinate? Non è morto nessuno, fuori di casa ero la solita stramboide di sempre, e il giorno dopo il sole è sorto di nuovo.
Mi sono sentita in cima al mondo perché ero riuscita a dare una forma al Fairy Frill Mini OP, che in realtà ha un taglio stile impero estremo, è praticamente un sacco. Usare questo grembiule bustier mi ha permesso di indossare l’abito nella silhouette che preferisco, e di tenere tutto in famiglia, coordinando VM con VM. A me piace, la musica la sento solo io ed è stupenda.

Spero che la vostra sia stata un'estate superspecial, come la canzone superspecial di Seira Kagami (da Chaos;Head, sì, 2008, aiuto)
Baciotti xx 

martedì 30 marzo 2021

Ma-- perché?

Da ragazza di ventotto anni che apprezza la moda lolita, penso spesso ai motivi che mi hanno spinta a coltivare questo hobby per così tanti anni. Oltre che un lavoro di autocoscenza, si tratta di una riflessione importante per tutte le persone che si avvicinano a questa moda, nonché di uno strumento per rispondere prontamente alle domande di curiosi, amici e parenti. Se mai vi è capitato di indossare un completo lolita fuori casa, avrete sicuramente incontrato il parere (talvolta non richiesto) di estranei, che nella migliore delle ipotesi vi hanno fermato per tempestarvi di domande, e nella peggiore vi hanno fotografato senza il vostro consenso.

Ma, rivolgendosi alla più rosea delle circostanze, la domanda che più spesso viene rivolta alle persone che vestono lolita è

perche lo fai? Cosa c'è dietro?

Che provenga da un amico, da un parente o dal vicino di casa che proprio non si giustifica l'improvviso colpo di testa che vi porta a "conciarvi così" [sic], è una domanda più che legittima.

Spesso, la comunità lolita serra i ranghi quando si parla di interazioni con il generico pubblico. Non serve ricordare quanto questa sia una moda di nicchia, ma estremamente eccentrica e stravagante agli occhi delle persone ordinarie, o "normie", come vengono definiti dalla comunità lolita anglofona. Il fatto che le lolita non passino mai inosservate è spesso una croce che ciascuna di noi porta. Per questo, nessuno vuole aggiungere ulteriori responsabilità al peso che già si porta uscendo di casa in completo EGL. Tuttavia, ergere un muro di sufficienza e inavvicinabilità fra noi e il prossimo allontana ulteriormente i curiosi innocui. Nel momento in cui chi si rivolge a noi non rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza, rispondere in maniera educata e minimamente informativa può fare la differenza fra un bel ricordo e l'ennesima brutta esperienza per strada in lolita.

Ho voluto raccogliere tutte le idee, le suggestioni e gli approfondimenti sulle motivazioni che si celano dietro a questa fitta coltre di pizzi e merletti. Vorrei fare una cernita di tutte le risposte che ho dato a me stessa e agli altri negli anni, per approfondire la conversazione su quali sono i motivi che tutt'ora ci motivano e ispirano a ricercare questa particolare forma di bellezza.

1) Il mio abbigliamento è uno strumento di espressione, che mi permette di essere come idealmente mi immagino.

Durante gli anni formativi, questa era la principale motivazione che mi davo. Avevo bisogno di vedere la riflessa nello specchio una versione più curata di me. Avevo bisogno di quella silhouette, di quell'eleganza regale, di quella raffinatezza che non trovavo in nessun altro ambito della mia identità travagliata da adolescente. Col passare degli anni, il lolita è passato dall'essere un mezzo di espressione a uno sfizio. Quello che era un bisogno è pian piano diventato una scelta fra le tante a disposizione. Una delle sfaccettature di una personalità adulta più ampia, motivo per cui ho completamente accantonato l'idea di vestire lolita nel quotidiano.

2) E' un hobby, come il collezionismo o la modellistica. Mi piacciono i vestiti che indosso e li colleziono.

E' un aspetto che ho scoperto con l'età adulta. Disporre di soldi propri apre un mondo di possibilità che prima era precluso: ho potuto considerare il lato collezionistico della moda lolita solo quando ho alzato il mio budget. Comprare abiti che non avrei necessariamente indossato più di un tot di volte è un piacere, ma anche una prerogativa che implica un grande privilegio di partenza. Ad esempio, acquistare Moi Même Moitie Cross OP, la cui unica decorazione è una gigantesca croce cristiana blu, grande come l'intero abito, è stata una scelta dettata dal puro piacere estetico di possedere un oggetto d'arte (a mio modesto parere). So che non indosserò mai quell'abito in contesti che non siano estremamente formali e settoriali della moda lolita. e va bene così. Averlo a casa con me mi appaga [scapparono tutti]

3) Sono appassionat* di moda e questo stile mi intriga.

La moda lolita è una delle tante correnti dell'abbigliamento femminile che mi coinvolge. Sono anche appassionata di moda in senso lato, dal vintage ai design delle firme più mainstream. L'evoluzione che sta subendo negli anni mi affascina: indie brand e prominenza dei brand cinesi stanno spingendo gli originali dal Giappone verso tagli e concept più sperimentali. E' un mondo di cambiamenti lenti e fulminei, di minuzie ed enormi svolte, ma soprattutto di persone e artisti. E' bello scoprire e lasciarsi affascinare dalle storie dietro a una nuova collezione o un nuovo brand.

4) E' il mio sfogo artistico.

Non di rado mi trovo a far coincidere il mio interesse per la moda lolita, a un'ondata di ispirazione per il disegno. C'è qualcosa nell'estetica dei completi, nelle stampe degli abiti e nei modelli che li vestono, che mi stimola a produrre.

5) Partecipo volentieri alla comunità lolita e vestirmi così è un'attività di gruppo.

Quest'ultima motivazione richiede un discorso più ampio. Per ora mi limito a dire che, quando esisteva, partecipare ai meet-up della community italiana era molto carino.

Spero che qualcuno si possa riconoscere in almeno una di queste idee. Per me è stato sicuramente utile mettere tutto su un metaforico tavolo ed esplorare cosa mi tiene avvinta a questo hobby.

Peace out

xx

Estate 2026

  Q uesta estate ho portato avanti un progetto stilistico personale: indossare lolita quanto più spesso possibile, per espandere e flettere ...