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domenica 15 gennaio 2023

Una passeggiata nella Foresta Profonda

 Approfitto del mio status di proprietaria maggioritaria di questo spazio (?) per scrivere un post puramente celebrativo. Vi parlerò di un'abito, una storia e tanti ricordi. Se non apprezzate conenuti personali di questo genere, tornate più in là: ci sono tutorial e recensioni in lavorazione! Per ora, mi soffermo ad assaporare questo momento.

playlist
jonatan leandoer96 - Blue Light
SNoW - 逆さまの蝶
Miyavi - selfish love
Everything But The Girl - Missing

Nel 2012 stavo facendo incetta di contenuti lolita in maniera intenzionale. Ero già iscritta al GLZ forum e aspettavo con trepidazione i post dei membri più anziani, per guardare i loro guardaroba e sognare un po'.
In quella fase della moda, possedere lolita giapponese era un evento raro per qualcuno nella comunità italiana.
Pochissimi riuscivano ad acquistare dal Giappone: l'assenza dei social e la difficoltà nel trovare shopping services erano barriere molto alte da superare. Possedere un oggetto di uno dei tre brand della trinità (Victorian Maiden, Mary Magdalene e Juliette et Justine) era considerato un simbolo per una classic lolita, più che un effettivo acquisto. Significava essere abbastanza scaltri, abbienti e interconnessi con la comunità internazionale da aver ottenuto un pezzo vero della moda, il prestigio percepito era incredibile. Chiaramente, i tempi sono cambiati e non c'è più questo spartiacque, ma devo raccontare per dare contesto all'emozione che sto provando, al significato che ha per me.

Dati i presupposti, potete immaginare quanto Juliette et Justine si collocasse bene al vertice della piramide. O meglio, potete immaginarlo se tenete in considerazione che i suoi prezzi erano molto più alti di quelli di Innocent World, la sua distribuzione era limitatissima, principalmente MTO, e che il suo sito internet apriva le vendite solo una tantum, senza annunci o pubblicità. Il sistema per mettere le mani sui loro vestiti era avvolto dal mistero. Le ragioni dietro ad alcune delle loro stampe più audaci erano ancora più oscure. Le speculazioni sull'origine del nome del marchio erano cicliche e suscitavano scandalo (Juliette e Justine sono due sorelle presenti all'interno dei romanzi del Marchese De Sade). In aggiunta, la vicenda dietro alla sua nascita stuzzicava la fantasia dei fan. Si diceva che Mari Nakamura, la designer principale di JetJ, avesse lavorato con Victorian Maiden prima di andarsene sbattendo la porta e urlando "ve la farò vedere, creerò il mio brand!"
Tutti questi elementi velavano Juliette et Justine in una coltre di mistero e gli davano i tratti di un marchio eclettico, sorprendente e riservato a pochi intenditori.

Non esisteva Lolibrary, l'archivio di riferimento era Livejournal, curato dallo zelo di persone che conservavano le immagini dei release. Fu lì che lo vidi per la prima volta, Forêt Profonde JSK.

Era stato postato assieme a tanti altri design della casa. Vi invito a cercare altri modelli del marchio del 2011-2012: sono gli anni dell'abito con la faccia di Cristo, delle stampe psichedeliche di colori fluo e dell'utilizzo di interi dipinti, con le grazie tutte esposte 💦 Juliette et Justine sembrava un calderone di lava in perenne ebollizione, produceva abiti fuori di testa. Non si poteva prevedere quale altra bizzarrìa avrebbero messo sul mercato, tanto è vero che di lì a poco sarebbe arrivato l'abito con un gallo sopra un gatto sopra un cane sopra un asino (sì, dovete cliccare e guardarlo coi vostri occhi).
Salvai l'immagine del JSK, la cercai più grande, la tenni, la riguardai più e più volte. Non conoscevo il dipinto della stampa, ma francamente non mi interessava. Donzella in difficoltà, cavaliere in tutina e cavallo bianco? Va bene. Era la prima volta che vedevo un pizzo così elaborato, uno stile così riconoscibile (corpetto nero e stampa a tutta gonna) su un design così semplice. Ero davvero innamorata, non come si dice spesso, superficialmente: ero infatuata, sentivo una mancanza fisica nei confronti di un oggetto che non avevo nemmeno mai visto dal vero. Avevo bisogno di riguardare l'immagine ogni tot giorni; riproducevo l'abito con l'abbigliamento casual, con una canottiera nera e una gonna fiorata; provavo affezione istintiva per tutto ciò che Juliette et Justine faceva, perché era il produttore di quell'abito. Come dicono i ragazzini oggi-- stan? 💀
Forêt Profonde JSK era diventato il mio biglietto da visita: inserivo una sua immagine ogni volta che mi presentavo in una nuova community online. Lo inserivo nelle mie liste desideri, scrivendo sempre che ero disposta a fare qualsiasi cosa per averlo, conscia del fatto che anche solo trovare una persona in possesso di un abito del brand su territorio italiano era chiedere troppo.

La community adesso potrebbe pensare che il modo in cui hanno coordinato il JSK nelle foto di catalogo sia audace e trasgredisca alle regole. Ci tengo a contestualizzare anche quello: dieci anni fa era molto comune vedere JSK e OP classic coordinati senza camicia e senza calze. Victorian Maiden faceva posare le sue modelle senza accessori per la testa e senza camicia già nei primi del duemila. Andava così, non strappiamoci i capelli.

Qui il racconto del passato si interrompe, Forêt Profonde è rimasto un sogno sempre più labile e sbiadito negli anni. Nel 2020, quando sono rientrata nella comunità lolita internazionale, l'ho tenuto nascosto, omettendolo nelle mie wishlist. Ho sempre detto di essere in cerca di Amour d'amants robe JSK, che era molto più noto e più presente nel mercato di seconda mano.
Così, come la collana di Titanic, ho lasciato che il mio Cuore dell'Oceano sprofondasse nell'abisso dei miei ricordi, rassegnata a non vederlo mai più...

... finché un bel giorno non è saltato fuori su Lacemarket e me lo sono accattato hahaaa ciaooo ᕕ( =3=)ᕗ
Ci sono voluti dieci anni, signori, dieci! Avrei potuto essere sotto terra, e invece ho trovato un abito che volevo dai tempi delle superiori, se non è character development questo 💆💅




 
 
Che beffa, dopo anni passati a credere che la taglia più grande fosse comunque troppo piccola, ho scoperto che la 2 mi sta larga.
Il sito ufficiale la descrive come 10 cm più piccola di quanto non sia in realtà, e così segue Lolibrary e di conseguenza gli annunci di vendita. È incredibile come non ci sia ancora stato uno stronz_ di buona volontà che l'abbia misurato prima di metterlo in vendita, la discrepanza è lampante. Bene. Non sono assolutamente arrabbiata per aver perso così tanti anni e rinunciato ad abiti di taglie che avrebbero potuto starmi ☺👹

Sono sempre stata riluttante a cercare approfondimenti sul dipinto della gonna, pensavo fosse una crudeltà gratuita da fare a me stessa gravitare attorno a qualcosa che non avrei mai potuto toccare con mano. Però, come dicevo sopra, l'innamoramento ci avvince all'oggetto amato contro ogni logica e volontà. Negli anni ho letto molte sintesi del mito di Ondina, qui ritratto da Daniel Maclise, e trovo che la sinossi di Wikipedia vada bene come soluzione veloce. Se ne volete una ancora più veloce, tl;dr: Ondina è una ninfa che sacrifica la sua immortalità per congiungersi a un umano indegno, il quale la tradisce e viene così maledetto dalla donna, condannato a non poter mai più chiudere occhio.
Non è male immaginare un fedifrago sottoposto alla tortura della veglia eterna.
Però, il vero fascino della storia per me sta nei richiami agli archetipi, nei rimandi a concetti comunissimi in antropologia come la perdita della verginità, la natura divina della donna e terrena dell'uomo, il castigo eterno. È una storia cruenta, anche se non viene versata una goccia di sangue; solo tante lacrime e tanta acqua. D'altronde, Ondina è una ninfa dei corsi d'acqua, dei flutti, come richiama il nome. È grazie a questo abito e questo racconto che ho iniziato ad apprezzare il nome Ondina, mentre prima mi sembrava inutilmente letterale.

Così, questa è la forma della mia felicità nel possedere questo abito. Profuma di nostalgia ed è dipinta con colori a olio. È stata preceduta da un'attesa così lunga dal rendermi tutt'ora incredula.
Ci tengo a scrivere questi racconti, perché dall'esterno sembro probabilmente un'invasata, persino alle persone che fanno parte di questa moda alternativa. Ci sono storie, persone e fasi della mia vita intessute all'interno di questo blend di poliestere. Ciascun filo del pizzo contiene una fibra di me, di come ero, di quanto sognavo e bramavo questo abito, pur continuando a pensare di non meritarmelo.

Ricordatevi il filo interdentale, non solo la sera prima di andare dall'igienista!
Baciuxxi xoxo

giovedì 24 novembre 2022

Rose Lace Cross JSK di Moi Même Moitié, recensione

 Buongiorno a tutti testine di ca__o di di-yu-uai Italia! (se non avete colto il riferimento, vi siete persi una fetta rilevante del trash italiano)
Oggi ci troviamo qui riuniti per un post che non voglio scrivere 💦 Appartengo alla generazione del lolita in cui membri della community sono stati scuoiati vivi, metaforicamente, per aver parlato male di un brand, perciò spero immaginiate quanto io sia restia a scrivere questa recensione.

La farò perché do valore alla comunità lolita. Essa non può sussistere se chi ne fa parte si astiene dal commentare onestamente l'andamento della moda. Sarebbe un tradimento intellettuale, una tacita astensione, un disservizio ai danni di membri esperti e neofiti, che favorisce invece un'entità impalpabile e distante come un brand. Ricordiamo sempre che nessun marchio lolita è in attività per adempiere a una missione morale; non c'è nessuna intenzione di fare beneficienza, sono tutti sempre aziende a scopo di lucro. La lealtà si riserva ai propri pari, non ai brand.

Detto ciò, sciogliamoci con un po' di musica, che ne dite? 👀 La playlist per questo post è

DREAMS COME TRUE - 「朝がまた来る」
globe - perfume of love
L'Arc~en~Ciel - 「flower」
MALICE MIZER - au revoir

Mana. Mana in bianco. Mana in bianco e blu? Mana in Gardenia. La luce e l'oscurità. Il candore viziato da una singola goccia di colore. Il pallore cianotico di una carnagione che non invecchia mai. Chi sa quale miscuglio di media mi abbia fatto fissare così sulla combinazione di bianco e blu.

La storia di Lace Cross

Lace Cross JSK è un modello uscito per la prima volta nel 2011, in taglia singola. Il primo release aveva il pizzo a tripla croce sull'orlo della gonna e la croce sul petto era composta da un pizzo a scala (ancora oggi non ho trovato una traduzione per ladder lace) all'interno del quale era intessuto un nastrino di satin, blu o nero a seconda dei colori. Il materiale dell'abito è sempre stato poliestere.


Questo stesso vestito è stato riprodotto nel 2018 in due taglie, mantenendo lo stesso pizzo a scala per la croce centrale e sostituendo il pizzo dell'orlo con quello brandizzato con M di Moitié. Per allora, l'abito era ufficialmente nel pantheon del brand e il release andò a ruba. Io potei solo mettere l'abito in wishlist, ora che era stata finalmente creata una taglia anche per me.

il nuovo pizzo del 2018

Lace Cross JSK del 2018 è comparso un paio di volte sul mercato dell'usato occidentale, sempre a prezzo grandemente maggiorato. Quando il brand annunciò nell'estate del 2022 di volerlo riportare in commercio, ero sorpresa ed emozionata: sapevo di poter essere presente allo scattare dell'ora, nel caso in cui ci fosse da sgomitare per accaparrarselo.

La campagna promozionale e le prime controversie

Con l'uscita delle prime foto promozionali, qualcuno sui social notò subito dei particolari sulla vestibilità dell'abito.


Se si zooma sulla gonna, si nota come l'abito avesse dovuto essere ristretto tramite la corsettatura sul retro in modo da aderire al corpo della modella. Questo non sarebbe un problema, se la corsettatura fosse opportunamente posizionata, in modo da garantire una riduzione di circonferenza uniforme ma regolabile. Per questo, molti dissero immediatamente di non essere ispirati all'acquisto.

In seguito, il negozio KIST Maria, rivenditore di Moitié, pubblicò le foto che non volevo vedere, ma che visionai ugualmente grazie a Twitter-san. Credo che lo staff non avesse nemmeno notato il difetto che si accingevano a spiattellare sui social, quindi hanno involontariamente sbandierato le magagne dell'abito prima ancora che iniziasse il periodo di vendita. Quella che doveva essere un'ennesima foto promozionale, è diventata la pietra dello scandalo.
È curioso come io abbia visto le foto in questione tramite il Twitter di Moitié, che seguo, a causa di un loro like. Penso che il responsabile dei social abbia passivamente messo like a tutti i rivenditori che pubblicizzavano il release, per questo il tweet di KIST Maria è comparso sui feed di tutti gli adepti del marchio. Tuttavia, se torno a cercare i like dell'account di questa estate, non lo trovo più, e nemmeno sull'account di KIST Maria-- Non vorrei dire gomblotto, ma mi sa che hanno rimosso le foto in questione.
Sono riuscita a recuperare due altre foto di anteprima, questa volta condivise da Kera shop. Purtroppo c'è sovrapposto il testo del mio commento 💧 Spero che contribuiscano comunque allo scopo, ovvero dare un'immagine generale degli strafalcioni organizzativi e produttivi di Moi Même Moitié moderno.

Io ho visto, ho compreso e ho deciso di acquistare ugualmente, perché era la mia unica opportunità di possedere quell'abito in una taglia che mi stesse e a un prezzo fisso. A volte la vita è così ☕

L'abito

Ho finalmente aperto il paco soltanto a novembre, tre mesi dopo l'acquisto. Su Instagram avevo già letto di tutto e di più, in un'ondata di sdegno molto partecipata.
Mi sono data allo spacchettamento con mesta rassegnazione, ma provando anche compassione, come se dovessi raccogliere gli schizzi di cibo di mio figlio poppante: fa disastri ed è bruttino, ma è pursempre mio figlio. Questo è quello che sentivo in quel momento nei confronti del mio acquisto.
Lo scrivo perché si tratta di un'enorme differenza paragonata all'aura di lusso e opulenza che circonda solitamente i prodotti di brand, nonché un'anomalia rispetto ai miei precedenti spacchettamenti di Moitié.

L'abito è leggerissimo, del peso di una camicia. Anzi, credo di possedere camicie più pesanti. Interamente in poliestere, ulteriori commenti sulla stoffa più sotto.
Il pizzo che compone la croce centrale è differente dalla versione originale, come già si sapeva.

Da qui in poi, è necessario che clicchiate sulle immagini per capire quello che dico. La fodera è molto leggera, diversa da quella di altri miei abiti in poliestere, ha una consistenza setosa e crea energia elettrostatica quando passa sui capelli, mentre si indossa l'abito.
Il pizzo sull'orlo della gonna è scadente, non c'è modo di aggirare questa parola. È scadente, sciatto, sintetico e neutro. A differenza di altri prodotti Moitié, non ha nemmeno le croci. Come ho già detto parlando con vari conoscenti: se mi mostrassero solamente la foto col pizzo della gonna, sconsiglierei l'acquisto dell'abito a chiunque.

vi prego, cliccate e guardate da vicino

Il poliestere usato per quest'abito è scadente quanto il pizzo. È inconsistente, leggero, trasparente e lucido. Il problema della fodera troppo corta poteva essere aggirato in un sacco di modi, quello di scegliere una stoffa più pesante è il primo che viene in mente.
Sono stata abbastanza fortunata da avere una bella giornata di sole in cui provare l'abito e ho potuto imprimere in foto la trasparenza della stoffa.

Cliccate sulle dannatissime foto e guardate l'orlo inferiore: la sovraesposizione maschera la trasparenza, ma immediatamente fuori dal fascio di luce si vede la fodera.

Quello che mi fa fumare dalle orecchie è la banalità di questi difetti: avrebbero potuto essere sistemati in una delle tante fasi di produzione. Si tratta di errori così stupidi che non ricordo quando è stata l'ultima volta in cui ho notato un pari livello di incuria.
Inoltre, persino su di me, che sono molto più grossa della modella di Moitié standard, l'abito vestiva male. Ho dovuto arrotolare la stoffa e posare in certe maniere perché la vita rimanesse distesa e non facesse l'effetto borsa che si era individuato sulla modella.
Infine, da persona aliena al mondo della catena produttiva tessile, mi sento comunque di dire che si trattava di un abito molto economico: una stoffa, una fodera, due tipi di pizzo. A paragone coi recenti release di Baby the Stars Shine Bright o Metamorphose temps de fille, che prevedono 3-4 pizzi diversi per abito, due stoffe alla volta e una pletora di dettagli, questo abito dovrebbe ricadere nella categoria dei prodotti a basso costo e alto guadagno.
Per questo, è ancora più ridicolo vedere come siano andati al risparmio su tutte e tre le componenti di questo vestito, ampliando ancora di più la forbice dei ricavi di cui parlo.
Partecipare alla moda lolita significa imparare che il valore oggettivo della moda non ha nulla a che vedere con il risultante valore sul mercato. Si trovano abiti vecchi di vent'anni, fatti di un singolo strato di cotone, a cifre impensabili. Per questo non sto sindacando su quanto siano stati i ricavi di Moitié su questo release, ma da consumatrice riconosco i segnali di una azienda che sta tagliando sulla qualità e non posso tacere.
Sarò ancora più chiara: se avessero prodotto un abito in poliestere spesso e resistente, opportunamente foderato, con pizzo Moitié e accorgimenti per le novelle taglie grosse, avrei speso volentieri più di quello che ho pagato per questo abito.

Conclusioni

Credo che il mio sentimento sia comune a molti nel mondo lolita. Siamo già collettivamente abituati a spendere cifre da mercato del lusso, ma esigiamo standard di qualità alti, in linea coi princípi che ci hanno portati a far parte della moda.

Nessuno metterà mai in dubbio la rilevanza titanica di Moi Même Moitié come marchio fondativo dell'intero movimento elegant gothic lolita, rappresentato da nientepopodimenoche Mana-sama, l'anima gotica della scena alternativa giapponese.
Però, è arrivato il momento di riconoscere che l'acquisizione da parte del conglomerato di Wunderwelt ha apportato dei cambiamenti significativi nel brand. Un po' come le partnership con gli influencer, è stato riconosciuto il valore della fanbase di Mana e si stanno mungendo i ricavi.
Nel mondo capitalista l'atteggiamento del consumatore è totalmente irrilevante, ma non negli ambienti di nicchia: non sarebbe sbagliato mostrare al gruppo che gestisce le tre M che le richieste dei consumatori lolita sono più alte di quanto credevano.

Per quanto mi riguarda, a meno che il marchio moderno non decida di ristampare Rose Print OP con tutti i suoi materiali originali in taglia 13, sto a posto così ✋

Se avete letto in italiano, spero di vedervi presto per mostrarvi da vicino tutto quel che ho descritto! Se avete letto in inglese, ho usato molte metafore e idiomi culturali, scusate 🙇

Continuiamo tutti a fare del nostro meglio!
bacino gattino

venerdì 21 ottobre 2022

Violet Fane Le Fantôme de l'Antiquaire, recensione

 Buongiorno ヽ(・∀・)ノ

Mi sono resa conto di aver lasciato che il blog languisse per un lungo periodo di tempo, perdono. Ho deciso di rompere il silenzio con una recensione che si è fatta troppo attendere. Eccovi le mie opinioni sul mio più recente ordine dal brand indipendente Violet Fane~

Piccola introduzione, nel caso abbiate vissuto sotto un sass-
Violet Fane è ormai un marchio affermato sulla scena gothic lolita. Nato nel 2014 con delle semplici spille, Violet Fane è un brand indipendente spagnolo con base a Barcellona. Il suo concept è racchiuso all'interno della loro firma: "the fairies we saw as children, one day became ghosts". La sua posizione è intermedia, fra gothic e classic, con la dichiarata intenzione di incorporare al suo interno elementi vittoriani, sinistri e cupi, che facciano immergere le persone in un mondo surreale.
È gestito da una donna che ha fatto della moda alternativa il suo principale ambito d'interesse, declinandola in diversi marchi e servizi. In primis, ha aperto il negozio di moda alternativa asiatica Madame Chocolat, nel 2010, poi il marchio lolita Violet Fane e in fine, il sottomarchio Sumire per contenere il suo lato più casual e sbarazzino, nel 2021. Fa sempre piacere sapere che dietro a un brand c'è un team con una storia di interesse e passione di lungo corso nella scena alternativa.
Dato per nulla irrilevante, i loro prodotti sono in vendita anche all'interno dei negozi di Atelier Pierrot, presenziando sia digitalmente che fisicamente nella scena lolita giapponese. Un traguardo simbolicamente importante per gli appassionati occidentali della moda (=me).


La prima volta che ho visto le foto promozionali della nuova collezione, ho avuto un sussulto. La passione per il gobelin (il tessuto da tappezzeria) è praticamente diventata il mio tratto di personalità saliente nell'ambito del lolita. Ho iniziato a sudare e a ogni sbirciata agli altri elementi della collezione sui loro social, sentivo il telefonino scivolare via dalle mie viscide mani. Signore perdonami, perché ho comprato.

Le modalità d'acquisto

Il lancio è stato annunciato con una settimana di anticipo tramite un post sul loro Instagram, seguito da un conto alla rovescia nelle storie il giorno prima. Qualcuno potrebbe chiamarlo un pattern di marketing trito e ritrito, ma io lo apprezzo molto: la messa online è una crescita lineare di contenuti che culmina nel drop; mi aiuta a ricordare la scadenza e a trovare tutte le informazioni in modo rapido.
I prodotti sono andati online con una dozzina di minuti di ritardo, nei quali ho smattato alquanto. Ho persino scritto un messaggio diretto al brand, chiedendo se ci fossero dei ritardi tecnici o se fosse un problema mio. Per mantenere la faccia eviterei di raccontare questa parte, ma la riporto per testimoniare che, persino in quella situazione concitata, ho ricevuto una risposta istantanea: era tutto a posto, stavano arrivando.
Appena ho visto gli oggetti comparire uno dopo l'altro, ho acquistato violentemente i due pezzi che sapevo di volere. Il vantaggio del loro sito internet è l'efficienza con cui si può ordinare. È possibile vedere chiaramente la merce nel carrello, nel colore e quantità selezionata, in tutti i momenti dell'acquisto. La grafica e la struttura del sito stesso sono un investimento che rende tutto molto più professionale.
Nel giro di due minuti, avevo comprato tutto. Ho quindi potuto prendere un drink e guardare il bagno di sangue consumarsi sotto i miei occhi, dall'alto della mia torre *meme di iCarly che beve una cola guardando il pc

Spedizione e imballaggio

La spedizione è stata celerissima: sempre con DHL, per 16 euro, è arrivato nel giro di due giorni. Violet Fane è famoso per i suoi adorabili pacchetti pieni di regalini. Ho già ordinato due volte da loro e ho potuto sperimentare la cura con cui il marchio vuole mantenere il suo branding persino nei materiali con cui avvolge i suoi prodotti. È un dettaglio molto rilevante, che pochi osservano. Baby schiaffa la sua roba nelle buste di plastica trasparente, just saying ☕



click click per ingrandire!

L'involucro di carta velina del colore della collezione, il nastro brandizzato, il booklet con il concept della linea, le foto promozionali e gli adesivi coordinati. Tutti questi elementi contribuiscono a creare l'atmosfera magica che accompagna l'esperienza d'acquisto fino alla fine. Senza queste piccole attenzioni, tutte le belle parole all'interno della presentazione del brand sarebbero solo rumore. Credo che sia anche il cuore del significato di gestire un marchio indipendente: non avendo limiti, si può espandere la propria creatività anche nel modo in cui si imballa il prodotto, creando una collezione coesa e coerente con gli elementi del brand. Apprezzo.



Il bustier è disegnato molto bene, steccato sui fianchi, con pannello elastico sulla schiena. Sul davanti c'è una corsettatura decorativa con due nastri di pizzo nero. Sono rimasta sorpresa nel non trovare alcuna zip, dato che gli altri miei bustier si indossano così, ma questo va infilato. Il processo è molto agevolato grazie ad alcuni accorgimenti nel design del pezzo: il gobelin è morbidissimo, facile da comprimere; lo shirring si espande senza fatica fino alla misura massima descritta sul sito (taglia S-L); gli occhielli entro i quali passa la corsettatura sul retro sono elastici, permettendo al corsetto di sopportare la tensione.
Però, dato che sono un animale sgraziato, sembro comunque una bestia in preda a spasmi mentre tento di infilarmici dentro. Avrei tanto apprezzato una zip, anche per non rischiare di flettere le barre laterali a ogni utilizzo.
Veste discretamente. Per me, che ho un petto lungo e un seno medio, è perfetto. Tuttavia, mi sento di sconsigliarlo a persone molto prosperose o con un petto molto largo.





Non c'è un modo di rendere giustizia a questa splendida gonna fotografandola distesa, ma ho tentato. I dettagli sono sempre impressionanti: ha shirring sulla schiena, che la rende morbidissima addosso. Di nuovo, si tratta di un gobelin incredibilmente soffice e leggero, perciò è molto confortevole addosso. I bottoni sono stati recuperati da uno stock di antiquariato: la proprietaria del brand ha raccontato la loro storia durante la fase promozionale, sono molto belli. La stoffa stessa, la tappezzeria, è un oggetto di recupero. Per questo, l'intera collezione è un evento unico prodotto da una materia prima limitata.
Premetto che non ho alcuna competenza nel cucito e che anzi, parlo dal basso umilissimo di chi ha provato a infilare il filo nella cruna dell'ago appena qualche settimana fa. Però, guardando le foto di catalogo e ricordando altri indie brand che hanno tentato un design di gonna simile, ammetto che fossi particolarmente preoccupata per la banda di velluto sul bordo.
Pensavo che congiungere due tessuti dal peso così diverso avrebbe prodotto delle tensioni su uno dei due, increspando il velluto e tendendolo in alcuni punti. Eppure, come mi sono sincerata nella seconda foto, il velluto sul bordo è impeccabile, liscio. Quando la gonna è indossata, anche senza petti, il velluto si distende uniformemente sulla circonferenza. Non so se sia la mia inesperienza a farmi restare sorpresa o se sia merito di un effettivo accorgimento tecnico messo in atto, ma è splendida e sono positivamente sorpresa.

Qualità / prezzo

Non posso mettermi nelle tasche di tutti né giustificare in maniera credibile una spesa così ingente. Infatti, il punto di questa sezione non è persuadere il lettore all'acquisto del medesimo prodotto, ma commentare il mio acquisto avvenuto sulla base della mia esperienza nella moda, maturata negli anni.
Gli indumenti in sé sono, l'ho già detto, impeccabili. La qualità dei materiali, il disegno, i pizzi, la costruzione dell'indumento, nulla da eccepire.
Inoltre, a questi pregi sul piano pragmatico si aggiungono quelli sul piano artistico e soggettivo. Si tratta di una collezione curata con amore in ogni suo dettaglio, dall'idea di unire gobelin e velluto alla creazione di una storia, di fantasmi dell'antiquario che si impossessano del mobilio e gli danno vita, financo ai prodotti promozionali, nello stile della collezione e del brand. È un prodotto appagante da consumare in tutte le sue forme e mi gratifica possederne un pezzetto.
Quindi, sì, non è la mentalità da sunk-cost fallacy a farmi parlare quando dico che la spesa è commisurata al livello di lusso che si acquisisce.

Inoltre, ci tengo a ricordare come l'intera catena produttiva di Violet Fane cominci, continui e finisca in Europa. In questa fattispecie, la stoffa è un recupero ed è stata reperita fisicamente in Spagna. La lavorazione di essa e l'assemblaggio sono avvenuti in Spagna. La manodopera è regolarmente impiegata, risiede e lavora in Spagna. Il personale che si occupa della gestione del marchio si avvale di una lunga esperienza nella moda lolita e si impegna in prima persona nella scena alternativa spagnola.
Mi permetto di dire come questo sia esattamente quello in cui tutti, sui social, dicono di credere. Lavoro giustamente retribuito, materiali di riciclo, ecosostenibili, locali, impiegati in indumenti all'avanguardia della moda. Punto per punto, quello in cui la maggioranza dice di voler investire.
Beh, è qui! E questo è il giusto prezzo per esso. Alla luce di come ho obliterato ogni dibattito a riguardo, se dovessero essere sopravvissute delle anime che ritengono i prezzi ingiustificatamente alti, invito queste a restare sintonizzate sul canale: uno dei miei prossimi post sarà sul classismo del movimento lolita ecosostenibile.

Conclusioni

Avevo già acquistato la collezione Café Rose di Violet Fane, quella composta da giacca e gonna in velluto con appliqué, l'anno scorso. Estatica com'ero dell'esperienza, mi ero ripromessa che avrei atteso un secondo acquisto prima di recensirli, dal momento che la mia emozione per quello specifico prodotto comprometteva la mia imparzialità.
Adesso, un anno dopo, posso dire con relativa oggettività che Violet Fane è uno dei migliori indie brand che abbiamo in Europa. È un marchio pieno di proposte innovative, che copre più sezioni della moda lolita e di quella più generica kawaii. L'impegno che mettono in ogni aspetto del loro branding è encomiabile e merita di essere riconosciuto come unico nella scena dei brand alternativi europei, lassù nell'Olimpo assieme a Summertales Boutique.

Salto la sezione pro e contro perché, dal mio punto di vista, non c'è ragione al mondo per cui una persona che veste lolita in Italia e adocchia i loro prodotti non dovrebbe dar loro una possibilità, soprattutto considerando l'enorme risparmio su dogana e spedizione. È una fila ininterrotta di spunte per me.

Sì, sono calze da avvocato, non ho altro per favore pietà

Spero di aver scritto una recensione bilanciata, senza nascondere la mia parzialità perché anche essa fa parte della mia personalissima esperienza. Non mi definirei una stan di Violet Fane, perché ammetto di non apprezzare molte delle loro collezioni e il loro recente gusto per i ricami in corsivo a caratteri cubitali... Ma, quando lanciano qualcosa di mio gusto, l'acquisto è sempre un piacere senza riserve.


Alla prossima baci8
xx

Estate 2026

  Q uesta estate ho portato avanti un progetto stilistico personale: indossare lolita quanto più spesso possibile, per espandere e flettere ...