Visualizzazione post con etichetta old school. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta old school. Mostra tutti i post

mercoledì 2 settembre 2026

Estate 2026

 Questa estate ho portato avanti un progetto stilistico personale: indossare lolita quanto più spesso possibile, per espandere e flettere la mia definizione di lolita estivo.
Non mi sono mai rivista negli articoli che descrivono i canoni del lolita estivo, perché tendono a chiudersi nelle nicchie del country e del sailor, o a dettare regole nette su materiali e lunghezze, per praticità. Essendo il lolita uno sfogo creativo, sacrificare l’aspetto estetico mi risulta sempre difficile e forzato, anche quando questo sacrificio viene imposto dalla temperatura esterna. Quindi, ho esplorato vie alternative.
Ecco i miei coord estivi, con focus sui miei preferiti, qualche racconto e riflessioni generali sulla moda di questo periodo. Buona lettura!

♬♫♪◖( PLAYLIST )◗♪♫♬
Blade bird - Oklou
僕等の影 - Mucc
Ryojoku no Ame - Dir en grey
A lot of boys like me though - Girl Pusher
Evighet - Död Mark


Giugno, giullare per Reiko Matsuyama

headdress: Wirehead
cravatta: Black Peace Now
OP: Reiko Matsuyama VISIBLE
calze: Metamorphose temps de fille
borsa: Artherapie

dettagli
 

L’abito è di un tessuto sintetico spesso, ma risulta sorprendentemente leggero (forse perché non ha fodera?). Pur avendo camminato parecchio quel giorno, è stata gestibile. In retrospettiva, toglierei l’headdress (che in realtà è un choker) e non indosserei nulla sulla testa. Ho voluto esplorare l’aspetto più maschile di questo OP usando una cravatta, pur mantenendo la giocosità del lolita tramite le calze a righe.
Nonostante la vibe generale, non me la sento di associare al coord la parola "punk", perché sotto i vestiti c'è la me acqua e sapone. Punk è una personalità più che un abito, e sicuramente io non la possiedo (# ̄ω ̄)

Sperimentazione

Postare costantemente sui social uccide quel poco di sperimentazione che si può fare nella moda. 
Dico quel poco di sperimentazione, perché non è realistico che si sperimenti ogni singola volta che si indossa lolita: bisogna uscire di casa, usare gli abiti in modo stagionale, conciliarli con le situazioni dei meet o i luoghi in cui si andrà. Nella vita di una generica lolita giovane dotata di tanto tempo libero, la finestra di tempo per sperimentare con la moda è comunque molto piccola. Nella mia vita, che è molto impegnata e concilia il lolita con attività della vita adulta, sperimentare è un evento più unico che raro.
Fatta questa premessa, figuratevi quanta voglia ho di lasciarmi rovinare la festa da quattro spiantati anonimi che pensano che le OTK bianche siano il miglior compagno di un JSK con stampa. Goofs! („ಡωಡ„)
Ho capito che non mi interessano realmente i commenti sui miei esperimenti. L'era del concrit per me è finita. Postare online mi fa sentire vulnerabile a prescindere, non è veramente piacevole, ma quando si tratta di post contemporanei al momento in cui indosso qualcosa, mi fa sentire proprio a disagio. Invece, è bello mostrare i miei coords a posteriori, per interagire con i miei mutuals, che stimo e il cui stile apprezzo. Il focus è sulla consequenzialità: viene prima il mio momento di creatività lolita, e poi il post, solo se mi va. Vivo benissimo senza mostrare ogni cosa che faccio coi miei abiti. In sintesi, non siamo fatti per essere costantemente sintonizzati sulle opinioni di tutto il resto del mondo.
Prendendomi del tempo per postare ciò che indosso, ho capito che mi piace sperimentare, e che non me ne frega una ßega di nulla. La cosa peggiore che può succedere è sembrare una scema. Ma, news flash, per la persona media che mi vede per strada sono già la matta di quartiere, che io sia ricoperta di brand testa piedi o che (gulp) io abbia indossato rosso e bordeaux assieme ╮(︶▽︶)╭

Luglio, pelle di leopardo

choker: Naddine Atelier
collana: Atelier Boz
OP: Metamorphose temps de fille
calze: Innocent World
scarpe: MODO

Quella mattina, alle 5:00, avevo ascoltato la rassegna stampa alla radio. Il giornale di economia avrebbe pubblicato un articolo che metteva in relazione denatalità in Italia e impiego femminile, e mi sono fiondata fuori dalla porta per comprare una copia. Ho messo uno dei miei OP preferiti, per via della sua forma perfetta, con un choker leopardato, perché la combo nero e animalier non si batte. Ho esitato sull’headdress, ma qualsiasi opzione stonava, quindi sono uscita senza.
Ogni volta che uso questa borsetta ricordo che bella esperienza è stata comprarla. Il venditore giapponese è stato assurdamente gentile, aveva anche allegato un biglietto e molti fogli di giornale di 50 anni fa. Forse il leitmotiv di questo coord sono proprio i giornali?

Agosto, a pugni di bouquet

headdress: WireHead
camisole: R.R. Memorandum
gonna: Metamorphose temps de fille
calze: Baby, the Stars Shine Bright
scarpe: offbrand
borsa: L’Est Rose

Credo che quello fosse un giorno libero. Sono sicura che questo sia uno dei miei abbinamenti meno popolari, ma come sopra, non me ne frega un gatto. Guardando la stampa sulla camisole ho notato che si trattava di bouquet, esattamente come quelli di gobelin print, ma multicolore. Quando ho visto la somiglianza, non potevo più non vederla, e i due si sono attratti a vicenda come fossero magnetici. Il resto è neutrale, per non aggiungere ulteriore rumore al casino che le due stampe già facevano tra loro. Indossare quello che volevo, in santa pace, lontano dalla condivisione, è stato un toccasana. Mi piace da morire, lo indosserò di nuovo in futuro, in versione invernale.

Esporsi agli sguardi

Susan Sontag, fotografa, ha detto: “fotografare è appropriarsi di un oggetto fotografato. La fotografia è un atto violento”.
Secondo il concetto di iper-realtà di Jean Baudrillard, l’immagine diventa più reale della realtà alla quale si ispira, e la copia rimpiazza l’originale.
Nel film Ghost in the Shell Innocence, Batou dice: “Chi può guardare nello specchio senza diventare maligno? Lo specchio non riflette la crudeltà, la crea”. (Se un giorno sparisco, mi trovate a vivere nella scena conclusiva con la bambola per la figlia di Togusa)
Mi vengono in mente altre citazioni, ma il punto della mia riflessione sono le conseguenze di una costante esposizione allo sguardo degli altri. Non ho voglia di argomentare, perché la realtà dei fatti è che solo una persona che ha fatto un lungo percorso di indipendenza dai social network può comprendere, quindi passo direttamente alle conclusioni.
 Non si può sviluppare un senso stilistico proprio se ci si espone costantemente al giudizio da parte di tutti, nel nome della condivisione. Ancora prima di condividere qualcosa, sapere di doverla consegnare a un pubblico ci forza a smussare, omologare, contaminare la nostra creatività. Serve privacy e distacco dal rumore per consolidare le proprie idee in generale, anche quelle più superficiali come le idee sulla moda, sul proprio stile e su ciò che ci piace. Inoltre, non si può avere un rapporto autentico con il proprio hobby se lo si vive sempre in modalità condivisa. Postare ogni singola attività svolta all’interno dell’hobby è una modalità condivisa, anche se nessuno reagisce o commenta su quel contenuto.

Agosto, per ordine della Cyber bag

headdress: WireHead
choker: Petite Corneille Boutique
collana: Adalia
bustier: Violet Fane
borsa: Jean-Paul Gaultier
gonna: Sheglit
calze: Metamorphose temps de fille
scarpe: Atelier Pierrot

Non faccio mai uscire la JPG dall’armadio, perché come con tutti gli oggetti iconici, sono in para di rovinarla. Quel giorno l’ho tirata fuori di prepotenza e creato il coord basandomi su di lei. La cosa fuori di testa è che, fino a un attimo prima, mi sentivo insicura di provare EGA. È uno stile che si poggia su capelli e trucco adeguati, e io odio acconciarmi e truccarmi in lolita, quindi non l’ho mai tentato. Eppure, quel giorno devo essere stata posseduta dalla borsa, perché sono molto soddisfatta di questo coord. Come sempre, quando indosso nero attiro meno guardi, il che è assurdo, perché con i tacchi di AtePie quel giorno ero letteralmente gigante.

InV€sTimEnTo0o /sfogone

Basta. Ma investimento cosa? Ma (」°ロ°)」
In un hobby a maggioranza femminile, si parla di investire in abiti. Sicuramente anche un centianio di euro sono tantissimi soldi per una persona che non lavora, però,  sono briciole nel grande schema delle cose.
 Mi fa una tristezza infinita sentir parlare di investimenti o scalping in questo hobby, perché non c’è nemmeno quel tipo di guadagno stellare a giustificare l’isteria. Gli uomini ci schiacciano in termini di guadagni dai loro hobby. Almeno, quelli delle carte di Magic si sono rovinati l’hobby per la possibilità di sbancare a sei cifre. La gente nella nicchia degli orologi si passa patacconi orrendi per il valore di un piccolo appartamento. E poi le moto, le auto d’epoca, persino il vintage di moda maschile…
Noi lolita ci stiamo demolendo l’hobby per quattro spicci. Stiamo spingendo la moda lontano dall’essere abbigliamento, oggetto di uso comune, e verso il titolo in borsa, dotato di solo valore monetario. E tutto per quattro spicci.
In generale, sono stanca di sentir parlare di soldi. Soldi soldi soldi soldi. Ho scelto il lolita come mio unico hobby proprio perché mi permetteva di allontanarmi dalla dimensione gretta e sterile della vita adulta, e di rifugiarmi in un mondo fatto di sogni, pizzi e piacere estetico. Mi state rimettendo il giogo del capitalismo al collooo lasciatemi stareee
Il fendente finale me lo dà il fatto che questi ragionamenti materialisti vengano spesso fatti dalla demografica più giovane della moda, proprio perché è la fetta di popolazione più facilmente sedotta da guadagni di cifre irrisorie. Cacchio 🥲 ci sono decadi di anni che vi aspettano, in cui parlare di plusvalore e denaro sarà non solo una scelta, ma un obbligo.
In generale, lasciatemi stare. Andate a cercare di fare la cresta sul dumpling d’oro, il Charizard brillante o qualsiasi altro oggetto appartenente a una nicchia priva di bellezza.
Se qualcuno vi vende qualcosa a prezzo ridotto adesso, non è uN’OcCa$ioNe di GuAdAgnO🤑 più tardi. Significa che quella persona ci tiene a voi, e che spera userete quell’abito. Significa che sta praticando quella cosa che si chiama senso comunitario. Se ce ne fosse di più in giro, si riuscirebbe a tornare a un mercato accessibile.

Agosto, il topo radioattivo scappato dai Victorian Maiden Labs


headdress: Innocent World
collana: Adelia
OP e grembiule: Victorian Maiden
calze: Baby, the Stars Shine Bright
scarpe: offbrand

L’abito sembra grigio in foto, ma ha righe sottilissime. E sì, il grigio non si appaia bene con i colori saturi del corsetto bustier, ma indovinate? Non è morto nessuno, fuori di casa ero la solita stramboide di sempre, e il giorno dopo il sole è sorto di nuovo.
Mi sono sentita in cima al mondo perché ero riuscita a dare una forma al Fairy Frill Mini OP, che in realtà ha un taglio stile impero estremo, è praticamente un sacco. Usare questo grembiule bustier mi ha permesso di indossare l’abito nella silhouette che preferisco, e di tenere tutto in famiglia, coordinando VM con VM. A me piace, la musica la sento solo io ed è stupenda.

Spero che la vostra sia stata un'estate superspecial, come la canzone superspecial di Seira Kagami (da Chaos;Head, sì, 2008, aiuto)
Baciotti xx 

mercoledì 12 agosto 2026

La silhouette del lolita moderno

 Negli ultimi cinque anni, il lolita old school è diventato trendy e si è creata una bolla speculativa nel suo mercato. Osservare questo fenomeno mi ha portato a chiedere quali siano i motivi interni alla moda, che hanno causato questo balzo di rilevanza e interesse (ci sono anche motivi esterni a essa, ma non sono rilevanti al momento).
Il lolita old school è desiderabile per molti motivi, ma uno dei più interessanti per me è la sua silhouette: la forma dei vecchi abiti si riconosce a colpo d’occhio, e si discosta enormemente da quella degli abiti moderni.

Sento spesso giovani lolita dire che il vecchio lolita è diverso, ha un appeal che non trovano nel mercato del lolita moderno. Una delle ragioni è spesso associata al modo in cui veste: molti dicono “il lolita di una volta era più corto”, altri dicono “il lolita di una volta aveva gonne meno gonfie”.
È difficile esplorare questo argomento, perché la discussione si incaglia non appena si nomina il concetto di lunghezza. La lunghezza degli abiti lolita, infatti, è un criterio fuorviante. È falso che gli abiti lolita vecchi siano tutti universalmente corti, così come è errato presupporre che tutti gli abiti moderni siano lunghi. Gli abiti lolita hanno sempre avuto lunghezze variabili, a seconda degli stili e sottostili ai quali volevano ispirarsi.

Per questo, il focus di questa analisi sarà la silhouette.
NOTA: non tutti abbiamo lo stesso concetto associato alla parola “silhouette”, e forse si tratta di una parola che ho coniato io [mi perdonino i sarti che leggono m(_ _)m].
Ad ogni modo, per chiarezza, quando parlo di silhouette, intendo l’incrocio di questi tre valori:

silhouette: dove cade il punto vita ✖ proporzioni tra bustino e gonna ✖ ampiezza (ruota) della gonna

Le fonti alle quali ho attinto sono tre:

  • gli snaps, per esplorare cosa fosse il lolita di vent’anni fa;
  • il mercato del lolita giapponese e cinese moderno, tramite i release reperibili su Lolibrary; 
  • il mercato dell’usato, che raccoglie tutti e tre questi tipi di abiti

Ho provato a scrivere un articolo basandomi solo su questi materiali, ma mi sono resa conto di due cose: parlare di vestibilità di abiti raffigurati in 2D, in foto di 40x40px, è estremamente noioso e incomprensibile ( ̄▽ ̄*)ゞ e non si arriva a una reale conclusione. Poi, ho pensato: ho a disposizione un  guardaroba di ragguardevoli dimensioni, non sarebbe male metterlo a frutto in nome della loli-scienza :B

Per questo, aggiungerò esempi dalla mia materia prima, per condurre uno studio poco scientifico, ma dall’alto potenziale visivo, e tentare di rispondere alla domanda:

Come è cambiata la silhouette dell’abito lolita?

Ho preso in esame alcuni degli esemplari che meglio rappresentano i design della loro epoca, e li ho appaiati in maniera strategica per mostrare le differenze (sì, è stato molto divertente)
L’idea dei flatlays non è grandiosa, perché non è possibile mostrare come calzano veramente gli abiti, serve solo a mostrare le differenze più lampanti. Quindi, dovrete fidarvi di me quando parlo di come vestono.

Il passato tramite un esempio da Angelic Pretty

Square neck OP vs Romantic Tiered JSK


Square Neck OP del 2003 è corto, ma ha anche proporzioni tra busto e gonna molto simili. Anche se le spalline sono elastiche, si vede bene come l’area de busto sia più lunga di quella del Romantic Tiered, quindi il punto vita cade più in basso. La gonna è più corta.

Romantic Tiered JSK del 2023 è lievemente più lungo, ma ha un bustino corto associato a gonna più lunga, stravolgendo le proporzioni e ribaltando in toto il concetto di silhouette dei primi anni 2000. La vita cade più in alto, la gonna prende il grosso dello spazio sul corpo di chi lo indossa. Guardando al fit sul manichino, si nota subito come l’intenzione di Angelic Pretty sia quella di mantenere una vita sfinata: l’abito è pensato per avere una vita stretta e una grande gonna lunga.

Il punto vita dello Square Neck cade più in basso di quello del Romantic Tiered, nonostante le spalline dell'abito moderno siano regolate alla maggiore lunghezza possibile. Ho usato una petticoat abnorme per l’abito del 2023, e c’era altro spazio sotto la gonna. La prossima volta ci nasconderò sotto qualcuno della protezione testimoni, Klaha, non so💧

 

Come dicevo, è difficile riassumere in punti i primi dieci anni di moda lolita, ma per me è chiara la loro silhouette. Tra abiti a stile impero, a vita giustificata, salopette, lunghi o cortissimi, risulta immediatamente evidente come la forma del lolita ideale fosse bilanciata.
I bustini più corti erano associati a gonne poco voluminose, sia lunghe che corte. Gli abiti più pomposi erano equalizzati da grosse maniche, o punti vita naturali, che sfinavano il fit. Era raro vedere abiti molto voluminosi, sia nel lolita corto che in quello lungo. Il primo avvento del volume nelle gonne è stato tramite l’ondata di popolarità del lolita OTT sia sweet che classic, dal 2010 in poi.

Proseguiamo il ragionamento con l’esempio seguente, questa volta dal brand Innocent World.

Innocent World

Crown Button 3 tier JSK vs Flora JSK short
Corset Tiered JSK vs Flora JSK long vs modern long


Crown Button 3 tier JSK del 2003 è corto e con proporzioni armoniche. Le spalline regolabili rendono il punto vita mobile, che è un grande asset per una persona più alta come me. Flora JSK short del 2009 è corto, ma ha il punto vita più in alto a causa delle spalline fisse, e una gonna più ampia come si vede dalla sovrapposizione dei due.

 

Corset Tiered JSK del 2015 viene dalla fase intermedia degli anni 2010 e rappresenta la tendenza ad avere gonne più lunghe, con proporzioni diseguali tra sopra e sotto. Si tratta di un abito squisitamente classic, che incarna il sottostile in maniera molto più univoca dei suoi fratelli più vecchi.

Infatti, qui si introduce un punto interessante: la silhouette è anche uno strumento di distinzione del sottostile di appartenenza dell’abito. Non è una regola rigida, ma un indirizzo. Nella moda lolita di oggi, gli abiti sweet sono spesso a vita più alta, per creare una forma più compatta, con gonna gonfia; gli abiti classic tendono a essere più lunghi e ampi sotto; gli abiti gothic sono genericamente molto corti o molto lunghi, con un punto vita ben definito. Negli ultimi anni, va per la maggiore la forma lunga, con gonna ampia, per tutti i sottostili principali.

Il periodo old school contiene la fase primordiale della moda, in cui i tre sottostili erano ancora fluidi e in fase di definizione. Per questo, in fatto di silhouette vigeva una sola regola: varietà. Tra gli anni ’90 e la prima decade del 2000, troviamo abiti molto corti ma gothic, a vita ribassata ma sweet, con stampe classic ma silhouette gothic, e così via. Questa varietà è un motivo di interesse difficile da descrivere, ma lampante non appena si rivolge lo sguardo al confronto release vs re-release moderni.


Prendiamo Victorian Maiden, altro marchio giapponese fondativo della moda. Le loro silhouette si sono appiattite su un’unica forma: busto cortissimo, vita alta, gonna lunga e molto voluminosa sull’orlo. Anche paragonando il release del 2026 di Crown Print JSK (in alto a sinistra) con il Noble Queen del 2010 (in basso a destra), anno in cui le gonne lolita avevano già iniziato a gonfiarsi, si nota subito come la gonna dell’abito moderno sia più ampia e più lunga di tutti i suoi predecessori. Il suo fratello più grande, il Crown Print originale, era pensato per avere una gonna lunga ma contenuta, in cui la stampa si intravedeva drappeggiata tra le pieghe.

In passato, se la gonna si allungava, la silhouette si sfinava, rendendo la petticoat quasi superflua. Adesso, l’abito pomposo, lungo e ampio, è molto comune e non ha un’appartenenza stilistica chiara. I release moderni di stile classic, sweet e persino gothic seguono questa direttiva.

Conclusioni fin qui

Fino a qui, abbiamo stabilito alcuni punti chiave:

  • non è veramente cambiata la lunghezza degli abiti lolita, è cambiata la loro silhouette;
  • la silhouette di un abito lolita è l’incrocio della posizione del suo punto vita, della lunghezza della sua gonna e del volume di essa;
  • la silhouette non è solo frutto della mente del designer, ma come tutto, è anche influenzata dai trend;
  • la silhouette contribuisce a comunicare il sottostile di riferimento per l’abito (ma non è fattore decisivo o pregiudicante per esso). Si può parlare di preferenze per ciascun sottostile, non di assoluti (es: esistono abiti sweet con la vita ribassata e a stile impero).

Stabiliti questi punti, andiamo avanti parlando dell’ultimo elemento della silhouette: l’ampiezza delle gonne.
Per approfondire questo aspetto, vorrei concentrarmi sul marchio di Baby, di nuovo, giapponese e fondativo. La loro direzione artistica è molto distinguibile, non per niente sono uno dei brand più importanti della moda!
 Mi ha sempre colpita osservare come le loro gonne si siano allungate e allargate; è un cambiamento graduale avvenuto negli ultimi 15 anni.

Baby TSSB

Tartan Check Hem JSK vs Classical Rose Bouquet JSK vs Kumya’s Love Heart Embroidery JSK I 2021


Sono molto fortunata a possedere Tartan Check Hem JSK, che ho già analizzato a paragone col suo release moderno in questo altro articolo. Lo ripropongo come punto cronologico di partenza: all’inizio della loro carriera, questa era la silhouette proposta da Baby, con bustino e gonna equalizzati e gonna a ruota molto piccola. Classical Rose Bouquet JSK è un punto intermedio, in cui lo stile sweet si stava consolidando ed era progressivamente associato a punti vita alti con gonne voluminose. Kumya (risparmiatemi il nome chilometrico vi prego) JSK è un abito quintessenziale sweet, con vita alta e gonna super voluminosa. Se Kumya JSK fosse stato prodotto vent’anni fa, la gonna non avrebbe avuto tutte quelle pieghe e il punto vita sarebbe stato più basso.
Una delle osservazioni che sento fare più spesso sui nuovi release di Baby è proprio questa: i volumi delle gonne sono diventati enormi, quasi difficili da gestire.
Un altro abito esemplificativo di questa deriva, è il celeberrimo Elizabeth OP, che io possiedo sotto forma di JSK. Posso testimoniare che la gonna è ampissima, mentre in origine l’abito era pensato per essere più corto e solo lievemente scampanato.

 

E da qui si potrebbe scivolare in una serie di paragoni piuttosto sterili, tra versioni passate e moderne di alcuni design iconici di brand giapponesi, come i seguenti.


Piccola parentesi sulle critiche ai re-release: non ha senso esigere che le versioni moderne siano identiche a quelle di venti o più anni fa. Ci sono motivi di marketing, di proprietà intellettuale, di catena produttiva e di posizionamento dei brand che non hanno niente a che fare con l’evoluzione estetica della moda. In poche parole: ci sono varie ragioni dietro alla necessità dei brand di distinguere i re-release dalle versioni originali.
Il motivo per cui li includo in questa analisi è che sono il coronamento perfetto di questo ragionamento sulla silhouette: basta guardare ai vecchi release degli stessi abiti per capire come la forma del lolita sia cambiata. Di rimando, a causa di questo cambiamento, c’è una domanda formatasi sulla assenza di silhouette old school sul mercato. Io in primis la comprendo, perché non apprezzo il modo in cui mi veste il lolita moderno, mentre mi sento valorizzata da quello vecchio.
Tuttavia, il fatto che la moda si evolva e cambi è un segnale di benessere: significa che il lolita è ancora vivo e vegeto, che segue i desideri di chi indossa la moda, si adatta al passare del tempo. Insomma, vedere dei re-release palesemente diversi dalle loro prime versioni è un prodotto della domanda attuale, e il fatto che ci sia ancora una domanda va solamente celebrato. Bisognerebbe esplorare quale sia la demografica dietro alla domanda, ai clienti del lolita moderno, e che gusti siano trendy adesso.


Basandomi su

  • I release nuovi dei principali brand giapponesi,
  • I re-release di vecchi design,
  • L’enorme fetta di mercato di Taobao
  • I nuovi marchi lolita che ibridano stile giapponese e produzione cinese,

Vedo che l’idea moderna di lolita è quella che privilegia una gonna voluminosa, possibilmente lunga, che prende tutto il peso visivo della silhouette. Evidentemente, il grosso dell’utenza lolita preferisce questa forma, che è stata spinta negli ultimissimi anni soprattutto dai rivenditori cinesi. Dopo un periodo di graduali modifiche dall’epoca old school ai primi anni del 2020, anche i principali marchi giapponesi hanno abbracciato questo cambiamento, adattandosi al nuovo gusto coi loro release moderni.

In particolare, noto come Shimamura, Chalmiere e i mille sottobrand di Amavel stiano saturando il mercato dell’usato, iper-producendo abiti dalla silhouette lunga e pesante in volumi abnormi.
Per questo, osservare le piattaforme di seconda mano come Closet Child e Wunderwelt è peculiare per consolidare questa analisi: è un oceano di abiti dalla forma stereotipica moderna, in cui la merce old school salta subito all’occhio.


Alcuni indie brand di Taobao cercano di seguire il gusto per l’old school, producendo abiti dalle silhouette molto simili a quelli vecchi, e promuovendoli con servizi fotografici nostalgici. Però, vedo che lo stile preferito resta quello moderno: molto accessoriato, tendente all’OTT, con un esubero di pizzi e dettagli sugli abiti stessi. Per questo, anche se c’è una varietà di proposte dalla Cina, restano troppo poche e stilisticamente carenti per costituire un’alternativa valida all’enorme domanda di lolita old school.
[ricordo il caveat iniziale: queste riflessioni si concentrano sui gusti di chi veste la moda, non tengono conto dei fattori esterni e delle macrodinamiche che creano una bolla di prezzi e generano hype]

Conclusioni

Abbiamo visto come l’evoluzione della silhouette non abbia tanto a che fare con la lunghezza della gonna, quanto con le proporzioni dei tre elementi cardine: busto, gonna, volume.
Si è passati da una maggioranza di release di abiti dalle proporzioni armoniche, in cui busto, gonna e volume della gonna si equalizzavano, a una maggioranza di release in cui la gonna e il suo volume sono il punto focale della figura.
Abbiamo visto come questo cambiamento sia avvenuto gradualmente all'interno dei principali marchi giapponesi, negli ultimi 10 anni, mentre sia piuttosto intenzionale e adottato in toto dai marchi cinesi su Taobao.

Fatti tutti questi esempi, diventa più facile esplorare il lolita moderno e capire a colpo d’occhio perché si discosta da quello di una volta, in primis nella sua forma.
Anche se tanti dei materiali vengono ripresi, i design riproposti e le stampe riprodotte, la silhouette è stata permanentemente modificata. Un altro elemento che spinge verso la nostalgia per l'old school è l'assenza di varietà nelle silhouette moderne, che ricadono nella forma di cui sopra per tutti e tre i sottostili. In fine, al di fuori di questa analisi, la nostalgia old school è più o meno giustificata da una preferenza per il massimalismo e per i materiali sintetici nella moda attuale, rispetto al minimalismo e alla grande presenza di materiali naturali e variegati nella moda old school.

Conclusioni personali 

Attraverso la ricerca e la scrittura di questo articolo, ho capito come la nostalgia per l'old school sia soprattutto quello: pura nostalgia. Gli utenti del lolita moderno, che siano giovani o stagionati🧀, sentono la mancanza di quel periodo primordiale della moda in cui c'era sperimentazione, dinamismo ed esplorazione, tramite le silhouettes, le stampe, le influenze stilistiche e i materiali. Tuttavia, la canonizzazione della moda in archetipi è fondamentale per la sua sopravvivenza. Il lolita non potrebbe esistere se non si fosse consolidato all'interno di varie scatole, se non si fosse mai reso riassumibile, e quindi riproducibile su larga scala. 
Infatti, la produzione moderna è massiva (pur rimanendo infinitesimale paragonata agli standard dell'industria della moda), molto più abbondante di quella dei primi brand giapponesi dei primi anni 2000. La platea di persone nella moda si è ampliata, la catena produttiva si è quindi standardizzata e scalata in grande. L'accessibilità enrome che la moda lolita ha oggi è a discapito della varietà e sperimentazione della sua offerta.
Credo che il fenomeno della old-school-mania dipenda dal tutti questi elementi, per quanto riguarda i gusti di chi la moda la veste. Ci sono una miriade di fattori esterni a essa che, invece, sono responsabili della creazione di una bolla speculativa.
Limitatamente a noi lolita, la voglia di old school rappresenta una richiesta per qualcosa che manca, che non è ancora stato riprodotto in quantità sufficiente a soddisfare la domanda. È troppo approssimativo parlare di cotone vs poliestere, stampe vs tessuti variegati, o appunto, gonna corta vs gonna lunga. Spero che in questa analisi siano emersi gli elementi più nascosti che rendono questa una nostalgia minimamente giustificata.
C’è terreno fertile per rievocare tutto ciò che è vecchio lolita, oltre la combo bianco x nero, oltre il cotone, oltre i filtri vintage sulle foto; rievochiamo la sperimentazione, la convergenza tra sottostili, i prestiti da altre mode, la produzione da materie prime variegate, i cataloghi eclettici.

Se avete letto fino a qui, vi meritate un diploma, un attestato di partecipazione.

Non scioglietevi in questo caldo mi racc basciuz xx

venerdì 27 giugno 2025

Tartan Scallop Hem JSK

 È passato un po' tanto tempo dall'ultima volta.... di nuovo ( ̄▽ ̄*)ゞ

Tempo fa, sono riuscita a mettere le mani sulla versione originale di Tartan Check Hem Scallop JSK del 2003, di Baby the Stars Shine Bright. Nei mesi seguenti, ho anche ricevuto la versione più recente, del 2024, che avevo ordinato in pre-order dal negozio di Shinjuku. Come al solito, trovo holy grails solo quando mi sono già arrangiata per rimpiazzarli (+_+)

Però, in questo esubero di Tartan Scallop Hem, mi trovo nella posizione ultra privilegiata di avere entrambe le versioni e posso quindi fare un paragone, assieme a una riflessione sul recente boom dell'old school.
👐スタート!👐

Playlist:
⏯ Desire - 逹瑯
⏯ ロビンソン - Spitz
⏯ Too many friends - Placebo

2003 vs 2024

1. Materiali

1.1 Misto poliestere?!?

Uno dei preconcetti che mi fa sorridere della mania moderna per l'old school è l'ossessione per il cotone, come se fosse sinonimo di qualità superiore. Moltissime persone, infatti, pensano che il cotone sia l'unico materiale utilizzato negli abiti old school.
In realtà, potrebbe sorprendervi sapere che moltissimi marchi giapponesi, in primis il celeberrimo Moitié, hanno utilizzato tessuti misti e sintetici fin dai primi anni. Baby ha prodotto il primo Tartan Check Hem Scallop JSK nel 2002 ed era in tessuto misto, interamente sintetico (65% poliestere, 35% rayon). La produzione è rimasta tale finché, di recente, non si è iniziato a produrre un JSK in misto cotone con prevalenza del poliestere.
Fatta questa premessa, quello del 2003 è completamente sintetico, mentre quello del 2024 è in misto sintetico con una piccola parte in cotone. Questo elemento salta all'occhio quando si prende in mano l'abito: quello del 2003 è estremamente leggero e inconsistente*, mentre quello del 2024 ha il suo peso ed è molto più morbido. (*al netto dell'invecchiamento e del fatto che il tessuto dell'abito più vecchio è liso, questa impressione la si ha con tutti gli abiti sintetici, paragonati ai loro analoghi in fibre naturali)

Il pattern del tartan è diverso, ovviamente, e quello più vecchio mostra un palese ingiallimento.

  

L'abito del 2003 non ha fodera, mentre quello del 2024 ne ha una in poliestere. Questo elemento rende entrambi gli abiti dei pessimi candidati per il lolita estivo senza camicia, dal momento che uno mostrerebbe le pezze di sudore, e l'altro sarebbe uno scafandro da sauna. Tuttavia, l'interno dell'abito moderno è molto piacevole al tatto e addosso.

1.2 Pizzi

Tartan Check Hem Scallop, che poi è stato chiamato Scalloped Tartan Check JSK, ha vissuto molti cambi di pizzo durante i suoi 23 anni di tiratura. I pizzi di ciascun release sono l'elemento principale che aiuta i collezionisti a districarsi tra le varie iterazioni.
Il primissimo release del 2002 aveva il pizzo passanastro sulla gonna, mentre quello del 2003 ha quello iconico a griglia, presente anche sull'orlo di Hawase Doll OP.

 

Anche i pizzi verticali, quelli usati per le tasche e il petto sono diversi tra le due versioni. Di nuovo, quelli dell'abito vecchio sono ingialliti. Con il JSK del 2024 si riceve un abito nuovo, i cui pizzi sono immacolati, mentre con quello vecchio di 22 anni si deve fare un lavoro di restauro con esito incerto.

2. Design

La differenza più lampante sta nella silhouette dei due abiti a confronto. Tartan Check del 2003 è più corto, più piccolo e ha una circonferenza gonna inferiore rispetto a Scalloped Tartan del 2024.

2.1 Silhouette

Tartan Check è pensato per avere una gonna appena svasata, ad A molto stretta, perché nel 2003 la moda lolita non prevedeva la silhouette a palloncino che adesso vediamo ovunque. Scalloped Tartan ha una gonna leggermente più lunga e un giro gonna più ampio, pensato per accogliere una petti di medio-alto volume e creare una silhouette molto svasata.

2.2 Taglia 

Nei primi anni 2000 la moda era una nicchia alternativa che serviva prevalentemente pubblico giapponese, per questo la sua taglia effettiva è una S o XS (stringendo la corsettatura sul davanti e gli waist ties). Non ha shirring, ha solo una zip sulla schiena. Il giropetto massimo è 90cm, quello della vita misura 75cm.
Scalloped Tartan, invece, ha shirring parziale sulla schiena, arrivando a vestire comodamente 100cm di petto e 85cm di vita.

 

Un altro dettaglio di design è la forma arrotondata del bustino del JSK del 2003, che è stata gradualmente scartata a favore dello scollo quadrato standard davanti e dietro.


3. Vestibilità

Chiaramente, la calzata su di me è soggettiva, ma l'abito è abbastanza famoso da poter facilmente confrontare il risultato indossato su varie persone con corpi diversi dal mio. Sono alta 173cm, per riferimento.

Scalloped Tartan Check JSK (2024)

Purtroppo, avendo un guardaroba molto vecchio, ho solo una petti a basso volume da mostrare assieme all'abito moderno. Infatti, potete vedere come la gonna si ripiega e il bordo scalloped (?smerlato?) non viene valorizzato. Con la giusta petti, leggermente più gonfia della mia, si ottiene un bell'effetto pieno, in cui la svasatura dell'abito risalta ancora di più.

La mia petti da 40cm è troppo lunga per la gonna, l'ho dovuta arrotolare perché non spuppasse da sotto.

4. Conclusioni

La mia anima da archivista e collezionista della moda mi fa prediligere l'abito del 2003, pur avendo una vestibilità sacrificata per gli standard attuali del lolita. Per questo mi sono dannata per acquistarlo sovrapprezzato, liso e ingiallito.
È proprio in queste circostanze critiche che ho maturato una riflessione sulla recente ossessione per l'old school. Sempre più persone fanno follie per avere abiti molto vecchi, molto rovinati, molto scadenti, solo per poter partecipare al fenomeno collettivo del boom, sentirsi più inseriti nelle proprie comunità, essere cool.
Ho l'impressione che molti trascurino che è lo spirito da collezionista che permette di apprezzare questi pezzi. Perché, se li si valuta sul piano della performance, della vestibilità e della longevità dal momento dell'acquisto, si può restare molto delusi.
Sono rimasta sorpresa anche io nel constatare che è l'abito del 2024 ad essere più inclusivo, di materiale migliore e costruito meglio. Persino io, che sono persa nella mia camera dell'eco, riconosco che l'abito moderno vince a mani basse su quasi tutti i fronti, mentre quello vecchio rappresenta una versione del lolita che, per quanto nostalgica ed emblematica, era carente e primitiva.

Spero che questo post possa aprire la strada a discussioni sul collezionismo, sui trend all'interno della nostra moda e su quale RAL serve avere per permettersi un Bouquet Print macchiato del 2002.

Bashiuz xx

sabato 7 maggio 2022

Boccioli di primavera

 Eccoci arrivati alla primavera! Questi sono i coord che sono riuscita a indossare negli ultimi 2-3 mesi, assieme a qualche breve recensione degli oggetti che indosso.

Cappellino fatto a mano non da me
Camicia, calze, cardigan BTSSB e seconda camicia offbrand
Gonna Emily Temple Cute
Scarpe Bodyline

Questo coord è candeggina per gli occhi dei puristi della moda lolita, ma può essere di conforto per quelli a cui piace sperimentare. Essendo la gonna di ETC mooolto corta, ho pensato di andare fino in fondo e provare come sarebbe stata con e senza bloomers, con e senza cardigan e con e senza camicia infilata nella gonna. Ogni foto ha una piccola differenza rispetto alla prima.

C'è qualcosa di androgino in questo coord, ma non so se lo vedo solo io. E' stato davvero liberatorio divertirmi davanti allo specchio e giocare con i vestiti, mi mancava. Sono anche contenta di poter condividere questi esperimenti senza paura di essere epurata dalla community online :V
Non sono uscita vestita così, però.

Giacca e gonna: Violet Fane
Calze: Alice and the Pirates
Scarpe e foulard da testa: Taobao

Parlando di liberarsi: sono andata a comprare le verdure dal fruttaro con questo set giacca-gonna di Violet Fane. Il design delle maniche è unico nella moda, sono splendide e quando muovi le braccia creano uno sbuffo d'aria che esce dal colletto e aiuta molto per il caldo 😆
Vorrei parlare un attimo dei due prodotti, per evitare di fare una recensione a parte.
Comprare da Violet Fane è stata davvero una bella esperienza. Ho agguantato il set appena lo hanno messo online, temevo che uno dei due pezzi sarebbe andato esaurito. Il prezzo dei due è proporzionato al livello di premura con cui la collezione Café Rose è stata concepita: si tratta di velluto prodotto e lavorato in Europa, da cotone biologico; il ricamo viene fatto in sede, nel laboratorio di Barcellona, pagando equamente i sarti; tutto il processo viene tenuto in Europa, dal disegno al confezionamento.
Ci tengo molto acciocché le persone capiscano che il lavoro va pagato, soprattutto se sono persone formate e specializzate a svolgerlo. Spero che questo aiuti a comprendere i motivi dietro ai loro prezzi.
Il pacco che mi è arrivato era delizioso, impacchettato con tutti gli elementi della collezione e accompagnato da adesivi, biglietti e fiori finti, in linea con l'estetica del marchio Violet Fane. Comprerei senz'altro di nuovo da loro, è stato davvero senza pensieri. E senza dogana huehuehuehue 😷

Abito e calze: BTSSB
Scarpe: Bodyline
Cuffia: Majoly shop

Il mio amore per questo OP è tale e tanto che devo fisicamente trattenermi dallo scrivere un trattato a riguardo. Dirò soltanto che è un pezzo del 2002, con balze sul retro, maniche a bombetta, colletto staccabile e fiocchi su collo e lati gonna (in inglese so che si chiama ladder lace, ma non riesco a capire come si chiami in italiano). Il pizzo sull'orlo della gonna è un intricato pattern, in cotone, che ha resistito meravigliosamente al passare del tempo.

L'ho indossato come reazione al fatto di dover fare pulizia dell'armadio, è arrivato quel momento ciclico in cui cedono le aste appendiabiti 💦 Nel momento in cui devo selezionare quali teste far rotolare, mi è venuta ansia di dover vendere abiti per i quali ho penato e mi sono abbracciata a questo vestito come terapia.
Avrei voluto usare un altro tipo di calze per aderire perfettamente al tema old school, ma purtroppo sono ancora bloccate in Giapponeeekdnks meglio sorvolare.
Piccola nota sulle Rocking Horse Shoes: le cinghie cadono dal polpaccio, quello che vedete in foto è pura finzione 🤡 La realtà è che vanno attorcigliate strettissime attorno alla caviglia per camminare.

Headdress: Majoly shop
OP: IW
calze: AATP
scarpe: Bodyline

Questo è un'altro di quegli abiti di cui sono follemente innamorata. Ormai dovrebbe essere chiaro quanto sia scettica nei confronti di chi si strappa i capelli per i propri abiti, sono pur sempre solo vestiti. Però, trovare casualmente questo OP e riuscire a possederlo è come avere un pezzo d'archivio per me.

Oltre a essere vecchio, anch'esso del 2002, è un pezzo della storia della moda lolita. I design degli abiti di Innocent World si sono progressivamente appiattiti su un paio di modelli, sui quali vengono applicati diversi dettagli e stampe, ma mantengono più o meno le stesse linee. Questo, invece, appartiene a quel periodo di sperimentazione e creatività che adesso non ci si può più permettere.


 

E' un OP incredibilmente largo, pensato per essere un capospalla, magari lasciato sbottonato per far intravedere il completo sottostante. Nelle foto di catalogo lo si può vedere indossato in questa maniera dal manichino.
Inoltre, le misure di spalla e vita fanno intendere che fosse un capo maschile, probabilmente destinato ad aristocrat e ouji. Il materiale è un cotone pesante, simile a quello delle giacche militari. Le spalle hanno un taglio squadrato insolito per la moda lolita. Le maniche sono con taglio a principessa, che invece era molto comune in quegli anni. Sul petto c'è un arricchimento di rouges che termina in un colletto alto. La stampa è abbastanza comune, ma comunque molto più nitida e fitta di molte altre a tema floreale che IW ha poi scelto.
La quantità di elementi bizzarri e quasi contraddittori fra loro, mi fa pensare che fosse una sperimentazione dalla parte del brand. Un tentativo di espandere il catalogo e accattivare nuovo pubblico. Immaginare questo contesto dinamico ed estremamente creativo mi scalda il cuore, mi riporta indietro negli anni e mi ricorda della dimensione collezionistica di questo hobby: anche se smettessi di indossare la moda, non venderei mai quest'abito.

Grazie per aver guardato o letto! Ci vediamo nella stagione in cui si puzza di sudore e ci si disidrata solo respirando! ☀☀☀

Baci8 xx

domenica 7 novembre 2021

Old school lolita: cos'è e come replicarlo

Non mi ritengo un'autorità della moda lolita, ma per il solo fatto di essere entrata nella nicchia molti anni fa, credo di avere qualcosa di valido da dire sull'argomento. Vedendo il furore col quale la frangia old school si diffonde sui social, vale la pena guardare indietro ed elencare le caratteristiche che lo definiscono.

Playlist 🔊
CAPSULE - Hello
Perfume - fushizen na girl (不自然なガール)
Malice Mizer - Syunikiss ~Nidome no Aitou~
Dir En grey - Kodou

introduzione

Di per sé, old school lolita significa "la vecchia scuola lolita", "la vecchia maniera", e fin qui l'etichetta è trasparente. Tuttavia, non mi è mai sembrato sensato parlare di "vecchio stile" in riferimento a una moda relativamente conservatrice, che ha subito pochi cambiamenti radicali e in circolazione da appena una trentina d'anni. Come può esserci un "vecchio lolita", se la moda stessa non ha nemmeno ancora compiuto il giro di una generazione? E dove si ferma il vecchio? dove inizia il nuovo?

Se teniamo in considerazione il conio del nome lolita fashion da parte del magazine Ryuko Tsushin come inizio formale di questa moda alternativa, risaliamo al 1987. Durante la decade del 1990, troviamo alcuni elementi che adesso blogger e influencer lolita ritengono distintamente old school, ma assieme a essi anche una serie di trend ancora appartenenti alla moda convenzionale e casual. Negli anni '90 la moda lolita era ancora agli albori e permeava vari sottostili già affermati, come il punk, il gothic e lo street style, prendendo in prestito alcuni dei loro attributi e cedendone di propri. Alcuni snap per visualizzare meglio cosa intendo.

da CUTiE (1993)

da FRUiTS vol. 2 (1998)
 

Prendiamo due esempi a caso (letteralmente, a caso) da Lolita History Gallery. Nel catalogo di CUTiE troviamo abiti simili ai grandi tratti del lolita, in bianco e nero, ma ancora in fase embrionale: colletti, stampe, pizzi, bordi ricamati, gonne a campana. La ragazza ritratta su FRIUTS, invece, sembra indossi lolita, ma mantiene sandali e calze informali, entrambi elementi che oggi sarebbero considerati fuori canon dalla moda. Nessuno degli abiti presenti in queste due foto fa parte dello stile old school (a eccezione forse del headdress), eppure rientra nella decade alla quale si fa capo quando si cerca di datarlo. Questo periodo intermedio prima dell'affermarsi della moda nella scena di Harajuku ha infatti un suo nome a parte, si chiama proto lolita e raccoglie sotto l'etichetta tutte le sperimentazioni della moda nella sua fase primordiale. Sono ritenuti proto lolita cose come sandali, gonne sfasate senza petti, colori sgargianti e pochi pizzi. Piccola digressione su alcune riviste e brand di riferimento per ispirarsi e trovare esempi di proto lolita

 Riviste
  • Kerouac, che poi verrà abbreviato in KERA, nato nel 1998
  • CUTiE, inizio tiratura nel 1983
  • i primi volumi di FRUITS, fra 1997 e 2000
Brand
  • Marble
  • Peace Now
  • Shirley Temple

    e moltissimi altri brand casual che non elencherò per brevità. Conto prossimamente di scrivere un post sul passato della moda lolita, prima degli anni '90.

uno sguardo al passato

Ora che abbiamo distinto quella fase della moda, proviamo a restringere il campo verso l'identificazione dell'old school. Saltiamo avanti di dieci anni, guardiamo al 2000, ovvero al momento in cui Gothic Lolita Bible passa lentamente dall'essere uno spin-off di KERA, all'essere un magazine di tiratura autonoma.
In questa decade i Malice Mizer erano nella loro fase calante, verso lo scoglimento (nel 2001) e Mana aveva rivolto il suo occhio di volpe ombrettato di blu verso il mondo della moda. Moi Meme Moitié decolla, anche grazie alla pubblicità autoreferenziale fornitagli dal magazine. All'inizio, il GLB non era altro che una vetrina per il brand, la scena gotica e quella strettamente EGL. Solo verso il 2009-2010 la rivista si aprirà alla moda lolita tutta, ospitando anche pubblicità di competitor come Baby, the Stars Shine Bright e Angelic Pretty.

da GLB vol. 1 (2001)
 

da GLB vol. 29 (2009)
da FRUITS vol. 33
da Alice Doll

Di nuovo, sfogliando genericamente il magazine edito in quell'arco di tempo, faccio fatica a trovare una sola fonte di foto o cataloghi che contenga ogni canone old school per come li conosciamo oggi. In parole semplici, non c'è un solo brand o pubblicazione al quale rifarsi per ricreare lo stile.
Alcuni snap da varie riviste, fra 2001 e 2008:





Fra queste foto vediamo old school gothic, old school sweet, old school classic e persino l'iconico set mantella + gonna di Metamorphose, con il beneamato pizzo raschel. Ormai, guardando tutte queste immagini assieme, dovrebbe essere chiaro come l'old school sia una nicchia estremamente minimalista, apparentemente semplice da ricreare. Personalmente, mi è sempre sembrato il modo più semplice per i neofiti di avvicinarsi alla moda.
Si tratta anche di un termine ombrello: raccoglie sotto di sé tutte le tendenze delle prime pioniere del lolita, con l'aggiunta di qualche costante stilistica arbitrariamente assegnata a questo stile.

conclusioni

Dal momento che l'old school ha preso piede sui social, molte lolite hanno cercato di costituire guide su come replicarlo fedelmente, facendo capo ad alcuni capi saldi della fase 2001-2010 della moda. Tuttavia, per quanto le guide e gli elenchi che ho visto siano tutti stati scritti con ottime intenzioni, si tende a ridurre lo stile a una serie di oggetti fondamentali che è necessario avere, se si vuole davvero vestire così.
Di per sé, non c'è niente di male nel parlare di essenziali old school, come può essere appunto, il set in gobelin fiorato di Metamorphose, o alcuni JSK monocromatici di BTSSB. Va però ricordato che si sta parlando di abiti usciti più di dieci anni fa, quasi impossibili da trovare sul mercato di seconda mano.
L'effetto che queste guide hanno avuto sulla rivendita di usato old school lolita è stato devastante: i prezzi per abiti fondamentalmente lisi e sdruciti sono schizzati alle stelle. Oggi, se si cerca "old school" su Lacemarket, si possono trovare abiti di vari brand a prezzi simili al nuovo. Per alcuni indumenti selezionati, in accordo con la regola della domanda/offerta, si sale oltre il prezzo al dettaglio e persino oltre il prezzo di vendita originale. L'ultimo prezzo per il celeberrimo set in gobelin fiorato con mantellina + gonna di Metamorphose era 300 dollari. Trecento dollari per due pezzi vecchi, malamente conservati e impossibili da ravvivare con lavaggio o stiratura (nota veloce: il gobelin non si stira!).
Non voglio sindacare sui meccanismi che portano a queste condizioni d'acquisto, dal momento che in quanto parte della moda, ne sono direttamente partecipe e parzialmente responsabile: ogni recensione, ogni post, ogni coord che menziona i brand indossati è un piccolo tassello nel quadro globale che compone l'idea di lusso e il valore percepito di un marchio. Sarebbe ipocrita da parte mia indignarmi per l'impennata dei prezzi per gli articoli old school.
Voglio soltanto che sia chiaro ai lettori come il mercato per questi articoli sia in crescita e come, d'altra parte, non ci sia reale necessità di possedere questi esatti oggetti per considerarsi old school lolita. Anzi, per un fan duro e puro della moda, si potrebbe persino pensare di creare coord old school utilizzando abiti fatti a mano o rubati da altre frange della scena alternativa. In fondo, era quello che le antenate lolita facevano in quella decade.

allora, come vestire old school?

Questi sono i trend primitivi che troviamo nell'old school lolita stando alla letteratura, e sono imprescindibili in toto o in parte per replicare lo stile:

  • petti contenute, possibilmente ad A
  • calze sotto il ginocchio
  • headdress minimali: da quelli rettangolari a semplici fiocchi
  • nessuna stampa, eccezion fatta per quella fiorata o dei semplici decori a ricamo localizzati in un'area dell'abito
  • quasi totale assenza di accessori

Mentre questi sono gli attributi che gli sono stati assegnati arbitrariamente dalla community negli ultimi 5-10 anni:

  • abbinamento di bianco e nero, meglio se base nera con accenti bianchi
  • pizzo raschel, a manetta
  • scarpe mary jane's
  • bonnet mosci (floppy bonnet)
  • colletti di camicia tondi
  • borse con lo stemma a corona, possibilmente di Maxicimam

Ho voluto dividere i due elenchi per distinguere ciò che credo sia genuinamente old school, da altri elementi che alcuni trend setter hanno deciso gli appartenessero. Per chi cerca di replicare lo stile sono molto importanti i riferimenti dei propri contemporanei, ed è giusto così, purché non si finisca a perdere di vista l'obiettivo. Si può essere old school con una sola di queste cifre stilistiche; cercare di spuntare tutte quante le caselle diventa superfluo, e inizia a costare parecchio.
Perciò, a chi ambisce a sembrare uscita da una capsula del tempo dritta dritta da Harajuku del 2002, consiglio di non ossessionarsi con simboli altamente riconoscibili, come determinati JSK o accessori brandizzati, ma di ricercare lo stile nelle sue fattezze generali: la silhouette, la voluta assenza di dettagli e i tessuti non stampati.
Ecco qualche riferimento sotto l'hashtag #oldschoollolita su Instagram:

@lavendealer
@mintymoons_
@maistress


Da questo viaggio nel tempo è emerso come il termine old school sia di recentissima creazione, e non faccia capo a una sola fonte. E' chiaro che la sua datazione si colloca fra il 2001 e il 2010, ma non si riesce a stringere il focus ulteriormente. Vi sono alcuni elementi distintamente old school e pochi abiti direttamente appartenenti a quella fase, ma lo stile si può replicare in maniera molto più casalinga e con un budget molto più contenuto.

Hate the game, not the player

Peace out xx

Estate 2026

  Q uesta estate ho portato avanti un progetto stilistico personale: indossare lolita quanto più spesso possibile, per espandere e flettere ...